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Finale Malinconico

11 Gennaio Gen 2012 1321 11 gennaio 2012

Dimissioni del sottosegretario, ore decisive per Cosentino

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Dimissioni del sottosegretario, ore decisive per Cosentino

Mario Monti non può permettersi il lusso di polemiche mediatiche sulla trasparenza e sulla moralità del suo governo. E così ieri è costretto a chiedere e ottenere le dimissioni del chiacchieratissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico. La questione morale si riaffaccia di prepotenza, anche perché nella stessa giornata la Lega cambia la sua tradizionale posizione e si aggiunge a coloro che sono favorevoli all’autorizzazione all’arresto dell’ex viceministro del Pdl, Cosentino.

“Malinconico cede e si dimette” è il titolo a centro pagina sulla prima del CORRIERE DELLA SERA, e in sommario: “La Giunta della Camera dice di sì all’arresto di Cosentino”. I servizi nelle prime pagine e poi dalla 15 alla 17. Sempre in prima parte il commento di Sergio Rizzo: “Un codice etico fa bene al Governo”. E appena più in basso un altro pezzo inquietante: “Quell’affare segreto con i beni della Siae”, di Fiorenza Sarzanini. Eccone il succo: “Il patrimonio immobiliare della Siae e del Fondo Pensioni è stato dismesso il 28 dicembre scorso per 260 milioni di euro a fronte di un valore già stimato che supera i 460 milioni di euro. A gestire l'operazione è stato il direttore generale Gaetano Blandini, collegato alla «cricca» perché amico di Angelo Balducci e del costruttore Diego Anemone”. Già. La cricca torna in primo piano a inquinare il clima politico e mediatico nei giorni cruciali delle scelte economiche italiane ed europee. Importante la riflessione di Rizzo a pagina 3: “senza la pubblicità assoluta dei redditi, delle situazioni patrimoniali e degli interessi economici (e non ci stancheremo di ripeterlo finché il governo di Mario Monti non avrà rispettato la promessa fatta due mesi fa in tal senso) non ci potrà essere un reale cambiamento di rotta nei rapporti sempre più deteriorati fra la politica e i cittadini. E la trasparenza non dovrà riguardare solo ministri e parlamentari, ma anche quella categoria potentissima di cosiddetti tecnici che da sempre hanno in mano le strutture dell'esecutivo. La stessa categoria alla quale apparteneva Malinconico: capi di gabinetto, capi degli uffici legislativi, consiglieri di Stato, magistrati amministrativi e contabili. Personaggi ai quali la politica di regola consegna le chiavi delle amministrazioni e che magari un giorno finiscono per diventare loro stessi politici e ministri. Essendo rimasti però fino a quel momento avvolti da una confortevole nebbia. Sapevate che in base alle norme vigenti si deve poter conoscere anche lo stipendio dell'ultimo dirigente di seconda fascia, ma non si può sapere quanto guadagna davvero il braccio destro di un ministro?”. Lo scenario politico, dopo le dimissioni di Malinconico e il sì all’arresto di Cosentino (in attesa però del voto alla Camera), è descritto da Massimo Franco a pagina 2: “le vicende finiscono per fotografare e quasi simboleggiare il rapporto non facile tra la strana compagine montiana e la sua inedita maggioranza. È significativo che il capogruppo berlusconiano alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ipotizzi conseguenze per il governo, se domani la Camera dovesse deliberare a favore dell'arresto di Cosentino; e questo mentre Silvio Berlusconi cerca ancora di convincere la Lega a non votare «sì». La miscela di collaborazione e insofferenza che i partiti tendono a offrire è destinata a durare. E gli avvertimenti a non allargare la sua sfera di influenza appaiono mosse preventive. È come se delimitassero il campo per legittimare un eventuale smarcamento dalla coalizione dei tecnici”. Al di là della cronaca di ieri, con le dimissioni chieste e ottenute a stretto giro, il CORRIERE intervista il proprietario dell’hotel di Porto Ercole: «Il suo bonifico? Se arriva gli rendo i soldi», e, a pagina 3, lo stesso Malinconico: “Amarezza dopo la resa «Non me lo merito Io ero in buona fede»”. “Cosentino, votato il primo sì all’arresto”, titolo a tutta pagina 15. Di taglio l’autodifesa del parlamentare del Pdl: «Contro di me una Procura ad personam. Uno dei giudici schierato politicamente». Ma spiega Fulvio Bufi: “Le accuse per le quali ora rischia il carcere, però, sono altre. A Cosentino è contestato di aver avuto un ruolo importante in un'operazione di riciclaggio, perché, utilizzando il suo peso politico di sottosegretario all'Economia, avrebbe fatto ottenere l'apertura di una linea di credito di cinque milioni e mezzo dalla Unicredit a un imprenditore al servizio della camorra casalese che doveva realizzare un centro commerciale destinato a fare da «lavatrice» per le enormi somme di denaro sporco di cui i clan possono disporre. E lo avrebbe fatto ben sapendo a chi sarebbero andati quei cinque milioni e mezzo e a cosa sarebbero serviti. A quest'assunto investigativo ha creduto prima un gip e poi il tribunale del riesame, che ha respinto il ricorso contro l'ordinanza d'arresto presentato dai legali del parlamentare. Ma pure quello, secondo Cosentino, sarebbe stato un atto di persecuzione, perché adottato da un «collegio il cui presidente risulta fortemente connotato politicamente». Il presidente in questione, tanto per la cronaca, è il giudice Nicola Quatrano, il cui unico impegno fuori dal tribunale riguarda la difesa dei diritti umani del popolo saharawi”. La vicenda Cosentino riapre la partita fra Lega e Pdl, e a pagina 17 Paola Di Caro scrive: “Il Pdl in allarme ritrova Berlusconi «Ancora giustizialisti a orologeria»”

