VITA

La vicenda che ha diviso Torino. Un po’ di cronistoria. Piano punta in alto. Forse troppo

29 Novembre Nov 2007 0100 29 novembre 2007

Circa 180 metri contro i 167 dell’edificio simbolo della città. Nasce un comitato. E l’architetto propone di scendere...

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Circa 180 metri contro i 167 dell’edificio simbolo della città. Nasce un comitato. E l’architetto propone di scendere...

Il caso
Banca Intesa Sanpaolo lancia il concorso per un grattacielo come nuova sede del gruppo. 50mila metri quadrati di superficie lorda sulla Spina 2 di Porta Susa, compresa tra corso Vittorio Emanuele, corso Inghilterra e via Cavalli. Nella nuova sede dovrebbero trovare sistemazione le strutture direzionali ed il corporate centre del gruppo, con uffici per circa 2mila addetti e spazi operativi per servizi alla clientela. A marzo 2006 viene avviata una consultazione internazionale di progettazione alla quale sono stati invitati Hiroshi Hara di Tokyo, Carlos Lamela di Madrid, Daniel Libeskind di New York (lo stesso che sta riprogettando l?area delle Torri gemelle di New York), lo studio MVRDV di Rotterdam, Dominique Perrault di Parigi e Renzo Piano. Il 22 giugno il progetto viene assegnato a quest?ultimo.

Gara con la Mole
L?altezza del grattacielo scalda subito gli animi. I quasi 180 metri (per la precisione l?altezza risulterebbe di 176,70 metri che arrivano a metri 218,25 considerando le ?vele?) superano gli ?storici? 167 dell?edificio simbolo della città. Nasce il comitato «Non grattiamo il cielo di Torino». Di fronte all?incalzare delle polemiche, Piano si dice disposto a ?scendere?: «Se è per fare un piacere ad una vecchia ed eccentrica signora come la Mole, io sono pure disposto ad abbassare l?altezza del mio grattacielo a 166 metri... La qualità di un?opera non è proporzionale all?altezza. Se poi devo fare questa cortesia al monumento più bello di Torino, non ho problemi». In fondo anche il suo ultimo lavoro, la nuova sede del New York Times si è tenuta 30 centimetri più bassa dell?edificio simbolo di Manhattan, l?Empire States Building.

Questa pagina
Che non siano questioni di poco conto lo dimostra la discesa in campo di un personaggio come Luigi Sertorio. Torinese, classe 1933, fisico teorico, socio dell?Accademia Gioenia di scienze naturali, ha lavorato al Cern di Ginevra e negli Stati Uniti all?Institute for Advanced Study di Princeton e al Los Alamos Laboratory. Per tre anni è stato direttore di programma alla Divisione per gli Affari scientifici della Nato. È autore di oltre novanta pubblicazioni scientifiche. Il libro che gli ha dato notorietà è Storia dell?abbondanza pubblicato nel 2002. Poi ha scritto Vivere in nicchia, pensare globale (2005), entrambi per Bollati Boringhieri. A gennaio 2008, per la stessa casa editrice, uscirà Cento watt per il prossimo miliardo di anni, scritto con Erika Renda.