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31 ottobre 2014

VITA

Roma: gli immigrati lavorano "a settori"

di Gabriella Meroni

Tasso di occupazione molto più alto della media nazionale, ma tendenza a "incanalarsi" a secondo dell'etnia

Gli immigrati costituiscono poco meno di un decimo (9,4%) dell'occupazione complessiva a Roma (1.085.000), mentre a livello italiano l'incidenza dei lavoratori immigrati è solo del 5,6%. Lo rivela l'Istat, sottolineando inoltre come Il tasso di occupazione degli stranieri nella capitale sia del 75,2%: il 10% in più rispetto al dato nazionale e poco meno di tredici punti rispetto alle forze lavoro del Comune.

A tirare le somme è il terzo rapporto dell'Osservatorio romano sulle Migrazioni della Caritas, che nota come tali dati «ridimensionano in maniera radicale il luogo comune di un inserimento residuale e scarsamente dinamico degli immigrati» nella città eterna. Nel corso del 2005 secondo l'Inail l'87,7% dei lavoratori nati all'estero che hanno attivato per la prima volta una posizione erano non comunitari. Il numero complessivo di assunzioni, che però possono aver riguardato più volte la stessa persona, è stato invece di 126.341 unità, il che attesta la temporaneità dei rapporti di lavoro e «i risultati non ancora soddisfacenti raggiunti nella creazione di posti di lavoro stabili».
Le cessazioni sono state 50.493, con un saldo di poco superiore alle 1.000 unità. A Roma risultano occupati 103.000 lavoratori, per il 53,3% donne (55.000); per quanto riguarda le aree di origine 14.511 provengono dall'Unione europea a 15 (9,2%), 8.977 dai nuovi 10 Stati Ue (5,7%) e 133.529 sono extracomunitari (85,0%). Il primo gruppo per numero di occupati risulta essere la Romania (38.000 circa), seguita da Filippine (9.000), Polonia (8.000), Albania (6.000), Bangladesh, Egitto e Ucraina (5.000), Germania, Peru' e Svizzera (4.000), Ecuador, Francia, India e Moldavia (3.000). Rispetto al più ampio quadro nazionale, è ridotto l'impiego di manodopera immigrata in agricoltura (l'1,7% del totale, a fronte di un valore medio nazionale del 6,3%). Quanto all'industria, circa i due terzi degli immigrati occupati nel settore lavora nelle costruzioni, un comparto tradizionalmente di traino per l'economia romana, che assorbe il 14,8% del totale (23.000 addetti).

I lavoratori stranieri si concentrano maggiormente nel comparto dei servizi alle imprese (28.080 persone, pari al 17,9% del totale), degli alberghi e ristoranti (12,8%), della collaborazione familiare (9,8%) e del commercio, che nell'insieme raccoglie oltre 15.000 addetti, pari al 9,6% del totale (nel commercio all'ingrosso il 3,1% del totale, e al dettaglio il 6,5%). I dati attestano la tendenza dei lavoratori appartenenti a uno stesso gruppo nazionale a concentrarsi all'interno degli stessi comparti produttivi: un terzo dei romeni soggiornanti sul territorio romano è occupato nelle costruzioni (33% del totale), al pari del 37% degli originari dell'Albania e al 24% dei moldavi; un terzo dei filippini continua a lavorare in qualità di collaboratore domestico, così come oltre un quinto degli occupati di origine srilankese, peruviana ed ecuadoregna. Egiziani e bengalesi si concentrano invece nel comparto ristorativo-alberghiero, con percentuali pari, rispettivamente, al 50,1% e al 45,7%, mentre i cinesi sono i principali protagonisti del comparto commerciale, che nell'insieme raccoglie il 34,6% del totale degli occupati appartenenti alla comunità

«È evidente», spiega il rapporto Caritas, «un processo di canalizzazione monosettoriale, nella definizione del quale un ruolo importante lo giocano tanto le visioni pregiudiziali e stereotipate che possono orientare la società d'accoglienza, quanto le reti di solidarietà, che finiscono per guidare i percorsi d'inserimento dei singoli».

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