Sanità

Assistenza domiciliare, una sfida non più rinviabile

17 Giugno Giu 2013 1722 17 giugno 2013

Domani l'assemblea di FederazioneSanità, l’organizzazione che raccoglie centinaia di cooperative di medici, infermieri e farmacista. Il presidente Giuseppe Milanese anticipa a Vita.it alcuni contenuti della proposta che lancerà

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Domani l'assemblea di FederazioneSanità, l’organizzazione che raccoglie centinaia di cooperative di medici, infermieri e farmacista. Il presidente Giuseppe Milanese anticipa a Vita.it alcuni contenuti della proposta che lancerà

La slide che meglio racconta la situazione italiana è la numero 35: un grafico sulla percentuale di popolazione over 65 in Assistenza domiciliare integrata. L’Italia è distaccatissima all’ultimo posto, con oscillazioni dal 2,9% di Milano allo 0,7% di Roma. In Europa, sono tutti sopra l’8%. È sulla base di questi numeri che Giuseppe Milanese, presidente dei Federsanità s’appresta domani, in occasione dell’Assemblea dell’organizzazione e alla presenza del neo ministro Lorenzin e di tanti governatori regionali, a lanciare il suo modello. «Se solo portassimo questa percentuale al 3,2%, creeremmo 109mila nuovi posti di lavoro per giovani. Oggi siamo in una situazione paradossale, perché oltre ad avere una percentuale bassissima, abbiamo un sproposito di parcellizzazione degli interventi: in media sono 25 all’anno per utente. Va rilanciata e riorganizzata: la sanità di territorio è una delle vere professioni emergenti del prossimo futuro: dobbiamo attrezzzarci al più presto. FederazioneSanità si è già mossa in questa direzione, promuovendo la formazione di Consorzi Territoriali, che sono aggregazioni operative delle Cooperative (farmacie, di medici, di fisioterapisti…) di settore esistenti nelle diverse regioni».

E quali sono le proposte che Federsanità lancia al Governo?
«Innanzitutto incentivi, compresi quelli fiscali, allo sviluppo di assistenza domiciliare integrata per spostare la spesa spi assistenza primaria, oggi carente per non dire assente in molte regioni».
Un sistema in cui sulle cure primarie lo stato faccia da regolatore e il privato non profit da produttore di servizi? «Esattamente. Attraverso la froma dell’accreditamento, magari passando per una fase sperimentale che veda la promozione di forme avanzate di parternaiato pubblico- privato non profit, per l’affidamento in gestione di servizi domiciliari complessi di cure primarie e anche di strutture residenziali, semiresidenziali e intermedie in rete con i servizi domiciliari».

In tutto questo un ruolo chiave lo avranno i Medici di famiglia?
«Certamente. È una figura da rivedere e valorizzare. Potrebbero rappresentare l’elemento di controllo del territorio fino a poter gestire budget territoriali correlati all’assistenza. Realizzare una rete territoriale fra tutti i soggetti che si occupano di assitenza primaria, che avrebbe valenza di motore economico e sviluppo dell’occupazione».

Dal punto di vista economico il sistema non può però attingere solo dalla spesa pubblica…
«La strada è quella di favorire lo sviluppo della mutualità integrativa, come forma di gestione del risparmio privato destinato a fini sanitari con effetti di alleggerimento della pressione sulla spesa pubblica».