VITA

Storture. Una denuncia di Mani Tese. La cultura si mangia tutto l’8 per mille

17 Gennaio Gen 2008 0100 17 gennaio 2008

Quasi il 70% della quota a gestione sociale finisce in restauri. Mentre alla lotta alla fame nel mondo arriva l’1,1%...

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Quasi il 70% della quota a gestione sociale finisce in restauri. Mentre alla lotta alla fame nel mondo arriva l’1,1%...

Ma quali sono i criteri con cui vengono ripartiti i fondi dell?8 per mille a gestione statale? A sollevare la questione è Mani Tese constatando l?esiguità delle risorse destinate alla fame nel mondo (nel 2007 l?1,1% del totale rispetto al 67,9% stanziato per i beni culturali). «Anche quest?anno», sostiene Elias Gerovasi responsabile Progetti della ong, «le ong hanno presentato progetti che poi sono stati quasi tutti bocciati: solo quattro su 56 sono stati finanziati. Viceversa sono passati ben 666 progetti sui beni culturali. Dato che nel regolamento si fa riferimento alla qualità, e non alla tematica, come si giustifica tale sproporzione?».«È una questione di trasparenza», prosegue Gerovasi, «né si capisce chi compia questa che è una scelta tutta politica. Perciò abbiamo intenzione di proporre all?Associazione delle ong, di sollecitare un?interpellanza parlamentare. L?obiettivo è che siano definiti criteri univoci».Respinge la polemica Luigi Gallucci, responsabile del dipartimento per il Coordinamento amministrativo (sotto la presidenza del Consiglio): «Non ci sono ripartizioni a priori ma va ricordato che, rispetto alle altre categorie, i beni culturali rappresentano la stragrande maggioranza dei progetti presentati. Le decisioni del 2007 sono poi legate anche al fatto che nel 2006 i fondi sono stati riservati esclusivamente alle iniziative contro la fame nel mondo». È vero. Ma pure va detto che nel 2006 in tutto erano poco più di 4 milioni e 700mila euro, contro i 46 e mezzo del 2007 e che se si guarda alla serie storica si può facilmente constatare che, dal 1999 a oggi, la parte del leone - tolto il 2006 - l?ha sempre fatta la cultura. Il restauro dei beni normalmente ?acchiappa? almeno più del triplo delle altre categorie messe insieme, ovvero dei progetti per le calamità naturali, per i rifugiati e contro la fame nel mondo. E questo avviene anche se regole in tal senso non ce ne sono.Intanto la Finanziaria appena approvata ha quasi reintegrato i fondi (che erano stati decurtati lo scorso anno): «Quando disporremo delle intere risorse», promette Gallucci, «sarà possibile rivedere alcune scelte».