VITA

Santa Teresa d’Albania

11 Ottobre Ott 2003 0200 11 ottobre 2003

Per tutti è la suora di Calcutta. In realtà Madre Teresa era albanese, ed era legata a queste sue radici. Il suo nome vero era Ganxhe Bojaxhiu.

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Per tutti è la suora di Calcutta. In realtà Madre Teresa era albanese, ed era legata a queste sue radici. Il suo nome vero era Ganxhe Bojaxhiu.

Tutti conoscono la sua vita spesa per ?i più poveri tra i poveri? sulle strade dell?India, la sua fede portata con semplicità in giro per il mondo, la sua testimonianza civile e morale manifestata con risolutezza nei colloqui privati con gli uomini più potenti della terra e nelle assemblee generali delle maggiori istituzioni internazionali. Pochi, però, conoscono la sua giovinezza. Per tanti anni le origini di Madre Teresa, santa il prossimo 19 ottobre, sono rimaste nascoste a causa dell?ostinata e schizofrenica chiusura del regime di Enver Hoxha che negò con intransigenza anche a lei la possibilità di riabbracciare la madre e la sorella prima della loro morte. Abbiamo voluto riscoprirle e seguendo le tracce del rapporto profondo tra la suora, la sua terra e la sua famiglia, siamo partiti per l?Albania. Ecco alcuni frammenti di quello che, sullo sfondo di un paese che prova faticosamente a rialzarsi, abbiamo trovato. Mamma Drane, papà Kolë Siamo a Shiroka, sul lago di Scutari, nel nord dell?Albania: il nostro viaggio sulle tracce della "donna più potente del mondo"(così l?allora segretario generale dell?Onu, Javier Peres de Cuellar soprannominò Madre Teresa, presentandola prima del suo famoso discorso ai delegati riuniti nell?Assemblea generale) parte da qui, da questo piccolo villaggio di pescatori, un tempo luogo di villeggiatura degli scutarini bene ed oggi, per almeno nove mesi l?anno, quasi interamente spopolato dei suoi giovani, costretti, per studio o lavoro, a emigrare all?estero o nella capitale. Arriviamo mentre fervono i preparativi per uno spettacolo dedicato proprio a Madre Teresa; un gruppo di giovani della diocesi di Sorrento ha realizzato un musical (La matita di Dio) sulla vita della suora e lo sta portando in tournée in alcune città dell?Albania. Al centro del villaggio, davanti alla chiesa di San Rocco e di fronte a un fantastico panorama del lago, ci accoglie padre Giuseppe de Guglielmo, missionario orionino che da alcuni anni è parroco qui e in altri quattro villaggi della zona. è stato lui ad invitarci a partire da Shiroka nella nostra ricerca sulle origini albanesi di Madre Teresa. E ci spiega subito le ragioni. "La famiglia Bojaxhiu è originaria di questo villaggio", racconta il sacerdote. "I nonni di Madre Teresa, Lazër e Çeçile, abitavano qui; a quel tempo, siamo più o meno a metà del XIX secolo, anche una via di Shiroka portava il nome dei Bojaxhiu. Che erano una famiglia importante. Ricca. Erano commercianti e i loro affari arrivavano fino a Misir, in Egitto". Madre Teresa, come San Francesco, dunque, era figlia di ricchi commercianti. "Alcuni rami della famiglia erano veramente molto ricchi", continua padre Giuseppe, "ma i Bojaxhiu erano famosi anche per la generosità tanto che, in alcune parti dell?Albania, essa è divenuta quasi paradigmatica e ancora oggi si usa dire ?sei generoso come un Bojaxhiu?". Scopriamo da padre Giuseppe che gli ultimi anziani parenti albanesi della suora hanno vissuto qui fino alla loro morte alla fine degli anni 80. Gli chiediamo di aiutarci a riordinare un po? le idee sulla biografia di Madre Teresa. "Lei è nata nel 1910, il 26 agosto, a Skopje, in quella che è oggi è la capitale della Macedonia ma a quel tempo era una florida cittadina del Regno d?Albania, a sua volta parte del grande e ormai decadente Impero Ottomano". I genitori di Madre Teresa, Kolë e Drane Bojaxhiu, fecero battezzare la figlia con due nomi: Ganxhe (che in albanese significa ?bocciolo?) e Agnes; era la terza figlia della coppia, prima di lei erano nati Age, la sorella maggiore, e Lazër, il fratello che ha vissuto fino alla morte a Palermo. L?esempio del padre Papà Kolë era un uomo molto noto a Skopje. Da Scutari, dove era nato, si era trasferito ancora giovane con alcuni parenti a Prizren, nel Kosovo, e lì aveva cominciato a curare una parte delle attività commerciali della famiglia. Li conobbe anche Drane, originaria di Novorile, vicino a Gjakova; il matrimonio, com?