LA REPUBBLICA apre con il premier (“Monti: cosa chiedo alla Germania”) e riserva alla questione morale la foto-notizia in taglio centrale: “Malinconico si dimette: «Una scelta autonoma» Cosentino, sì all'arresto con il voto della Lega”. I servizi all'interno iniziano con la ricostruzione del dialogo fra Monti e il sottosegretario. «Per il lavoro difficile che dobbiamo fare serve la massima trasparenza, non possiamo permetterci alcuna ombra», avrebbe detto il professore al tecnico che avrebbe provato a difendersi dicendo che si trattava di cose di tre anni fa... (Malinconico ha diffuso una dichiarazione in serata: «è stata una decisione sofferta, ma convinta» in difesa da un «attacco mediatico»). I partiti plaudono parlando più o meno tutti di prova di responsabilità. Piscicelli, l'imprenditore che pagò le vacanze a Malinconico, intervistato da Carlo Bonini dice la sua: “Lui sapeva chi pagava spesi un milione in favori ad alti dirigenti pubblici” è il titolo. Anche Piscicelli che ha pagato per conto di Balducci sembra inconsapevole: «Io facevo quel che mi diceva Balducci, non gli si poteva dire di no. Se volevi lavorare era così. Perché poi, volesse favorire Malinconico, questo va chiesto a lui. Balducci mi chiese di anticipare al Pellicano e quei soldi non li ho più rivisti». Un giro infinito di azioni fatte ad insaputa, insomma. Piscicelli coglie però l'occasione per mandare messaggi: ho pagato favori a tanti, anche a «magistrati amministrativi ancora in servizio», ho speso quasi un milione di euro... A pagina 4, un dossier su altri membri dell'esecutivo: “Ciaccia, Milone e Patroni Griffi ora il governo teme l'effetto domino”. Un titolo molto fantasioso, del resto, per alludere ad eventuali possibili dimissioni. Tra gli altri, Patroni Griffi avrebbe pagato meno di 200mila euro una casa al Colosseo (valore: 800mila) comprandola dall'Inps. Su Cosentino, doppia pagina poco dopo: la Lega che vota a favore dell'arresto in Commissione, il Pdl che minaccia ripercussioni. È la seconda richiesta d'arresto, questa volta per riciclaggio di capitali mafiosi. Nel suo retroscena, Carmelo Lopapa descrive un Berlusconi angosciato che dice: «dobbiamo fare tutto il possibile per salvarlo, glielo dobbiamo» e affida al fidato Cicchitto il messaggio a Monti: «se qualcuno pensa che operazioni di questo tipo non peggiorino il quadro e i rapporti politici sbaglia in modo profondo». “La zona grigia del potere” è il titolo del commento di Claudio Tito: le dimissioni pretese da Monti segnano una discontinuità con il recente passato, ma come mai Malinconico è stato nominato nonostante fossero già note le telefonate di Balducci e Piscicelli? Serve più trasparenza, è la conclusione....

