Azzardo

Addio Lotto, l’Italia in crisi gioca sulle slot machine

8 Gennaio Gen 2013 1934 08 gennaio 2013

Crolla il gettito fiscale del gioco d'azzardo: quasi 800 milioni in meno sul 2011, in crisi Superenalotto e WinforLife. Le slot tengono, mentre si allargano le ludodipendenze

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Crolla il gettito fiscale del gioco d'azzardo: quasi 800 milioni in meno sul 2011, in crisi Superenalotto e WinforLife. Le slot tengono, mentre si allargano le ludodipendenze

di Sirio Valent da Diritto di critica

Gli italiani si sono stancati di scommettere – e perdere. Le lotterie promettono tanto e rendono poco, soprattutto quelle tradizionali. Le videolottery piacciono di più, insieme ai videopoker: ma le vincite qui restano minime, e subito vengono rigiocate – e perse. I conti li ha fatti il Tesoro: nel 2012 il gettito fiscale derivante dai giochi è diminuito di oltre il 6%, quasi 800 milioni di euro in meno da gennaio ad oggi. Ma se calano i soldi in ballo, non così diminuisce il popolo dei giocatori patologici: in Italia sono 200mila a livello di dipendenza grave e quasi un milione a rischio.

Il Ministero dell’Economia, nella relazione annuale, fa i conti sulle entrate del 2012. Bene l’Imu (e ci mancherebbe) e le ritenute dirette, che hanno fruttato allo Stato oltre 14 miliardi di euro rispetto al 2011. Scontata anche la brutta performance dell’Iva, che ha raccolto il 4,8% in meno (la gente, guarda caso, compra di meno in tempo di crisi). Interessa però il capitolo sul gioco d’azzardo, fonte sempre più importante di gettito per lo Stato, con grave danno per la salute dei cittadini: dopo anni di crescita, è iniziata un’inversione marcata.

Scrive il MEF: “Le entrate relative ai giochi nel periodo gennaio-novembre 2012 si riducono complessivamente del 6,3% (-798 milioni di euro). Tra queste si evidenzia l’andamento positivo delle lotterie istantanee (+0,5%, pari a +7 milioni di euro) e delle entrate derivanti dagli apparecchi e congegni di gioco (+2,0%, pari a +70 milioni), mentre risultano in calo le entrate relative ai proventi del lotto (-8,9%, pari a -554 milioni di euro)”.

Tiriamo qualche considerazione. Il gioco d’azzardo legalizzato ha garantito allo Stato circa 13 miliardi di euro nel solo 2011, praticamente una manovra economica di piccolo cabotaggio. Quest’anno le cose vanno peggio, l’erario ha perso quasi 800 milioni di euro: per le casse statali è un male, per la salute dei giocatori potrebbe essere un bene. Meno tempo e meno denaro investito in scommesse, lotterie e macchinette. Ma le cose sono più complesse.

Gli italiani giocano sempre di più alle slot machine, ai videopoker e alle videolottery: è l’unico settore controllato dallo Stato in netta crescita. Le puntate sono piccole e ripetute, sempre reinvestite, creano dipendenza. E si allarga il fenomeno al videopoker online: introdotte il 3 dicembre 2012, hanno raccolto 122 milioni di euro fino ad oggi a fronte di una spesa (differenza tra raccolta e vincite) di appena 8 milioni di euro.

Il Lotto, e tutti i suoi derivati, è in caduta libera. Superenalotto ha perso dal 2003 al 2011 un quarto delle entrate, Win for Life addirittura il 75%: le scommesse ippiche sono scese del 20% e il Gratta e Vinci limita i danni (si fa per dire) perdendo il 15%. Il lotto è forse il gioco più in crisi, con 550 milioni di euro in meno nel 2012 rispetto al gettito dell’anno scorso. Perché? C’entra la concorrenza del gioco “facile e rapido” online, ma anche le vincite: il lotto restituisce in vincite il 45% della raccolta, i videopoker il 97%. Anche se si tratta di somme minime, che vengono subito rigiocate: nessuna svolta nella vita, solo la sensazione di aver vinto qualcosa (fatto qualcosa di buono) una volta al giorno.

In tutto questo, la salute degli italiani peggiora. Secondo Paolo Jarre, direttore del Dipartimento Patologia delle Dipendenze dell’Asl Torino 3, “circa 4-5milioni di italiani scommettono somme importanti rispetto al proprio patrimonio. Poco meno di un milione di italiani gioca in modo francamente problematico, con problemi sul piano relazionale, familiare, sul lavoro. Infine sono 200.000 i giocatori patologici”. Jarre sottolinea che “la crisi accentua il problema, perché meno si ha da perdere più si è propensi al rischio”, e soprattutto che “l’aggressività dell’offerta di gioco è un fattore fondamentale della diffusione di questa patologia”. Chiunque di noi dal mattino alla sera è bombardato da almeno 40-50 messaggi: radio, tv, banner su internet, giornali invitano in qualche modo al gioco.

Se lo Stato ha tentato di competere sul fronte delle scommesse (investendo milioni di euro in pubblicità per spingere gli italiani a giocare, e ad incrementare le entrate erariali), sembra che abbia perso contro le slot machine e le videolottery. Ma i veri sconfitti sono i cittadini, i meno istruiti e con minor reddito, che nel gioco d’azzardo perdono la salute e il (poco) denaro in mano.