EDICOLA

Berlusconi, il ritorno del Drago

16 Settembre Set 2011 1427 16 settembre 2011

Esplodono nuovamente i casi erotico giudiziari del premier

  • ...
24A56335ee448124e14261d0914b118b
  • ...

Esplodono nuovamente i casi erotico giudiziari del premier

Appena concluso l’iter della manovra su Silvio Berlusconi si abbatte una nuova ondata di notizie relative alle tante inchieste in corso nelle Procure italiane: filo conduttore le serate di Arcore, e il giro di affaristi e di faccendieri che ruotano attorno al premier. E stamattina i legali del premier hanno fatto sapere che Berlusconi non si presenterà ai giudici napoletani. I giornali si dedicano ampiamente alla materia, che torna a conquistare pagine su pagine.

Le prime undici pagine del CORRIERE DELLA SERA sono dedicate alle vicende giudiziarie ed erotiche del premier Berlusconi e proviamo a immaginare l’effetto che può fare all’estero lo sfoglio del più importante quotidiano italiano. Il titolo in prima è eloquente: “Le nuove carte su escort e favori”, e, nel catenaccio: “Centomila intercettazioni. I legali di Berlusconi: solo serate conviviali”. A pagina 2 e 3 Fiorenza Sarzanini fa il punto sull’inchiesta di Bari: “Ci sono state diciassette feste a Palazzo Grazioli, cinque ad Arcore, una vacanza in Sardegna e un soggiorno in un centro benessere in Umbria. Ci sono state attrici, aspiranti showgirl, escort. Tutte reclutate per andare dal premier Silvio Berlusconi. Tutte giovani e magre. La Procura di Bari chiude le indagini sull'associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. E notifica i capi di imputazione agli otto indagati: oltre a Gianpaolo Tarantini, suo fratello Claudio, l'Ape Regina Sabina Began, l'avvocato Salvatore Castellaneta, il manager Pierluigi Faraone, le due aspiranti attrici Letizia Filippi e Francesca Lana, Massimiliano Verdoscia, l'uomo che gli presentò Patrizia D'Addario”. Fabrizio Ronconi a pagina 5 racconta l’improvviso rilancio di popolarità di Manuela Arcuri: “L'Arcuri dopo il rifiuto diventa una star del web”. A pagina 8 gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Napoli. Scrive Giovanni Bianconi: “Dalle 14 di mercoledì è divenuta ufficiale la «mancata comparizione» di Silvio Berlusconi alla Procura di Napoli, così com'è specificato nel «decreto di citazione di persona informata sui fatti» recapitato al presidente del Consiglio. I pubblici ministeri avevano fissato quel termine per indicare luogo, data e orari compresi tra ieri mattina e domenica sera per l'interrogatorio. L'indicazione non è arrivata, ma al di là delle scadenze formali è ipotizzabile che i pm attendano almeno la fine della settimana per valutare l'ipotesi dell'«accompagnamento coattivo» — con tutte le garanzie riservate ai deputati, ovviamente — di cui il capo del governo è stato avvisato”. A pagina 9 si racconta di un’altra richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi, a proposito della famosa telefonata pubblicata da “Il Giornale” che servì a screditare Piero Fassino nella vicenda della scalata a Bnl. Scrive Luigi Ferrarella: “Da anni tuona contro «gli abusi» delle intercettazioni, nella cui pubblicazione (legittima quando gli atti sono depositati) denuncia uno «strumento di lotta politica» ai suoi danni: ma adesso proprio il presidente del Consiglio è a un passo dall'essere processato per aver usato nel 2005 una intercettazione, non depositata agli atti, contro il capo dell'opposizione suo avversario politico dell'epoca (il segretario ds Piero Fassino) e dalle pagine del quotidiano di proprietà della sua famiglia (Il Giornale). «Tutti i coimputati — ricostruisce il gip Stefania Donadeo — hanno riferito» che la vigilia di Natale 2005 ad Arcore il destinatario della intercettazione coperta da segreto non era Paolo bensì Silvio Berlusconi, «unico interessato alla pubblicazione della notizia riguardante un avversario politico, stante l'approssimarsi delle elezioni politiche», perché «tale notizia avrebbe leso, così come è stato, l'immagine di Piero Fassino»”. Il commento di Massimo Franco, nella Nota, a pagina 10: “Che effetto tutto questo possa avere sulla credibilità dell'Italia è prevedibile: negativo. Per capire l'eventuale impatto sui titoli di Stato italiani, invece, sarà necessario aspettare. Ieri il Financial Timesrilanciava l'ipotesi di un prossimo declassamento dell'Italia. Eppure, non andrebbe considerato troppo «significativo», essendo frutto del «nervosismo dei mercati». Per ora i contraccolpi di quanto avviene si scaricano nel recinto della maggioranza: scosse contraddittorie ma continue”.

