Mine

Le banche facciano la loro parte

26 Maggio Mag 2010 1245 26 maggio 2010

Presentato al Senato un Ddl contro il finanziamento alle imprese produttrici di mine antipersona

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Presentato al Senato un Ddl contro il finanziamento alle imprese produttrici di mine antipersona

Al via al Senato il Disegno di Legge n. 2136 “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo” (il testo in allegato). Una norma indirizzata ad impedire il finanziamento e il sostegno alle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni cluster da parte delle banche, delle SIM, delle società di gestione del risparmio, delle SICAV, dei fondi pensione, delle Fondazione bancarie, e, comunque, di tutti gli intermediari finanziari.

Promosso dalla Campagna Italiana Contro le Mine e Fondazione Culturale Responsabilità Etica, su iniziativa parlamentare della Senatrice Silvana Amati (PD) da molti anni impegnata sul tema del disarmo umanitario, il ddl è sostenuto dalla Rete Italiana per il Disarmo, e si iscrive nella più ampia campagna di disinvestimento internazionale per far sì che Istituzioni e Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione di Oslo impediscano agli investitori pubblici e privati di finanziare questo settore.

Con questo testo, ha dichiarato il Gruppo Banca Popolare Etica - che rappresenta un indubbio segnale positivo nella direzione di una sempre maggiore umanizzazione della finanza - si intende impedire agli istituti di credito e agli altri intermediari finanziari di fornire risorse economiche a quelle industrie che continuano a produrre mine antipersona e bombe a grappolo: strumenti di morte micidiali e tanto più dannosi in quanto rimangono attivi per molti anni anche dopo la fine dei conflitti, provocando morte e invalidità in un numero esorbitante di civili, in particolare bambini.

Secondo Mariateresa Ruggiero, direttrice della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, «L’approvazione di questo DDL, che ci auguriamo avvenga in tempi rapidi, rappresenta un risultato storico: si introduce un limite agli investimenti finanziari, in ragione dei principi umanitari e in piena coerenza con gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale. La finanza può e deve avere un vincolo etico, soprattutto quando sono in gioco l’incolumità e la vita di migliaia di uomini, donne e bambini. La mobilitazione della società civile a sostegno di questa iniziativa legislativa è determinante per il suo successo, ecco perché come Fondazione ci impegneremo presso le altre realtà del Terzo Settore, in particolare quelle che fanno parte delle nostre reti, perché sostengano questa azione».

Netto il giudizio della Rete Italiana Disarmo, anch'essa sostenitrice del ddl. E' Giorgio Beretta su Unimondo a disegnare i contorni del fenomeno che coinvolge importanti istituti di credito e in qualche caso alcune aziende italiane.

Altrettanto deciso il commento del direttore della Campagna Italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello: «Si tratta di un importante passaggio normativo per garantire che il Trattato di Ottawa - - con cui i Paesi sottoscrittori tra cui l'Italia hanno messo al bando le mine antiuomo – venga integralmente rispettato. Ora ci aspettiamo che venga affidato a una commissione, presumibilmente quella delle Finanze e venga calendarizzata la discussione».

Il quadro normativo Internazionale
Il DDL “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e sub munizioni a grappolo”, nasce dal confronto con diverse iniziative legislative a livello Europeo che si sono mosse nella medesima direzione: i Parlamenti di Belgio, Irlanda e Lussemburgo hanno già approvato infatti delle leggi che vietano gli investimenti nelle cluster bombs, mentre i fondi pensione di Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia e numerose banche etiche di tutta Europa già da tempo hanno troncato qualsiasi legame con le compagnie produttrici.

Nel febbraio 2007 il Governo Norvegese ha lanciato una nuova procedura internazionale per la stesura di un trattato che bandisca le cluster bombs, in analogia con quanto fatto con le mine anti-uomo con la Convenzione di Ottawa, 1997. La Convenzione di Oslo, che entrerà in vigore il 1 agosto 2010, vieta espressamente la produzione, l'uso e l'immagazzinamento di bombe a grappolo e stabilisce che i Paesi aderenti non possano in alcuna circostanza "usare, produrre, acquistare, stoccare o trasferire ad altri Paesi le bombe a grappolo". L'accordo impegna inoltre i paesi firmatari a provvedere all'assistenza delle vittime e alla bonifica delle aree interessate e prevede anche la distruzione degli arsenali nel giro di otto anni: tale convenzione è stata sottoscritta dall’Italia nel dicembre del 2008 ma non ancora ratificata.

Il 20 marzo 2007 tramite il ”Belgian Act on the prohibition of the financing of production, use and possession of anti-personnel mines and sub-munitions” (N. 2007 — 1661 *C − 2007/03169+), il Belgio è stato il primo Paese al mondo che ha vietato qualsiasi tipo di finanziamento al settore bombe cluster e mine anti-uomo: tale legge riguarda da una parte tutti gli intermediari finanziari Belgi dall’altra i produttori sia nazionali che esteri, a prescindere dalla tipologia di finanziamento ed entità. La legge belga non ha predisposto un sistema di sanzioni, ma il legislatore ha solo stabilito che chi viola tale norma “sarà punito pesantemente”. Il Governo Belga ha aiutato gli istituti finanziari ad individuare i produttori di bombe cluster e mine anti-uomo, redigendo una lista di tali produttori e delle società che detengono la maggioranza nel loro azionariato.

Nel 2008 in Irlanda tramite il “Cluster munitions and anti-personnel mines act 2008” (n° 20 del 2008) si è deciso di individuare e punire chiunque produca, sviluppi, acquisti, possegga e venda mine anti-uomo e bombe cluster: le sanzioni massime raggiungono 1.000.000 euro e 10 anni di detenzione. In Lussemburgo nel 2009 è stata approvata la Convenzione sulle Bombe Cluster di Oslo, per cui è proibito sia produrre che finanziare le bombe cluster con pene tra i 5 e 10 anni di carcere e multe tra i 25.000 e 30.000 euro. In Nuova Zelanda nel 2009 è stato approvato il “Cluster Munitions Prohibition Act 2009” (Public Act 2009 N° 68), tramite cui chi produce bombe cluster incorre in multe di massimo $500,000 e 7 anni di prigione. Nel 2008 il Ministero delle Finanze Norvegese ha escluso 9 imprese dal portafoglio del Fondo Pensione statale Government Pension Fund – Global perché sarebbero coinvolte nella produzione di bombe cluster e armi nucleari.

Altre iniziative legislative simili sono in fase di studio in Danimarca, Olanda, Norvegia e Svizzera.