VITA

Anche una banca combatte l’usura

13 Febbraio Feb 1998 0100 13 febbraio 1998

Per la prima volta in Italia, al fianco di volontari e preti coraggio, si schiera un istituto di credito. Contribuirà a garantire i prestiti alle imprese agrigentine.

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Per la prima volta in Italia, al fianco di volontari e preti coraggio, si schiera un istituto di credito. Contribuirà a garantire i prestiti alle imprese agrigentine.

C?è una speranza in più per combattere i ?cravattari? che operano al Sud. Ad Agrigento è nata infatti da poche settimane la Fondazione mediterranea antiusura, un nuovo baluardo contro il fenomeno dell?usura che in Sicilia ogni anno riduce sul lastrico decine di commercianti e famiglie e in Italia ha ormai un giro di affari di 20 mila miliardi. E la notizia diventa ancora più importante dopo l?uccisione, avvenuta mercoledì 4 febbraio, di Vincenzo Mosa, l?avvocato del Sindacato nazionale delle vittime degli strozzini. Un drammatico ?passo avanti? delle organizzazioni criminali, a cui occorreva una risposta pronta. Questa Fondazione sembra esserlo: a sostenere con propri fondi l?attività del pool di psicologi e volontari infatti, che offrirà consulenza gratuita alle vittime del racket, ci sarà, caso più unico che raro sulla Penisola, anche un istituto di credito, la Banca di credito cooperativo Unione di Camastra e Naro che ha già donato dieci milioni di lire. Un segnale che, dopo le dichiarazioni polemiche rilasciate a Vita (n. 2/98) dal presidente e fondatore della Fai (Federazione associazioni anti-racket italiane) Tano Grasso sulla assurda «diseguaglianza praticata dalle banche nelle condizioni di erogazione del credito tra nord e sud (al sud i tassi di interesse sono più alti rispetto a quelli del nord anche del 9%- ndr)», può rappresentare un?inversione di rotta. «Di fronte al dilagare dell?usura non si può restare fermi. Anche chi lavora in banca ha il dovere di dare una mano. La nostra struttura», spiega Giuseppe Tesè, direttore del piccolo istituto di credito che ha deciso di scendere in campo a fianco della Fondazione, «ha fatto una scelta precisa, consapevole dell?importanza di mutare al più presto la mentalità dell?approccio al credito. Per questo lavoreremo a stretto contatto con Medit, il Consorzio nazionale per la tutela e lo sviluppo della piccola e media impresa, e Confimpresa che, dopo l?attento esame delle domande per il credito agevolato presentate da persone e piccole imprese, funzionano da intermediatori nei rapporti con le banche accollandosi buona parte di quelle garanzie dovute dal cliente». La nuova Fondazione avrà quindi un duplice compito: da un lato essere garante del cittadino nei confronti degli istituti di credito e dall?altro prestare opera gratuita di consulenza a imprese e cittadini grazie all?apporto di professionisti del settore (tra cui Massimo Muglia, assessore alla Pubblica istruzione della Provincia di Agrigento, alcuni preti-coraggio attivi nei quartieri più degradati della città, commercialisti e avvocati). Il capitale iniziale della Fondazione guidata da Girolamo Giovanni Lattuca è per ora di 25 milioni. Presto però, dopo il riconoscimento ufficiale presso l?Albo del ministero del Tesoro, dovrebbero arrivare altri soldi dal Fondo di prevenzione antiusura previsto dalla legge 108/1996. «Poiché l?integrazione del nostro fondo rischi sarà proporzionale alle risorse presenti», sottolinea Alessio Lattuca, coordinatore Medit e figlio del presidente della Fondazione mediterranea, «è necessario coinvolgere in questa iniziativa soggetti istituzionali e sociali come Provincia e Comune, Camera di commercio, enti e altre banche, ma anche associazioni, albi professionali, sindacati e privati. L?obiettivo per il 1998 è raggiungere quota 200 milioni per trasformarci in consorzio nazionale». Già attivo uno sportello di assistenza alle famiglie e alle imprese, presto sarà in funzione anche un numero verde a cui potranno rivolgersi i cittadini mantenendo l?anonimato.