IL GIORNALE gongola, se in prima pagina titola “Fuori uno, ma non basta”, a pagina 3 pubblica la copertina del quotidiano di lunedì che invitava Malinconico a dimettersi. Al di là della cronaca nell’editoriale di Sallusti scrive: «Questo Governo dei tecnici, fa un po’ pena. Altro che superuomini. Questi due mesi di governo Monti dimostrano tre cose: Non è vero che i governi tecnici offrono garanzie etiche e di trasparenza superiori a quelli politici. Non è vero che l’attacco speculativo all’Italia era colpa di Berlusconi, è vero che i governi tecnici si possono permetter di fare i forti con i deboli e i deboli con i forti. Forse è meglio ripensare a quella cambiale perché non si salverà l’Italia se prima non si salvano gli italiani. Pdl e Lega, caso Cosentino permettendo, possono farlo. Avanti così e le urne potrebbero essere meno lontane di quello che sembra». Sempre in copertina un altro attacco a Monti: “Promessa non mantenuta” titola la dida della foto del primo piano del Premier che il 4 dicembre aveva detto «di adottare un criterio di trasparenza, di aver deciso di ispirare le dichiarazioni patrimoniali dei membri del governo al principio di non dichiarare semplicemente ciò che la modulistica attuale richiede ma di dichiarare per intero i patrimoni».

Apertura della prima pagina del MANIFESTO affidata a una grande vignetta di Vauro con il dialogo dei due soliti omini che dà la notizia: «Malinconico se n’è andato» dice il primo, il secondo risponde «Di nuovo in vacanza?». Al lungo sommario la spiegazione e il rinvio a pagina 2 dove viene trattato il tema: “Prime dimissioni per il governo Monti. Carlo Malinconico abbandona l'incarico da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega all'editoria. Travolto dalle polemiche per le reiterate vacanze all'Argentario pagate dalla cricca degli appalti, l'ex presidente Fieg, con tanti conflitti di interesse e qualche scheletro nell'armadio, se la prende con l'«attacco mediatico»”. L’editoriale di Andrea Fabozzi approfondisce il caso con il titolo “Malinconico e noi” si sottolinea “(...) Meglio avrebbe fatto Mario Monti a non chiamarlo affatto al delicato incarico di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Pesava su Malinconico un grave conflitto di interessi: è passato in un giorno dalla guida della Federazione degli editori alla responsabilità del dipartimento per l’editoria (...)» si ricordano le critiche rivolte dal MANIFESTO a Malinconico non da oggi e si ricorda anche come la vicenda delle vacanze «a sbafo di Malinconico è venuta fuori due anni fa e i lettori del MANIFESTO l’hanno conosciuta allora nei dettagli così come i lettori dell’Unità, di Repubblica, di Libero e del Giornale (...)». Non manca il caso Cosentino nella prima pagina del MANIFESTO che a piè di pagina scrive “Cosentino nei guai, spera nel voto segreto” e nel richiamo si ricorda “Cosentino ha perso la sua battaglia in giunta per le autorizzazioni a procedere, com'era ampiamente previsto. Non è detto che perderà la guerra quando giovedì l'aula della camera sarà chiamata a confermare l'indicazione di ieri, favorevole alla concessione degli arresti per il deputato (...) Intanto si è rotto il patto tra leghisti e berlusconiani. Ma il Pdl che non vuole pregiudicare i futuri rapporti con il Carroccio sceglie di attaccare il governo. Cicchitto minaccia: così cambia il quadro politico”. A pagina 4 la notizia apre con il titolo “Cosentino sì all’arresto per un voto” e nell’occhiello si dà conto di un “Berlusconi furioso”. In un box si parla anche del vertice tra Bossi e Berlusconi “Vertice amaro. Addio ai lunedì di una volta” e nell’articolo si sottolinea come l’incontro si sia svolto a villa Borletti, sede operativa di Fininvest a Milano «Addio, dunque, al clima conviviale delle cene di Arcore (...) Il clima tra gli ex alleati del resto non si è rasserenato» in pratica Bossi «avrebbe ripetuto al vecchio amico che alle prossime elezioni amministrative la Lega si presenterà per conto suo (...)».

