VITA

San Valentino. Fairtrade lancia i fiori equosolidali. Quest’anno le rose sono senza spine

12 Febbraio Feb 2008 0100 12 febbraio 2008

Quattro aziende produttrici kenyane, in piena guerra civile, hanno accettato gli standard dell’ente certificatore. Obiettivo: frenare lo sfruttamento dei lavoratori africani.

  • ...
  • ...

Quattro aziende produttrici kenyane, in piena guerra civile, hanno accettato gli standard dell’ente certificatore. Obiettivo: frenare lo sfruttamento dei lavoratori africani.

Quattordici febbraio, San Valentino. Regala una rosa, purché sia equa e solidale. La proposta arriva da Fairtrade, il consorzio che in Italia conferisce il marchio di garanzia a prodotti che rispettano i criteri del commercio equosolidale. L?invito è di acquistare le rose certificate del Kenya, che continuano ad arrivare in Italia nonostante il Paese africano stia attraversando una grave crisi politica che nel mese di gennaio ha fatto oltre mille morti. I fiori sono prodotti da quattro aziende (Oserian, Liki Farm, Ravine e Longonot) che hanno superato gli standard di rispetto dell?ambiente e dei diritti dei lavoratori determinati da Flo - Fairtrade labelling organisations international, ente internazionale di certificazione etica. Uno scudo solido che mette Fairtrade e gli innamorati che decideranno di regalare una rosa certificata al riparo da acquisti pericolosi. Perché le rose kenyane fino ad ora erano, è il caso di dirlo, una questione spinosa: a partire dal 2002 sono infatti state oggetto di boicottaggio da parte di organizzazioni per i diritti umani per le condizioni in cui lavorano oltre 40mila impiegati nel settore. «Il Kenya è il terzo produttore mondiale di fiori, dopo Olanda e Colombia, e uno dei maggiori fornitori del mercato europeo», spiega Pietro Raitano, autore del libro Rose&Lavoro (edizioni Terre di Mezzo). «Il 65% della produzione finisce in Olanda, dove esistono le aste di fiori più importanti del mondo. E da lì riparte verso i grossisti di tutta Europa». Ma dietro il business si nascondeva spesso lo sfruttamento dei lavoratori. In Kenya un?operaia (nelle serre lavorano soprattutto donne) guadagna meno di 50 euro al mese. «Il rispetto degli addetti e dell?ambiente dovrebbe essere un dovere e non un atto di buona volontà», attacca Raitano. Dal 14 febbraio 2008 il vento però cambierà. «Con le rose equosolidali le quattro aziende che hanno aderito dimostrano concretamente il proprio impegno a rispettare standard etici», conclude Alessandra Cappellari, manager di Fairtrade Italia.