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24 aprile 2014

Economia

La filiera del riciclo sfida la crisi economica

di Redazione

In questo periodo di crisi, qualche buona notizia giunge da alcuni settori della green economy, come quello del riciclo.

green
Fonte: Google

Il rapporto riciclo ecoefficiente 2012 afferma che il settore del riciclo italiano si posiziona al secondo posto in Europa, dopo quello tedesco ed evidenzia come dal riciclo derivino una serie di materie prime importanti per diversi comparti industriali italiani (dati forniti da Eurostat).
Secondo quanto riportato dall’Istat in “Indicatori Ambientali 2011”, negli ultimi anni si registra una riduzione dei rifiuti, che passano da 609 Kg pro capite nel 2010 a 590 kg procapite nel 2011, ed una contestuale crescita della raccolta differenziata, (+1,8 punti percentuali rispetto all'anno precedente, nel 2011 è al 33,4%), sempre più sostenuta anche dalle Amministrazioni locali italiane.

Dal rapporto “Comuni Ricicloni” emerge che i comuni virtuosi, ovvero quelli che hanno raggiunto l'obiettivo del 65% di RD, in Italia, sono 1123. Oltre a questi, ci sono 365 comuni che hanno rispettato l'obiettivo di raccolta differenziata del 60%. Questo significa 10 milioni di cittadini, circa, impegnati nel recupero di materiali destinati alla produzione di nuovi beni e nella lotta alle emissioni climalteranti.

Il comparto del riciclo ha retto l’urto della lunga crisi economica, i materiali destinati al riciclaggio hanno continuato a seguire la loro strada: “la carta è andata nelle cartiere, l’acciaio nelle acciaierie, l’alluminio in fonderia, il legno nei pannellifici e la plastica è dai riciclatori”. Questo significa che le capacità di assorbimento dei materiali di recupero si sono mantenute pressocché immutate, per due motivi: da una parte la domanda del mercato internazionale di materie prime seconde, dall’altra la flessibilità del sistema industriale nazionale ed europeo.

In altri termini, da una parte la globalizzazione del mercato delle materie prime seconde ha evitato la recessione di molte economie europee, volumi e prezzi si sono mantenuti alti per la domanda della Cina e di altre economie emergenti. Dall’altro i sistemi di gestione degli imballaggi a livello europeo hanno mostrato molta capacità di adattamento ai nuovi mercati ed alla crisi, adottando politiche favorevoli al riciclo soprattutto attraverso l’aumento dei contributi ambientali a sostegno delle raccolte differenziate e della gestione degli stock, consapevoli che un forte mercato internazionale delle materie seconde è la condizione per il mantenimento di elevati livelli di raccolta e recupero dei rifiuti.

Le materie seconde si rivolgono ad un mercato globale, sia pure con differenze tra un prodotto e l’altro. Legno, vetro, piombo sono materie seconde con un mercato più di carattere continentale. Gli inerti hanno mercati nazionali e sub nazionali.
La geografia delle esportazioni e delle importazioni di materie seconde segnala un ruolo dominante della Cina come importatore in mercati come quello delle materie plastiche, della carta, dell’alluminio e del rame. Nei metalli ferrosi il principale importatore
è invece la Turchia.

Altre economie emergenti, come l’India e l’Indonesia, si affacciano sul mercato delle materie seconde, sia pure con volumi ancora di un ordine di grandezza inferiori a quelle della Cina.

Gli Stati Uniti e le economie avanzate europee dominano invece la geografia degli esportatori.
Questa situazione probabilmente non è destinata a mantenersi nel prossimo futuro per due motivi, il primo è che la crescita di queste economie non è più trainata dalla domanda dei consumatori americani ed europei ma dalla domanda interna e dal loro interscambio. Ne deriva che una quota crescente della produzione resterà all’interno e si trasformerà in un rifiuto interno, disponibile al recupero e riciclo. Il secondo è che i sistemi di gestione dei rifiuti dei paesi emergenti stanno cominciando a strutturarsi.

Questo significa riflettere sui possibili cambiamenti, il rapporto pone l’attenzione su 4 aspetti.

  • Il primo è quello dell’effettivo avvio, nel nostro Paese, di un mercato dei prodotti riciclati attraverso il cosiddetto “green procurement”, gli acquisti verdi.

 

  • Il secondo punto è quello dell’accesso al recupero energetico e della competizione con il recupero energetico. Per la quasi totalità dei materiali che abbiamo analizzato, il riciclo come materia rappresenta l’unica possibilità di reimpiego.

 

  • Il terzo è quello dell’integrazione di sistema per migliorare la qualità delle materie seconde recuperate, in particolare dai circuiti di raccolta post consumo. Integrare, cioè, sistemi di raccolta, impianti di valorizzazione e industria del riciclo. L’enfasi sulle percentuali di raccolta differenziata anziché sulle quote di effettivo avvio al riciclo, come previsto nella normativa europea sui rifiuti, rischia di incentivare “cattive” raccolte e di porre in secondo piano la qualità del materiale recuperato.
     
  • Infine il quarto aspetto da prendere in considerazione è quello della ricerca e dell’innovazione. Nuove tecnologie di riciclo sono essenziali per passare a una economia verde, per migliorare l’efficienza d’uso delle risorse e anche per offrire potenzialità di crescita economica e competitività sui mercati. Molti sono i campi aperti: dalla selezione delle varie tipologie di carta all’estrazione dei metalli rari dai prodotti elettronici, dalla valorizzazione di frazioni di vetro contaminato al riciclo dei pannolini o a reimpieghi alternativi dei rifiuti tessili

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