è tuttora diffusa usanza in Albania, si concordò tra le due famiglie che erano legate da rapporti economici. Una volta sposati i due si trasferirono a Skopje. Qui fu prima titolare di un?attiva impresa edile, poi, socio d?affari di un commerciante italiano nell?esportazione di generi alimentari, tessuti e ingredienti per prodotti farmaceutici. Era conosciuto da tutti per la sua generosità e per la sua capacità di aiutare gli altri senza farsi notare; spesso mandava proprio i suoi figli a portare di nascosto denaro, cibo o vestiti nelle case delle famiglie più povere. Fu molto impegnato anche nella vita cittadina, in prima linea per la lotta di liberazione dai turchi e per la rivendicazione, spesso scomoda in una regione già a quel tempo infestata da scontri etnici e religiosi, dei diritti delle minoranze cattoliche. Morì di emorragia, forse avvelenato, nell?autunno del 1918 di ritorno da un?accesa riunione politica a Belgrado cui aveva partecipato come consigliere comunale della città di Skopje. Era l?autunno del 1918 e Ganxhe Bojaxhiu aveva solo otto anni. La vocazione di Ganxhe Ne passarono altri dieci prima che Ganxhe prendesse la decisione di farsi suora e lasciare casa. Furono anni di studio (al ginnasio era la prima della classe) e di impegno nella comunità parrocchiale: aiutava il parroco nel catechismo, cantava nel coro, recitava a teatro (amava scrivere poesie) ed era una grande organizzatrice di feste per più piccoli. Fu proprio nella chiesa del Sacro Cuore di Skopje che venne a conoscenza del lavoro di un gruppo di gesuiti jugoslavi nel Bengali. Ne rimase affascinata e mantenne i contatti. In quegli anni la figura centrale in casa Bojaxhiu era mamma Drane; dopo il tracollo economico familiare seguito alla morte del marito, la donna prese le redini domestiche lavorando giorno e notte come sarta. Tutti in casa la chiamavano Loke, un vezzeggiativo che in Albania i figli spesso usano per indicare una madre forte e affettuosa. Accompagnò la figlia nella sua vocazione e, il 26 settembre 1928, al momento della partenza di Ganxhe per il primo periodo di noviziato a Rathfarnhan, in Irlanda, volle salire sul treno con lei fino a Zagabria. Forse aveva intuito che non si sarebbero più riviste. E fu proprio così. Ritorno a Tirana Ganxhe restò due mesi in Irlanda per imparare l?inglese, poi partì per l?India e diventò suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux che era stata da poco canonizzata. Negli anni successivi portò in tutto il mondo il dolce, rugoso volto di Madre Teresa ma non riuscì mai più a riabbracciare i suoi familiari rimasti in Albania. Negli anni 70 andò a Skopje, divenuta Macedonia, e nel Kosovo, divenuto Jugoslavia, ma i suoi parenti non erano già più là. Oggi, dov?era la sua casa natale c?è un centro commerciale. Mamma Loke e la sorella Age si erano trasferite a Tirana. Vivevano in ristrettezze e, per via di quella parentela ?scomoda?, sempre sotto il rigido sguardo della polizia segreta. Enver Hoxha, nel frattempo, continuava a negare alla suora il visto d?ingresso nel Paese. Nel 1990, caduto il regime, mentre migliaia di profughi cercavano di fuggire verso l?Italia, Madre Teresa tornò in Albania; paradossalmente la prima cosa che fece fu andare a ritirare un premio dalle mani di Nexhmije Hoxha, la vedova del dittatore. Le strinse con dolcezza. Fu la chiave per poter far entrare subito le sue suore in quella terra; quando, nel marzo del 91, riuscì finalmente a pregare e spezzare rametti di alloro sulla tomba della madre e della sorella nel piccolo cimitero di Kombinat, alla periferia di Tirana, le case albanesi delle Missionarie della Carità erano già tre. Oggi sono sei. Il 25 aprile 1993 Madre Teresa accompagnò Giovanni Paolo II nel pellegrinaggio a Scutari; presenziò all?inaugurazione della cattedrale e simbolicamente fece da testimone alla ricostruzione delle gerarchie ecclesiastiche albanesi falcidiate dalle persecuzioni comuniste. Fu il suo ultimo viaggio in patria; in quell?occasione riuscì ad abbracciare anche Mikel Koliqi, un sacerdote che aveva passato decenni nelle carceri di regime (nel 94 fu fatto cardinale dal Papa). Anche lui, come Madre Teresa, morì quattro anni più tardi e, come i nonni di Madre Teresa, era nato a Shiroka, sulle dolci rive del lago di Scutari. Nell?amara terra d?Albania.