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5 per mille stabile a furor di popolo

31 Ottobre Ott 2012 1118 31 ottobre 2012

Uno studio mette per la prima volta sotto la lente gli italiani che da sei anni scelgono questo stumento, e scopre che è amato dalle famiglie e dai ceti popolari. Cittadini consapevoli che vorrebbero fosse stabilizzato al più presto

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Uno studio mette per la prima volta sotto la lente gli italiani che da sei anni scelgono questo stumento, e scopre che è amato dalle famiglie e dai ceti popolari. Cittadini consapevoli che vorrebbero fosse stabilizzato al più presto

Uno strumento popolare, amato soprattutto dalle famiglie, dal ceto medio, dai pensionati, da chi vive in provincia; uno strumento che si sceglie consapevolmente, non si lascia con facilità e crea legami, fiducia, perfino amore. Tanto che più di due italiani su tre vorrebbero che si trasformasse presto il legge.

E' il 5 per mille così come emerge dal primo studio (in allegato, una sintesi) che analizza "il peculiare microcosmo dei contribuenti" che lo scelgono, tracciandone un identikit sociale e culturale. La ricerca, commissionata all’Isfol dall’Osservatorio nazionale dell’Associazionismo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, risponde quindi a un’esigenza conoscitiva in un momento decisivo per la maturazione anche normativa del 5 per mille: fa conoscere cioè chi sono gli italiani che sostengono in questo modo il terzo settore per poter arrivare con cognizione di causa alla sua stabilizzazione. Per fare questo, l'Isfol ha intervistato tra 2011 e 2012 un campione di contribuenti che ha destinato il proprio 5 per mille agli "enti del volontariato", cioè principalmente alle onlus e alle associazioni di promozione sociale.

La ricerca
Lo studio parte dai numeri del 5 per mille: nel 2006, al suo debutto, l'avevano già scelto oltre 15,5 milioni di contribuenti (pari al 60% del totale) contro una previsione del 40%; quell'anno l'ammontare complessivo destinato agli oltre 37mila beneficiari fu di 345 milioni, un dato che è salito costantemente negli anni successivi fino a toccare quota 420 milioni nel 2009; nel 2010, per colpa di un taglio netto (e ancora non spiegato) deciso dal governo, sono stati destinati solo poco più di 381 milioni contro i 463 che gli italiani avevano devoluto. Quello che l'Isfol tace, infatti (non volutamente, ci mancherebbe), è che negli ultimi anni la dote del 5 per mille che dovrebbe essere "intoccabile" è stata invece erosa per tappare buchi di bilancio non meglio specificati.

Ma andiamo avanti. Per quanto riguarda i destinatari, le onlus e il volontariato fanno la parte del leone, aggiudicandosi circa i due terzi dei contributi: nel 2010, ultimo anno considerato dall'Isfol, siamo a più del 65% delle scelte, ovvero più di 10 milioni di contribuenti. Sempre nel 2010, la ricerca scientifica e sanitaria si aggiudicano circa il 15% delle scelte ciascuna, mentre seguono più staccate le associazioni sportive (4%) e i Comuni (solo il 2%).

La scelta
Ma come i contribuenti arrivano a conoscere il 5 per mille, e quali sono i motivi che li portano a scegliere il beneficiario? La modalità di conoscenza dello strumento fiscale è soprattutto diretta: il 26,5% dei contribuenti conosce un'associazione che gliene ha parlato, un 8,8% sceglie su consiglio di amici e l'1,2% grazie a banchetti informativi degli enti. Soltanto al terzo posto troviamo i cittadini che hanno impattato il 5 per mille attraverso i media (TV, radio, giornali e pubblicità, mentre un altro 31,3% ha scelto a seguito di una sollecitazione del professionista che si occupa della dichiarazione dei redditi. Quanto alla scelta particolare del beneficiario, la fiducia sembra essere la risorsa principale che guida il contribuente. I cittadini donano il loro 5 per mille alle realtà che conoscono bene, direttamente o attraverso persone affidabili, che si occupano di “chi è meno fortunato” (per il 48% dei casi). Le risposte degli intervistati suggeriscono infatti che il 5 per mille rappresenta un atto mirato e intenzionale, una scelta consapevole e ponderata.

Non a caso il 94,3% dei cittadini afferma di aver indicato uno specifico ente: nel settore sanitario nel 38,4% dei casi, seguito dall’assistenza sociale (29,5%) e, al terzo posto, dall’istruzione e ricerca (19,0%). Il 32,6% dei contribuenti indica tra i motivi di scelta la condivisione del pensiero che ispira l’organizzazione che sostiene, un altro 24,3% decide di destinare il 5 per mille ad associazioni che conosce direttamente o attraverso chi vi lavora e ancora un 10% dona all’associazione nella quale opera come volontario. Solo nel 24,5% dei casi è indicata come principale criterio di scelta il tipo di iniziative promosse, ed è invece minima la percentuale (solo il 3,7%) di chi dona il proprio 5 per mille a enti suggeriti da chi ha compilato la denuncia dei redditi.

Il contribuente
Innanzitutto, il cittadino che sceglie di destinare il 5 per mille è un tipo fedele, che ci crede davvero. La quasi totalità degli intervistati (88,2%) dichiara infatti di aver firmato il 5 per mille anche nella precedente dichiarazione dei redditi, e ben l’83,5% è già certo di destinarlo per l’anno venturo, mentre un altro 13,6% donerà la quota con molta probabilità (in totale, il 97,1% è piuttosto certo di donare l’anno che verrà). Non stupisce quindi che più di due intervistati su tre (66,7%) ritengano necessaria l’emanazione di una legge che stabilizzi il funzionamento del 5 per mille.

Per il resto, l'identikit del contribuente generoso riserva qualche sorpresa. Dalla ricerca emergono infatti due profili molto omogenei al proprio interno: il primo costituito da “pensionati urbani a reddito mediobasso” e il secondo formato da “occupati di classe media residenti in provincia”. Uno status sociale “ordinario”, lo definisce l'Isfol: famiglie con figli (le coppie con figli sono in maggioranza: il 56,4%), di classe media, istruite, ma non per questo di status elevato; pensionati che vivono in città, un contesto dove è più complesso far fronte ai propri bisogni sociali. "Sebbene, quindi, si tratti di uno strumento attivo solo da pochi anni", nota l'Isfol, "il 5 per mille è entrato a far parte delle abitudini della fascia mediana della popolazione italiana; in altre parole è un comportamento che non riguarda le élites, ma l’Italia popolare".

Nella foto, l'efficace campagna 5 per mille della Fondazione Meyer