"Il Parlamento torna centrale" è il titolo del commento di Stefano Folli - che parte dalla vicenda Malinconico ma poi si concentra sulla questione della legge elettorale - pubblicato in prima su IL SOLE 24 ORE: «Dall'epilogo del caso Malinconico si possono ricavare due lezioni. La prima è che non c'è bisogno di appartenere al mondo dei partiti per commettere gravi errori di comportamento: nel caso del sottosegretario la scorrettezza etica (non il reato, che nessuno ha contestato) era inaccettabile per il codice che il governo Monti si è dato. È un incidente di percorso, senza conseguenze per l'esecutivo, anche se lascia un po' di amaro in bocca: qualcosa, con ogni evidenza, non ha funzionato nei criteri con cui sono state fatte certe scelte "tecniche". E infatti non c'entra la politica, bensì l'alta burocrazia. La seconda lezione riguarda la rapidità con cui il presidente del Consiglio ha risolto la questione. Monti si è mosso con la velocità di riflessi di un politico consumato, rendendosi conto che qualsiasi esitazione avrebbe trasformato una vicenda personale in un disastro collettivo. Se c'è un fronte su cui il governo della lotta all'evasione fiscale non può permettersi alcun cedimento, è quello della moralità pubblica. Sotto questo aspetto, la capacità di leadership del premier ne esce rafforzata. È un buon auspicio per la compagine che ha nel rapporto con l'opinione pubblica il suo punto di forza. Detto questo, anche questo episodio conferma che il governo «tecnico» non ha altra strada se non quella di procedere con determinazione lungo la sua rotta» .

ITALIA OGGI dedica il titolo d’apertura ad Equitalia. All’interno però subito spazio alla politica con un pezzo di Marco Bertoncini, “Su Cosentino la Lega tiene conto della base” in cui il giornalista sottolinea come «Non c'è proprio da stupirsi che la Lega sia stata determinante nel voto di giunta, a Montecitorio, per l'arresto di Nicola Cosentino. Verosimilmente, e purtroppo per l'interessato, lo sarà pure nel decisivo voto in aula» perché «l'intera storia della Lega indica che il giustizialismo ne è parte costitutiva». Poi spazio al caso Malinconico. A pagina 4 Franco Adriano propone “Politica e giustizia nel dopo Cav” in cui sottolinea «è come per lo spread tra i bund tedeschi e i btp italiani: l'emergenza tra politica e giustizia resta agli stessi livelli (altissimi) anche dopo l'addio al governo di Silvio Berlusconi e nonostante le rassicurazioni che non sarebbe stato cosi». Nella pagina successiva invece ancora Marco Bertoncini firma “Malinconico demolito da Repubblica” in cui fa una mappa delle posizioni dei grandi giornali nei confronti del governo Monti.

AVVENIRE dedica l’apertura all’annunciata bocciatura per l’Italia da parte dell’Agenzie di rating con un titolo paradossale: «Fitch vede nero, le borse vanno su». Alle nuove questioni morali dedica un richiamo in prima e due pagine all’interno del giornale, senza commenti. Scrive Avvenire: «Malinconico, nel colloquio con Monti, ha difeso la correttezza della sua condotta e ha detto di aver deciso di dimettersi per salvaguardare meglio la propria immagine e onorabilità in tutte le sedi, nonché la credibilità e l'efficacia dell'azione del Governo». A piede pagina però un articolo sottolinea le connessioni tra il caso Malinconico e il giro della cricca Balducci: «Il Ros: quei soggiorni offerti della “cricca”», suona il titolo. Sul caso Cosentino, a parte la cronaca, solo un tiolo sulla politica: «Berlusconi furioso: “Vogliono colpire me”».

