VITA

Perché sì. Parla Marco Griffini. Aibi: "Strumento per costruire"

19 Gennaio Gen 2005 0100 19 gennaio 2005

"Con questi progetti siamo tra i pochi rimasti ancora a lavorare in Kosovo. E così resteremo anche in Asia".

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"Con questi progetti siamo tra i pochi rimasti ancora a lavorare in Kosovo. E così resteremo anche in Asia".

Ha lanciato una campagna di sostegno a distanza per attivare centri di pronta accoglienza per bambini orfani in Sri Lanka, uno dei Paesi più devastati dal maremoto. Marco Griffini, presidente di AiBi - Amici dei Bambini, ente presente dal 1998 nell?isola, spiega perché il sostegno a distanza sia «uno strumento primario proprio nelle emergenze». Vita: Ci spiega perché? Marco Griffini: Se oggi in Kosovo e in Bosnia abbiamo ancora progetti di sviluppo e di cooperazione, lo dobbiamo a tutte quelle famiglie italiane che all?epoca del conflitto nei Balcani si sono sensibilizzate e hanno attivato sostegni a distanza. Chi ci pensa più oggi? Quali ong sono ancora operative in quei territori? Praticamente, quasi solo quelle che fanno sostegno a distanza, perché di altri aiuti ai progetti non ne arrivano più. Vita: Quindi, nella crisi in Asia, serve per guardare lontano? Griffini: Certo. Serve ad affrontare l?emergenza del ?dopo emergenza?. I media non parlano più dei Paesi colpiti dallo tsunami: legare una famiglia donatrice a una famiglia colpita serve a gettare un seme di solidarietà che dura nel tempo e che accompagna chi ha perso tutto in un cammino di ricostruzione. Vita: Ritiene, come dice il direttore Unicef, che ci sia stata una ?confusione comunicativa? che si rifletterà sui progetti in loco? Griffini: Non mi sento di essere così pessimista. La confusione di messaggi, per la verità, c?è stata persino da parte istituzionale: nei giorni dell?emergenza Frattini e Prestigiacomo ?aprivano? all?accoglienza temporanea dei minori rimasti orfani, mentre la Sestini si allineava alla cautela espressa dalle ong. Le sovrapposizioni sono quasi inevitabili quando si sviluppano crisi di queste proporzioni: in Sri Lanka, però, noi abbiamo constatato una grande rapidità di coordinamento e decisione. Il nostro intervento nei campi profughi è già coordinato con le ong della rete Cha, e credo che stia succedendo la stessa cosa anche negli altri territori. Vita: C?è un passo ulteriore da fare per le associazioni del sostegno a distanza? Griffini: Condivido la critica del direttore Unicef sulla profonda disomogeneità del sostegno a distanza in Italia. Se esso ormai rappresenta un ?marchio? di cooperazione, si deve definire con precisione cosa esso contenga. Per questo, a mio avviso, non basta uno sforzo di autoregolamentazione: è necessario, credo, almeno creare un?Authority che vigili su questa realtà e sui suoi processi, garantendone la trasparenza d?intervento.