Azzardo

Arci, no slot

30 Novembre Nov 2012 1619 30 novembre 2012

La battaglia contro le slot machine entra anche nei circoli Arci. A partire dalla Toscana, dove anche le Acli si interrogano, come testimonia il servizio di Daniele Biella pubblicato sul numero del mensile di ottobre (numero 26) che trovate qui in versione integrale

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La battaglia contro le slot machine entra anche nei circoli Arci. A partire dalla Toscana, dove anche le Acli si interrogano, come testimonia il servizio di Daniele Biella pubblicato sul numero del mensile di ottobre (numero 26) che trovate qui in versione integrale

«Fino a pochi anni fa ben 28 dei 76 circoli Arci del nostro territorio erano invasi da videopoker e slot machine. Ora, finalmente, ce ne siamo liberati». È stata poco meno di una battaglia campale quella che ha condotto Sergio Marzocchi, presidente di Arci Empolese e Val d’Elsa, per riconvertire in luoghi di pura e sana aggregazione quegli spazi in cui troneggiavano le macchinette mangiasoldi, il cui ricavo, per alcuni circoli, arrivava anche al 40% del fatturato annuale.

Il punto di partenza è stato il bilancio sociale: «Nel 2003 abbiamo avviato un percorso di riflessione sul valore etico della nostra associazione: tra i motivi del nostro modo di fare volontariato e promozione sociale c’è anche la lotta all’azzardo», racconta Marzocchi. «Così, per i cinque anni successivi, siamo andati di circolo in circolo per trovare una posizione comune, fino a quando in assemblea abbiamo stabilito che tali macchine andavano bandite. Solo tre dei 76 circoli non ci sono stati, e sono usciti, purtroppo, dall’Arci». Nessuno dei circoli rimasti senza i guadagni facili delle slot è andato in rosso, grazie a solidarietà e lungimiranza. «Prima sono stati aiutati con un fondo comune, poi si è stabilito un piano di rilancio che ha potenziato le attività aggregative, come ballo liscio, cene sociali, gite», spiega Marzocchi, un presidente che può contare su 14mila soci e 800 volontari in un territorio di 160mila abitanti.

L’esempio di Empoli e Val d’Elsa è stato preso a modello di recente da molti circoli di Genova e provincia, dove l’azzardo, presente in più del 50% dei 160 circoli, sta vivendo un boom inaspettato, che una raccolta firme di 200 volontari Arci (in primis il presidente provinciale) vuole arginare.
Opposta, invece, la situazione in Emilia Romagna, cuore storico dell’ente, dove molti residenti di circolo rivendicano la loro scelta di mantenere le macchinette. «Io sono contrario alla loro presenza, ma nella nostra associazione non esistono diktat, piuttosto ci stiamo interrogando seriamente sul tema», spiega Paolo Beni, presidente nazionale Arci.

Proprio Beni però rivela che nella Carta di impegno dei circoli (la prima del suo genere, in via di pubblicazione) è inserito «uno specifico riferimento alle slot. Si dice infatti che una buona ricreazione deve stabilire paletti per prevenire gli abusi, le dipendenze e la solitudine delle persone».
Beni non si nasconde, sa bene che si parla di «una fonte di proventi economici importanti », ma sentenzia: «Vale di più la coerenza. Naturalmente senza divieti, piuttosto con un percorso di consapevolezza e ricerca delle alternative al gioco d’azzardo». Tutti a studiare nell’empolese, allora.

La situazione oggi:
È passato qualche mese da questo articolo. Il sasso lanciato dall'Arci Empolese ha però smosso le acque. Anche le Acli infatti hanno fatto propria la scelta di togliere dalle proprie sedi le slot machine.
In allegato il manifesto della tavola rotonda Arci sulle macchinette d'azzardo.