Alle dimissioni di Malinconico LA STAMPA dedica il titolo di apertura (“Il governo Monti perde un pezzo”) e una fotina in falsa apertura sotto la testatina “I protagonisti della giornata” affiancata a quella di Cosentino. All’interno i servizio coprono le pagine 2/3/4/ e 5. “L’ultimo consulto con Letta prima dell’incontro con Monti” è invece il retroscena firmato da Fabio Martini in cui si spiega come il presidente del consiglio Monti fosse estremamente irritato e abbia scelto la linea dura senza consultare i suoi collaboratori: «Un governo come questo non si poteva assolutamente permettere di avere ombre». Interessante la chiave di lettura proposta da Mattia Feltri nel suo “Tecnici in disgrazia? Ora godono i politici”: «Il sottosegretario si piega su di sé, si ingobbisce, quasi scompare dentro la propria stessa giacca - che spettacolo imprevisto - e, ricevuta solenne promessa d’anonimato, esprime il timore: «Dopo Carlo Malinconico, non ci risparmieranno niente». Quello del rigore non soltanto contabile ma anche morale era il punto sul quale il governo dei tecnici - spiega il sottosegretario - intendeva marcare il maggior distacco. «E invece... Qualsiasi cosa potranno dire, la diranno». Non è propriamente un pregiudizio. Ieri, a Montecitorio, certi deputati parevano gattoni con la scintilla sull’artiglio». E ancora: «E così, a furia di metterla giù pesante, ci si stava quasi dimenticando di certificare la soddisfazione somma (ma non esibita) di una categoria sputtanatissima davanti al secondo caso (il primo fu l’abitazione con vista Colosseo di Filippo Patroni Griffi) di umana debolezza nell’esecutivo di teutonica tempra. «Perché non sono tecnici. Sono politici. E la politica è fatta da grandi politici, politici medi, politici piccoli e quaquaraquà», diceva ieri il liberale Giuseppe Moles. E sebbene non sia il caso di godere delle disgrazie altrui, pare confermarsi (attraverso il repubblicano Giorgio La Malfa) un antico detto: «In Parlamento il dieci per cento è meglio degli italiani, il dieci per cento è peggio, e il restante ottanta è l’Italia. Quindi, quando si pesca nella società civile, è come se si pescasse in Parlamento, né più né meno. Nessuno stupore». Sul sì all’arresto di Cosentino, da leggere un altro retroscena, quello siglato da Ugo Magri (“L’ultimo grande fiasco del Cavaliere con Bossi”) e il commento di Michele Brambilla (“Il doppio volto della Lega, garantista a giorni alterni”). Scrive Brambilla: «La giornata di ieri ci ha regalato un meraviglioso spaccato di come è intesa nel nostro Paese la questione morale. Dunque: in nome appunto della questione morale, la Lega Nord ha votato a favore dell’arresto del deputato del Pdl Nicola Cosentino, che la Lega stessa aveva fino a pochi mesi fa più volte salvato dall’arresto medesimo in nome della battaglia contro il moralismo giustizialista... Al di là dei casi specifici, quel che emerge è il ripetersi di un vecchio vizio: la questione morale viene agitata solo quando e se fa comodo. La Lega delle origini applaudiva le inchieste di Di Pietro perché le spianavano la strada. Poi s’è alleata a Berlusconi e allora guai a dar retta a quei giacobini dei magistrati: era pronta perfino a difendere i parlamentari del Sud accusati di mafia o camorra. Adesso è tornata all’opposizione e vuole riapparire limpida e pura ai propri elettori, così dice di sì all’arresto di Cosentino.»

