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20 ottobre 2014

Casi da studiare

Impresa sociale, adesso il modello è Londra

di Ottavia Spaggiari

È la Gran Bretagna il paese a cui il mondo si ispira per lo sviluppo di un ambiente favorevole alla crescita dell’imprenditoria sociale. Social bond e impact investing tra gli strumenti più studiati.

Bland
Jonathan Bland, al centro nella foto

Il Regno Unito è capofila dell’innovazione sociale a livello internazionale. E’ quanto emerge dall’articolo di Claudia Cahalane pubblicato questa settimana sulla sezione del Guardian dedicato alla social enterprise. Il modello britannico sembra essere diventato un esempio a cui moltissimi paesi guardano per garantire all’interno dei propri confini uno sviluppo del terzo settore che sia sostenibile anche da un punto di vista economico. Nè è prova l’attività internazionale del British Council che è impegnato in progetti di consulenza e sviluppo in oltre 100 paesi.

La Gran Bretagna sembra infatti essere riuscita a sviluppare un vero e proprio ecosistema legale, finanziario e di management, in grado di favorire la crescita dell’impresa sociale. I social bond sono tra gli strumenti più studiati dai paesi stranieri, negli Stati Uniti il consulente della Casa Bianca Jonathan Greenblatt ha affermato che il governo statunitense, sta sperimentando una versione molto simile, proprio ispirandosi al modello britannico. Anche l’impact investing, ovvero la tipologia di investimenti che, oltre ad un ritorno finanziario, intende generare un impatto sociale e ambientale misurabile, attira l’interesse internazionale. Secondo Paula Woodman, consulente del British Council, per la società e l’impresa, sono diversi i paesi, soprattutto nel Sud-Est asiatico che stanno analizzando questo sistema di investimento. La stessa I-Genius, la community internazionale che mette in rete imprenditori sociali di tutto il mondo, si ispira al modello del Regno Unito. Secondo quanto il fondatore di I-Genius ,Tommy Hutchinson, ha dichiarato al Guardian, il motivo è che la Gran Bretagna ha incoraggiato lo sviluppo dell’impresa sociale in ogni settore, dalla tecnologia, all’assistenza sanitaria, allo smaltimento dei rifiuti. I membri della community di I-genius provengono da 200 nazioni diverse e Hutchinson ha riconosciuto nella Turchia, nella Libia, nella Serbia e nella Croazia i paesi più interessati ad apprendere dal modello britannico. Anche l’Italia sembra desidero sa di imparare.

Secondo Jonathan Bland, creatore della Social Business International,  insieme alla Francia, il nostro paese, sarebbe tra le nazioni europee più interessate a studiare l’impresa sociale made in UK. Impact investing, social bond e la creazione di un ecosistema di supporto sono gli aspetti più interessanti del sistema britannico per il nostro paese.

Flaviano Zandonai, communications officer di Euricse, segretario di Iris network (e blogger di Vita), ha dichiarato al Guardian di apprezzare soprattutto il “tocco leggero” della normativa sulle Community Interest Companies britanniche. Non è tutto oro quello che luccica però il Regno Unito non ha ancora trovato la formula per un funzionamento perfetto del terzo settore. Secondo Hutchinson di i-genius, i limiti sono legati agli aspetti finanziari. “Le difficoltà riguardano soprattutto la capacità di trasformare le nuove imprese sociali in business che siano sostenibili economicamente. In questo senso giocano un ruolo decisivo gli istituti finanziari e gli investitori che molto spesso, ancora oggi, non dimostrano grande interesse nell’ascoltare i bisogni reali degli imprenditori sociali”.
 

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