Adozioni

Legge 184/83. Single, kafala e nascituri: Aibi fa la rivoluzione

30 Agosto Ago 2012 1353 30 agosto 2012

Tempi certi, servizi sociali ed enti autorizzati protagonisti del percorso di idoneità, tra le proposte. Tra le novità l'adottabilità dei nascituri. Il dibattito è aperto

  • ...
Bambino Mano
  • ...

Tempi certi, servizi sociali ed enti autorizzati protagonisti del percorso di idoneità, tra le proposte. Tra le novità l'adottabilità dei nascituri. Il dibattito è aperto

Una storia come quella descritta dal film Juno in Italia non si può realizzare. Almeno fino ad ora. L’adolescente statunitense che, incinta, decide di non abortire e dare in adozione il bambino conoscendo e selezionando la famiglia a cui affidarlo, a oggi rappresenta una “storia all’americana” che le leggi italiane non permettono e non contemplano. Ma in futuro c’è chi spera che qualcosa di simile possa accadere anche da noi. Perché l’introduzione nella nostra legislazione dell’adozione del nascituro è una delle tante novità normative che Aibi, l’associazione amici dei bambini, vorrebbe realizzare in Italia. Una bozza di riforma della legge sull’adozione internazionale è stata presentata a Monte Colombo, centro sulle colline riminesi, nel corso del convegno internazionale dal titolo “Oltre l’aborto la speranza nell’abbandono”.
Ha scelto proprio la tradizionale cornice della settimana di convivenza delle famiglie di Aibi, Marco Griffini per lanciare ufficialmente una proposta di riforma della legge 184/83 e delle successive modificazioni. «In occasione delle Giornate dalla Famiglia a Milano avevano presentato il manifesto “Oltre la crisi” che ha già raccolto diecimila firme. Ora quei sei punti sono diventati degli articoli di riforma e da qui partiremo per cambiare».
È una rivoluzione quella che ha in mente Marco Griffini, necessaria per contrastare il declino apparentemente irreversibile delle adozioni internazionali, praticamente dimezzate dal 2006, quando le idoneità dichiarate dai tribunali furono 6.273, al 2011 ridotte a 3.179. Tra i punti qualificanti di questa proposta che nelle prossime settimane sarà presentata in incontri organizzati da Aibi un po’ in tutta Italia, anche una significativa riduzione dei costi «senza appesantire il bilancio statale» sottolinea Griffini che prevede anche il passaggio delle adozioni internazionali, della Cai, sotto il ministero degli esteri «Se non saranno inquadrate tra gli obiettivi del Mae non sarà veramente garantita la sussidiarietà, questo permetterà un miglior coordinamento anche dei progetti di cooperazione nei Paesi in cui vengono fatte le adozioni».
La rivoluzione che ha in mente Griffini è anche una rivoluzione culturale perché l’idea è quella di passare dalla selezione all’accompagnamento degli aspiranti genitori adottivi, con un’apertura a quelle che vengono definite “accoglienze innovative”. L’obiettivo è infatti di aprire all’istituto della kafala, all’adozione dei single per i minori con bisogni speciali, i cosiddetti special needs (minori con disabilità fisiche o mentali, minori con età superiore ai 7 sette anni o gruppi di fratelli), ma anche all’adozione del nascituro «con l’obiettivo di contrastare l’aborto» ricorda Griffini che aveva aperto il convegno di Aibi con la domanda «perché abortire quando puoi abbandonare?»

Nel dettaglio la proposta che si presenta con un vero e proprio articolato di riforma normativa. Per quanto riguarda il prima si prevede un vero e proprio accompagnamento all’idoneità realizzato attraverso un percorso congiunto tra servizi sociali ed enti autorizzati, tempi certi per l’ottenimento di un’idoneità sostanziale e non formale. In pratica si passerebbe a una forma amministrativa, come avviene negli altri Paesi europei. Per il post adozione si prevede il sostegno obbligatorio della famiglia.
Cambi anche per quanto riguarda i costi, l’idea è quella di favorire al massimo la trasparenza e stabilire dei “costi standard” mettendo in campo delle vere e proprie economie di scala e arrivare a un regime di convenzione tra enti autorizzati e pubblica amministrazione. Tra gli obiettivi anche quello di arrivare alla totale gratuità per le coppie meno abbienti facendo riferimento ai criteri Isee. Una delle proposte, sotto la voce “risparmi” è l’abolizione delle agenzie regionali per l’adozione.

A sollevare il dibattito tra le stesse famiglie presenti al convegno l’introduzione nella normativa italiana di novità quali la kafala (istituto di affidamento di un minore in vigore nei paesi islamici che non ha corrispondenza in Italia), l’affidamento internazionale, i soggiorni a scopo adottivo e appunto l’adozione del nascituro che sarebbe regolata dai tribunali presso i quali tenere il registro delle coppie disponibili all’adozione. L’abbinamento tra nascituro e persone disponibili all’adozione sarà a cura del tribunale. Questo tipo di adozione Aibi l’ha pensato sia per l’ambito nazionale sia per quello internazionale nei Paesi in cui questo è previsto dalla normativa.