“Tutte le escort di Berlusconi”: così LA REPUBBLICA apre sull'ennesimo scandalo sessuale, al quale dedica le prime fittissime 5 pagine sul ruolo di Tarantini, il tanto impegno profuso nel procacciare donne al premier. Sarebbero trenta le donne accompagnate nelle varie residenze del cavaliere (che al telefono con l'imprenditore pugliese pare abbia anche commentato, a posteriori, le prestazioni di alcune di loro). «Chi mi porti stasera?» è comunque la domanda più emblematica formulata dal premier al suo “benefattore” iniziale. Una situazione imbarazzante rispetto alla quale il Pdl fa quadrato (con Minzolini che si è incaricato di amplificare la richiesta di una legge sulle intercettazioni) mentre in privato Berlusconi dice ai suoi: «Napolitano mi ha fermato, ma io vi dico che entro un mese farò approvare una nuova legge». Non si fida il premier delle rassicurazioni dei suoi: «stai tranquillo... quel procuratore (Laudati, ndr) è amico nostro. Vedrai che alla fine da lì non esce niente di catastrofico, né un'incriminazione per favoreggiamento della prostituzione, né le tue telefonate imbarazzanti». Un ottimismo che un sondaggio Ipr sembra smentire: la fiducia nel premier è ai minimi mentre il centrosinistra sarebbe avanti di 6,5 punti. Sul fronte dell'inchiesta, fra le molte starlette e divine (fra Began e Ruby, insomma) emerge un particolare che potrebbe molto nuocere alla difesa del premier: la brasiliana cui Nicole Minetti ha affidato Ruby sarebbe stata ad Arcore come prostituta circa 14 mesi prima della famigerata telefonata di Berlusconi in questura... Il commento è affidato a Francesco Merlo: “Il codice segreto della maleficenza”. «Emanuela Arcuri che dice no a Berlusconi e rinunzia all'ambito cadeau di presentare Sanremo è la nostra piccola Anna Magnani, la Mamma Roma, sgrammaticata e generosa anche nelle forme, di questa Italia in sottana»: inizia così il suo articolo che prosegue con una analisi del linguaggio allusivo utilizzato da Lavitola e Berlusconi...

Napoli, Bari, Roma. Giro d’Italia attraverso palazzi di giustizia e di potere. IL GIORNALE apre con “Il Giornale deve tacere”, titolo che si riferisce alla volontà dei pm milanesi di processare Silvio Berlusconi per il caso Unipol, dove il presidente del Consiglio e il giornale della sua famiglia avevano reso pubblica la famosa intercettazione Fassino-Consorte (Abbiamo una banca?). La vicenda escort invece è trattata a partire da pagina 3 dove si riportano le reazioni del presidente del Consiglio alla sua situazione giudiziaria tra Bari e Milano “Io spiato al telefono, ridicolo indagarmi”, un pezzo di cronaca in cui chi scrive parla di «accerchiamento del premier che pare stia ottenendo risultati ben diversi da quelli che forse qualcuno sperava». A pag 5 viene pubblicato il testo del memoriale che Silvio Berlusconi ha consegnato ai giudici di Bari per difendersi dalla accuse. Un testo in cui in cinque punti il presidente del Consiglio ripete la sua linea difensiva, secondo la quale avrebbe versato soldi a Gianpaolo Tarantini per aiutare «una famiglia che era passata da una vita agiata a grandi ristrettezze». Soldi tutti suoi e «portati da Arcore a Roma». Nelle due pagine successive si va sulle intercettazioni e sui nomi che sarebbero spuntati dalle registrazioni (“Dall’Ape Regina centomila intercettazioni per spiare trenta ragazze”). Attrici ed escort (di cui però «Berlusconi sembrerebbe essere sempre all’oscuro della reale professione». Tra tutti i nomi di belle ragazze spunta il nome di Salvatore Totò Castellaneta, avvocato amico di D’Alema. E su di lui ci si sbizzarrisce “La D’Addario reclutata dall’uomo di d’Alema”, questo il titolo del pezzo di pagina 7, accompagnato da un commento di Fabrizio Dondolino, ex responsabile dello staff di comunicazione del politico pugliese tra il 1996 e il 1999 “(Quel baffino che spunta in ogni pasticcio” è il titolo) . Per chi scrive è difficile dimostrare gli intrecci ma «di certo c’è il sorprendente ruolo di primo piano ricoperto nell’affaire D’Addario da un uomo, Castellaneta legato a doppio filo al clan politico di D’Alema».

