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CRISI. Allarme Cgia: rischio usura

10 Dicembre Dic 2008 1300 10 dicembre 2008

Le difficoltà potrebbero accentuare le diffusione dell'usura

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Le difficoltà potrebbero accentuare le diffusione dell'usura

La situazione di grave difficoltà economica in atto rischia di accentuare la diffusione dell'usura. A lanciare l'allarme è Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre, che da anni coordina l'attività di monitoraggio su questo grave fenomeno diffuso soprattutto al Sud. «La crisi e la conseguente riduzione della capacità di acquisto da parte di moltissimi italiani» - sottolinea - «rischiano di far scivolare migliaia di famiglie italiane in mano agli usurai. Soprattutto in questo periodo di fine anno che invoglia un po’ tutti a fare acquisti anche se le disponibilità economiche, per le note vicende congiunturali, si sono drasticamente ridotte». Purtroppo, sottolinea, «dati statistici non ne abbiamo ma la sensazione che il fenomeno stia aumentando è molto forte. In passato ogni qual volta l'economia ha segnato brusche frenate l'usura ha subito delle forti impennate. Ora c'è un ulteriore problema. Ovvero, la poca propensione alla cessione del credito da parte delle banche che rende tutto più difficile. Inoltre, la crisi finanziaria, come sappiamo, ha indotto molti istituti bancari a chiedere il rientro a clienti ritenuti a rischio, lasciando in difficoltà molti artigiani o piccoli commercianti». Pensionati, precari, cassaintegrati con gravi difficoltà di accesso al credito, rileva, «sono diventati facili prede per chi ha deciso di prestare soldi con una certa facilità. L'esperienza ci insegna che si ricorre ai cravattari per cifre molto modeste». Un rischio che anche nel Triveneto, conclude, «si sta sempre più allargando soprattutto tra i piccolissimi imprenditori vittime dell'allungamento dei tempi di pagamento da parte dei committenti che acuisce ancor più la cronica mancanza di liquidità per far fronte all'acquisto dei materiali, al pagamento delle tasse, dei contributi e degli stipendi dei propri collaboratori».