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Baio Dossi: «Basta ambiguità, dallo Stato un messaggio chiaro contro l’azzardo»

25 Gennaio Gen 2013 1757 25 gennaio 2013

La senatrice lombarda, in prima fila nell’aderire al Manifesto di Vita, fa il punto su azioni e indecisioni del governo e lancia nuove proposte per arginare la dipendenza da gioco

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Baiodossi
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La senatrice lombarda, in prima fila nell’aderire al Manifesto di Vita, fa il punto su azioni e indecisioni del governo e lancia nuove proposte per arginare la dipendenza da gioco

Decisa a vincere la battaglia. La senatrice Emanuela Baio Dossi (originaria della Brianza monzese, ex Pd, poi passata all’Api, in lista nelle prossime elezioni con Scelta civica di Mario Monti), è senza dubbio tra i politici più in prima linea nel Parlamento uscente sul tema della lotta all’azzardo: grazie anche al suo contributo è in attesa di approvazione definitiva il Decreto legge che inserisce la ludopatia, la dipendenza da gioco, nei Lea, Livelli essenziali di assistenza. “Ma potevamo fare ancora di più”,rivela a Vita.it dopo aver firmato con convinzione il Manifesto No Slot lanciato dalla testata contro la diffusione della piaga dell’azzardo.

Poteva impegnarsi di più il Governo sul tema gioco d’azzardo?
Sì. Personalmente, e assieme a un gruppo di almeno una dozzina di senatori ‘agguerriti’ sul tema (tra questi Mario Baldassarri, Mariapia Garavaglia, Daniele Bosone, Cristina De Luca, ndr), sono contenta di aver portato avanti istanze che si sono rivelate utili come l’inserimento della ludopatia nei Lea. In generale, però non ci sono stati i risultati sperati: si è affrontato l’aspetto della degenerazione e della dipendenza, e questo va dato atto soprattutto ai ministri Balduzzi e Riccardi, ma si è rimasti indietro sulla prevenzione. Il prossimo governo dovrà prendere di petto la materia, perché non si può più aspettare.

Che aspetto l’ha convinta sull’urgenza della questione?
Da quando ho cominciato a sollevare il tema in Parlamento e in altre occasioni pubbliche, decine di famiglie si sono rivolte a me disperate per la situazione di loro cari, rovinati dalla dipendenza dal gioco e che mettono a repentaglio anche la serenità dei parenti. La dipendenza cancella le capacità razionali dell’individuo, lo rende incapace di reagire, di provare sentimenti. Lo Stato non può e non deve abbandonare queste persone e le loro famiglie. Con la ludopatia nei Livelli essenziali d’assistenza si lanci finalmente il messaggio che il gioco, se ripetuto, diventa compulsivo e degenera in qualcos’altro. Ma ora è il momento di norme più stringenti, sia sull’aspetto punitivo per chi non rispetta le regole, sia nel trovare le giuste forme di prevenzione. Partendo però da un punto fermo: basta ambiguità nelle decisioni statali.

A cosa si riferisce?
È ora che lo Stato italiano faccia chiarezza anche dal punto di vista economico: nessun proibizionismo, ma non si possono introdurre nuovi giochi, e quindi invogliare nuova gente a giocare oppure far ‘ricascare’ i vecchi giocatori, solo per recuperare fondi in contesti di emergenza, ad esempio quanto avvenuto con una delle ultime alluvioni. Questo atteggiamento è scandaloso, il messaggio lanciato è terribile e controproducente anche a livello economico, perché stato dimostrato che non si fa cassa aumentando i giochi, perché per la maggior parte si assiste a un movimento di giocatori seriali da un gioco all’altro. La posizione ambigua dello Stato è il vero tasto dolente di oggi: bisogna ridefinire il patto sociale con i cittadini, con nuove proposte che facciano capire che non è nell’interesse statale guadagnare sulla dipendenza da gioco della propria popolazione.

Ha una proposta sul tema?
Si può iniziare alzando l’imposizione fiscale su alcuni giochi d’azzardo, oggi clamorosamente bassa. Molte lotterie, e in particolare le slot machine e i giochi online, pagano tasse davvero basse, anche del 3%: un’inezia se confrontata al 21% che pagano i cittadini, ad esempio sui beni primari e sul vestiario. La proposta è quella di parificare l’imposizione su tutti i giochi al valore dell’Iva, servirebbe in primo luogo a disincentivare dal mettersi a giocare in continuazione. Anche perché l’immagine che ne deriva oggi è a mio avviso sottile ma diabolica: puoi fare a meno di vestirti, ma gioca liberamente.

Cosa si aspetta dal governo che uscirà dalle elezioni di febbraio?
Che affronti la questione con freddezza e determinazione. È un campo difficile e spinoso, molti anche nello stesso Parlamento la pensano diversamente da me e da chi è convinto che sia ineludibile una battaglia civile contro l’azzardo, così come sono di parere opposto le associazioni di categoria. Ma noi siamo fin da subito disponibili al dialogo. L’importante è che nella prossima legislatura il tema sia più che prioritario.