“L’ultimo bacio” questa è l’apertura del MANIFESTO sulla questione escort. Solo pagina 4 è dedicata al tema escort-Berusconi. “La Puglia Connection” è il titolo interno, molta cronaca in cui spicca il riferimento all’avvocato Salvatore Castellaneta, amico anche di Massimo D’Alema. Si riportano le parole dei pm secondo cui Castellaneta sceglieva le ragazze da portare a Berlusconi per «beneficiare indirettamente dei vantaggi economici». Che secondo chi scrive Tarantini poteva dare attraverso «appalti di aziende della galassia di Finmeccanica». E viene anche evidenziato il rapporto tra Castellaneta e Roberto De Santis che secondo chi scrive sono «rispettivamente sindaco e presidente della Milano Pace spa, società di Sesto san Giovanni che finanziato Fare Metropoli fondazione legato a Filippo Penati». Nel box in basso la notizia della richiesta di processo per Silvio Berlusconi per il caso Unipol“Chiesto il processo per furto di telefonata”.

"Escort 100mila intercettazioni", è il titolo de IL SOLE 24 ORE sulla vicenda Tarantini-premier. In taglio basso anche il giornale di Confindustria pubblica ampli stralci delle intercettazioni sotto il titolo "Arcui contattata ma rifiutò".

Le prospettive della Lega non sono rosee, come scrive ITALIA OGGI. Secondo il pezzo “Il Carroccio non può osare diviso tra lotta e governo” in questi mesi sono aumentate le polemiche interne alla Lega. In particolare la corrente di Maroni «dimostra pesanti insofferenze pur evitando accortamente qualsiasi frattura pubblica (Bossi decide, Bossi ha ragione, faremo come dice Bossi)». A parte i mugugni interni «è la totale chiusura sulla riforma delle pensioni» sostiene il pezzo «che dimostra il sintomo dell’incapacità della Lega di ascendere ai necessari livelli di partito di governo».

«Piovono guai su Berlusconi» è il titolo di apertura della prima pagina di AVVENIRE. I diversi fronti di difficoltà per il premier vengono approfonditi alle pagine 6,7 e 9. Si parte dalla «Inchiesta escort, 100mila intercettazioni». Viene descritta l’inchiesta di Bari e la «proposta choc alla Arcuri» di Tarantini, si raccoglie l’opinione di Sabina Began: «Il cavaliere è come Gandhi». Secondo il quotidiano invece «il premier è nel bunker» e si dà spazio alla proposta del vicesegretario Pd Enrico Letta: «Ora Napolitano indichi un altro premier». La sezione sui «guai di Berlusconi» si chiude con «Nastro Bnl. Il premier rischia il processo». Scrive Luigi Gambacorta: «Ancora un processo, ancora per Silvio Berlusconi, ancora a Milano. È stato il gip Stefania Donadeo a chiederne l’incriminazione coatta, parola ricorrente ormai col Cavaliere. Deve essere la procura a formulare la richiesta, ma senza altra possibilità che riscrivere le motivazioni. Proprio la stessa procura che (il sostituto Maurizio Romanelli) aveva chiesto, solo per Silvio Berlusconi, di archiviare il caso. Che è quello della telefonata tra Piero Fassino, all’epoca segretario del Pd, e l’ingegnere Giovanni Consorte intento a scalare la Bnl. Berlusconi la ebbe in regalo, – «questa è per lei Presidente» – alla Vigilia di Natale 2005 alle 7 di sera sotto l’albero bianco addobbato nella villa di Arcore. Il 31 dicembre quell’ «allora abbiamo una banca», finì in prima pagina su il Giornale di famiglia».

"L'Italia merita qualcosa di meglio". Ci pensa direttamente il direttore de LA STAMPA Mario Calabresi a tracciare la linea al di là del desolante titolo d'apertura che pesca il meglio delle intercettazioni uscite ieri sul giro di escort che pare coinvolgere Berlusconi ("Trenta ragazze per il premier". "Berlusconi a Tarantini: «Chi mi porti stasera?». La Arcuri rifiutò). Apertura cui seguono nove pagine nove sui nuovi guai giudiziari berlusconiani, tra donne, magistrati Tarantini e giri loschi. L'attacco dell'editoriale di Calabresi è la riflessione che probabilmente nasce spontanea, oggi, in tutti gli italiani: "Ci sono giorni in cui il destino ti mette sotto gli occhi tutto quello che non vorresti vedere, da cui scappi, e lo fa con una chiarezza che non lascia scampo. Ieri è stato uno di quei giorni per Silvio Berlusconi e per l'Italia". Mentre ci si interroga sul perché Manuela Arcuri abbia detto no al Drago, insomma, ieri Sarkozy e Cameron erano in Libia a certificare a chi va il merito della cacciata di Gheddafi, e anche il turco Erdogan è in tournée nel Nordafrica per accreditarsi nel dopo primavera araba. E intanto, sempre ieri aggiunge Calabresi, "ieri la Banca d'Italia ha certificato la fuga degli investitori stranieri dai titoli di stato italiani". La conclusione è di amara speranza: "Il Paese ha bisogno di essere governato, di avere una direzione e un po' di speranza. Gli italiani non meritano di vivere in quest'angoscia".

