VITA

Kosovo, la logica rovesciata dell’Occidente

27 Febbraio Feb 2008 0100 27 febbraio 2008

Abbiamo assistito a un parodossale ribaltamento: l’America in testa ha favorito in tutti i modi la nascita di uno Stato la cui popolazione è al 95% di religione islamica.

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Abbiamo assistito a un parodossale ribaltamento: l’America in testa ha favorito in tutti i modi la nascita di uno Stato la cui popolazione è al 95% di religione islamica.

Nessuno lo ha sottolineato, ma in Kosovo abbiamo assistito a un parodossale ribaltamento: l?occidente, America in testa, ha favorito in tutti i modi la nascita di uno stato la cui popolazione è al 95% di religione islamica. Certamente si tratta di un islam moderato e tollerante, ma dopo tutto il gran battage mediatico che in questi anni ci voleva convincere di essere al centro di un drammatico scontro di civiltà, un minimo di perplessità è d?obbligo. Per di più la parte ?nemica?, la Serbia, è dichiaratamente e maggioritariamente cristiana. Di un cristianesimo fortemente identitario ma comunque vitale, radicato nelle suggestioni di un?antica tradizione ma capace di catturare l?adesione dei più giovani. La manifestazione di venerdì 22 febbraio (poi sfociata nei violenti scontri e nell?attacco all?ambasciata americana da parte di gruppi di ultras), si era conclusa con una messa solenne celebrata davanti alle migliaia di manifestanti nella piazza principale di Belgrado. E come ha raccontato con un intenso reportage Biljana Srbljanovic, drammaturga serba, i ragazzi giravano per la capitale mostrando le croci al collo e alzando le immagini delle icone. Ragazzi come tanti, che sognano l?occidente ma che in occidente non possono mettere piede perché a loro sono vietati tutti i visti. Ragazzi con i loro miti e la musica nel sangue, come tanti. Che cosa ha di scorretto il cristianesimo di Belgrado da essere ritenuto nemico da quelle potenze (e di quegli intellettuali) che pur hanno fatto della difesa della ?civiltà cristiana? la loro priorità? L?anomalia sta sostanzialmente nelle alleanze politiche della chiesa ortodossa. Una chiesa che ha sempre avuto connotati nazionalistici e che ha ogni volta dato il suo sostegno pubblico al potente di turno, che si chiami Putin o Kustunica. Si può discutere questo suo ruolo: ma anche questa è storia, cultura e anche civiltà. Ora invece è successo che l?occidente ha sposato la causa del Kosovo favorendo un?accelerazione che ha lasciato perplessi tanti osservatori. C?erano molte altre strade percorribili, come ha lucidamente spiegato su Vita la scorsa settimana Michele Nardelli, ma sono state accuratamente evitate. Tanto che un politico generalmente equilibrato come Lamberto Dini in un?intervista al Corriere ha accusato Europa e America di «aver infranto la legalità internazionale». E alla domanda su chi abbia voluto affrettare i tempi dell?indipendenza, non ha esitato a rispondere: «L?Amministrazione americana. Per ragioni strategiche e geopolitiche». Ovviamente non si può non essere contenti che una regione d?Europa come il Kosovo abbia recuperato la sua indipendenza, anche se si può discutere sui modi. Quello che è certo è che in Kosovo la retorica dell?occidente alla Bush si è tolta la maschera e ha svelato la sua natura. A proposito: sapete che i secolari monasteri ortodossi in Kosovo (come quello di Decani con i suoi straordinari affreschi) sono circondati da filo spinato e devono essere protetti dalle forze Onu? E che oltre 110 sono andati distrutti? La strada dell?occidente e quella della ?civiltà cristiana? evidentemente non sempre coincidono?