E inoltre sui giornali di oggi:

ACQUA
IL MANIFESTO – Il caso liberalizzazioni e acqua continua a tenere la prima pagina de IL MANIFESTO. “L’imbroglio sull’acqua” è il titolo dell’articolo di Angelo Mastrandrea di spalla in prima che sottolinea come «I governi passano, le cattive abitudini a largheggiare, in taluni casi, sulle regole della democrazia restano, viene da dire a guardare come il governo Monti sta arando in queste ore, con abile strategia mediatica, il terreno delle liberalizzazioni (...)» Si citano le varie trasmissioni in cui è stato lanciato il tema e si sottolinea come nonostante alcune rassicurazioni si rischi. «(...) Insomma sarà pure di tutti finché cade dal cielo e scorre per torrenti e fiumiciattoli, ma quando viene incanalata in tubi e rubinetti l’acqua va affidata al profitto privato. Poco male, pur essendo noi di tutt’altra opinione, se di mezzo non ci fosse stato un voto pesante che ha affermato con nettezza il contrario. Ma evidentemente quello della gestione degli acquedotti è un boccone troppo ghiotto per essere abbandonato alle decisioni popolari (...)». A pagina 3 poi l’apertura ha l’eloquente titolo “Acqua, provano il blitz” e come spiega l’occhiello “Obiettivo: privatizzare la gestione, I comitati si oppongono”.

SAN RAFFAELE
LA REPUBBLICA - “Malacalza non rilancia ma contesta il San Raffaele è in mano a Rotelli”. Con 405 milioni il gruppo dell'imprenditore conquista l'ospedale di don Verzè. Ora la parola ai creditori che il 23 gennaio si riuniranno per valutare il piano di rilancio del gruppo ospedaliero e votarlo.

TIBET
AVVENIRE - Avvenire dedica una pagina ai “monaci torcia”. «“Quanti tibetani dovranno anco­ra sacrificarsi prima che il mondo si svegli?”. La doman­da di Thubten Samdup, rappresentante del Dalai Lama per l’Europa settentrionale e già membro del Parlamento tibetano in esilio, ha il senso di un appello». L’articolo di Stefano Vecchia rivela: «Un recente rapporto di Human Rights Wat­ch segnala che Pechino, nella contea di N­gaba dove si è registrato il maggior numero di atti di suicidio per protesta, spende per “ragioni di pubblica sicurezza” quattro volte e mezzo più della media della provincia del Sichuan».

CINESI A ROMA
CORRIERE DELLA SERA – A pagina 27: “Delitto, 10 mila cinesi in corteo”. Cronaca della giornata e commento di Dario Di Vico: “Il caso ha voluto, poi, che mentre nella capitale donne e uomini di entrambe le nazionalità sfilavano accanto uniti dall'omaggio a una giovanissima vita stroncata dal crimine, a Prato per la prima volta un incontro tra le autorità locali e l'ambasciatore cinese in Italia entrasse nel merito dei problemi e si rivelasse produttivo. Al punto da nominare un comitato di saggi della comunità asiatica che avrà il compito di tenere i rapporti con le autorità italiane. I due episodi, nati da circostanze assai diverse, fanno però somma positiva e introducono una discontinuità. Quella che era la comunità di stranieri «chiusa» per antonomasia si apre timidamente al dialogo e (speriamo) alla gestione comune della convivenza. Aggiungo che un terzo raggio di speranza arriva dai ragazzi della seconda generazione cinese in Italia che conoscono bene la nostra lingua, studiano nelle nostre università, amano il nostro Paese e in diversi casi vanno a lavorare per le aziende del made in Italy che esportano in Oriente. Possono essere forse loro il ponte più solido tra le due culture”.

IMMIGRATI
AVVENIRE - Avvenire racconta l’incontro del vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi, si è incontrato a Dakar, capitale del Senegal, con i familiari di Samb e Diop, i due senegalesi uccisi a Firenze dal pistoiese Gianluca Casseri. «Un gesto di attenzione e solidarietà da parte nostra, ricambiato da un calore umano che mi ha particolarmente colpito e commosso», ha detto il vescovo. «Quello che sui giornali è una semplice notizia», prosegue il commento di mons. Bianchi, «quando si incontrano le persone diventa tragedia con volti visibili e vite concrete: i familiari si sono presentati con grande dignità e grande tristezza; venivano dai villaggi interni dopo un viaggio lungo e difficile; si erano messi il vestito migliore. Noi ci siamo resi conto in presa diretta di come il gesto dell'omicida abbia reciso il filo della speranza per due famiglie, soprattutto per una bambina di 13 anni che non ha mai visto il padre e per un bimbo di 5 anni».