E inoltre sui giornali di oggi:

FAMIGLIA
LA STAMPA - Fa pensare il caso, approfondito da La Stampa, della decisione dei giudici di sottrarre alla famiglia e dare in adozione la bimba (che oggi ha 16 mesi), dopo fecondazione eterologa effettuata all'estero, in una famiglia dove la mamma ha 58 anni e il papà 70. La bimba vive da quando ha un mese con una famiglia affidataria. I genitori non ci stanno: «Le vere vittime di questa ingiustizia siamo noi. Perché deve essere strappata alla sua famiglia d'origine?». La sentenza del tribunale dei minori pone molto l'accento su "l'eccessivo desiderio di genitorialità" dei genitori naturali.

PALESTINA
AVVENIRE - «Ultimatum dell’Anp: trattare o chiederemo il voto dell’Onu. Sale la tensione». È il richiamo in prima, dove si trova anche l’editoriale di Vittorio Parsi intitolato: «Audacia necessaria». Scrive l’esperto di relazioni internazionali: «Si avvicina il momento in cui il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale dovranno affrontare la richiesta di riconoscimento della Palestina come Stato membro dell’Onu, 63 anni dopo che Israele ha dichiarato e visto sancire internazionalmente la propria indipendenza. Apparentemente si tratterebbe di una tardiva applicazione della Risoluzione 181 dell’Onu che, chiedendo la fine al Mandato Britannico, prevedeva la simultanea creazione di un’entità nazionale ebraica e di una araba in Palestina. In realtà si tratta di un atto politico dal significato pesantissimo che per alcuni sanerebbe un’incomprensibile ingiustizia storica mentre per altri innescherebbe una nuova spirale di violenza in tutta la regione».

CARCERE
LA STAMPA - Approfondimento a p. 44 sul tema del 41bis, definito nel titolo "Guantanamo all'italiana" e, nell'attacco del pezzo, una "fabbrica di pentiti".

PONTE DI MESSINA
LA REPUBBLICA - “La beffa del Ponte che non c'è così appalti e assunzioni hanno già bruciato 400 milioni”: inchiesta di Giuseppe Baldessaro e Attilio Bolzoni sul ponte di Messina, vero e proprio pozzo senza fondo in cui stanno finendo risorse a fiumi. A luglio Bruxelles ha cancellato il ponte cambiando la geografia delle grandi infrastrutture europee, ma la Stretto di Messina spa ai primi di settembre ha pubblicato un avviso che avverte sta stanno per cominciare gli espropri delle terre... È però una storia tristemente lunga: nata del 1981, questa società paga da 30 anni personale e consulenze.

COOP
IL SOLE 24 ORE - "Guerra dei supermercati. Primo round a Coop Italia". IL Tribunale di Milano ha accolto il ricorso di Coop Italia contro Bernardo Caprotti per il pamphlet "Falce e carrello" a più di tre anni dalla sua uscita: «Secondo fonti autorevoli del tribunale lombardo consultate da Il Sole 24 Ore, il giudice Patrizio Gattari, ha sancito che il libro "Falce e carrello" «integra un'illecita concorrenza per denigrazione», giudica infondato il diritto di critica, riconosce corretta l'accusa di concorrenza sleale da parte di Coop Italia e condanna il patron di Esselunga a un risarcimento di 300mila euro, oltre agli interessi legali, il pagamento di oltre 20mila euro di spese legali e il ritiro del pamphlet dal mercato. Il giudice vieta inoltre di reiterare la pubblicazione e la diffusione degli scritti contenuti nel libro. Più in dettaglio, i condannati, in primo grado, sono oltre all'imprenditore 86enne (il 7 ottobre) Caprotti, Geminello Alvi, curatore della prefazione, Stefano Filippi, coautore, e Marsilio Editore. Per sanare il discredito provocato a Coop Italia dalla circolazione del libro, il magistrato ha disposto la pubblicazione del dispositivo della sentenza su quattro quotidiani nazionali, tra cui Il Sole 24 Ore, per due volte e a distanza di almeno sette giorni».

LIBIA
AVVENIRE – «Il Cnt: petrolio a chi ci ha aiutato. Sarkozy-Cameron accolti a Tripoli come liberatori», si legge in prima pagina. Alla notizia è dedicata l’intera pagina 5: «I due leader hanno bruciato le tappe e sono arrivati nel paese anticipando anche la visita del premier turco Erdogan. Hanno difeso le ragioni alla base dell’intervento: “Nessuna motivazione economica, dovevamo farlo”».