Nuova Zelanda

WWF: i danni all'ecosistema dureranno anni

13 Ottobre Ott 2011 1726 13 ottobre 2011

Centinaia di uccelli morti per la marea nera della nave Rena sulla costa neozelandese

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Centinaia di uccelli morti per la marea nera della nave Rena sulla costa neozelandese

Ci vorranno molti anni prima che si possa valutare appieno l’impatto della marea nera della nave Rena sugli uccelli e l’ambiente neozelandese. È quanto riporta oggi il WWF Nuova Zelanda. L’autorità Marittima della Nuova Zelanda ha annunciato proprio oggi di aver trovato centinaia di uccelli morti a causa del petrolio, 92 sono stati curati presso il Centro nazionale di recupero della fauna selvatica.

«Stiamo esplorando gli scogli alla ricerca di fauna selvatica, è difficile vedere gli uccelli e sembrano spaventati. Abbiamo salvato tre piccoli pinguini blu, ma abbiamo raccolto molti più uccelli morti. I pinguini normalmente non vengono a riva durante il giorno, quelli che stiamo trovando sono piuttosto malati» ha fatto sapere Bob Zuur del WWF Nuova Zelanda che lavora alla Baia di Plenty al Centro nazionale di recupero della fauna selvatica. I pinguini vengono a riva di notte e probabilmente saranno recuperati più facilmente dalle squadre di soccorso questa sera.

«Abbiamo visto un cormorano a circa 20 metri dalla riva, si agitava in acqua cercando di ripulirsi - non poteva volare, non poteva immergersi, non sapeva cosa fare, e noi non potevamo raggiungerlo. È stato straziante. La maggior parte degli uccelli che stiamo trovando morti sono uccelli delle tempeste e berte ma anche pinguini e cormorani. Molti di questi uccelli nidificano in questo periodo dell'anno» continua Zuur.

Le coste settentrionali dell’Isola del Nord sono particolarmente importanti perché ospitano decine di migliaia di uccelli migratori acquatici che raggiungono proprio in questo periodo le zone umide per passarci i prossimi mesi più caldi, lasciano le zone di nidificazione in Asia e Nord America.
Alcuni dei volatili morti non possono essere identificati perché troppo imbrattati, sono irriconoscibili.

Il WWF è particolarmente preoccupato per il piviere della Nuova Zelanda in via di estinzione e la sterna bianca . «Il piviere della Nuova Zelanda è già minacciato ed è possibile che se la situazione peggiora, la popolazione locale potrebbe essere gravemente impoverita», ha detto Zuur. «Ci sono circa 1.500 pivieri della Nuova Zelanda, in piccole popolazioni locali sui litorali costieri. Ce ne sono solo un paio di dozzine vicino a Maketu», ha aggiunto.
Insieme con le preoccupazioni per la fauna selvatica, il WWF ha avvertito che la portata del disastro ambientale non può essere stimata a breve ed è destinata a peggiorare. Il WWF continuerà a sostenere il recupero della fauna selvatica e a offrire supporto tecnico e assistenza in questa fase di emergenza. Gli effetti dell’inquinamento sugli uccelli marini e acquatici è solo la cosa più evidente, sono incalcolabili sia per entità che per durata i danni all’intero ecosistema marino.