Adozioni e Affido

Calano le famiglie disponibili all'affido

9 Settembre Set 2013 2017 09 settembre 2013

I dati nel convegno in corso a Padova. Vecchiato: «L’affido non è una soluzione per raddrizzare i bilanci degli enti pubblici. È un mezzo da usare con responsabilità, accompagnando le famiglie».

  • ...
Calano le famiglie disponibili all'affido
  • ...

I dati nel convegno in corso a Padova. Vecchiato: «L’affido non è una soluzione per raddrizzare i bilanci degli enti pubblici. È un mezzo da usare con responsabilità, accompagnando le famiglie».

«Le famiglie disponibili all’affido stanno diminuendo. Chiedono di non essere solo selezionate e formate, ma soprattutto accompagnate e sostenute». Potrebbe stare in questa parole di Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan, la sintesi della prima giornata dei lavori del meeting "Le forme dell’affido in Europa: cosa sappiamo degli esiti e delle condizioni di efficacia?" organizzato dalla Fondazione Emanuela Zancan di Padova con l'International Foster Care Research Network, l'associazione internazionale per la valutazione di esito in area infanzia e famiglia (iaOBERfcs), la Fondazione Paideia di Torino.
Guardando alle esperienze di affido realizzate nei 15 Paesi presenti, si vede lo svolgersi di una sorta di “storia” dell’affido. «È come fare un viaggio nel tempo – commenta Vecchiato -. Paesi come la Lituania, il Portogallo e la Croazia rappresentano una prima fase, l’affido come lotta alla istituzionalizzazione, caratterizzato da grandi speranze. L’Italia, al pari di Germania e Francia, si pone delle domande: è proprio così che vanno fatte le cose? L’affido ha mantenuto le sue promesse? Il futuro lo prefigurano ad esempio Paesi Bassi, Svezia, Inghilterra, dopo aver condotto studi indipendenti. Mostrano che l’affido non è buono di per sé, dipende dai casi, dai problemi e da come vengono affrontati. L’affido non è una soluzione per raddrizzare i bilanci degli enti pubblici. È un mezzo (non un fine) da usare con responsabilità, verificando i suoi esiti nel breve periodo e non solo dopo molti anni».

Secondo le ultime stime disponibili in Italia a fine 2010 erano 29.309 i ragazzi fuori della famiglia (il 2,9 per mille della popolazione minorile complessiva). Profondissime le disuguaglianze: il tasso di allontanamenti varia notevolmente a seconda della regione considerata. Si va dall’1,6 ogni mille bambini dell’Abruzzo a un massimo di 4,7 per mille della Liguria: i dati medi sono del 3,1 per mille a Nord-Ovest, del 2,9 per mille a Nordest, del 3 per mille al Centro, del 1,6 per mille al Sud e del 3,5 per mille nelle Isole. «Queste differenze non sono spiegabili con bisogni di maggiore o minore intensità - precisa Vecchiato -. Ci parlano della maggiore o minore presenza di risorse e capacità professionali per affrontare i problemi presenti nei territori». La seconda disuguaglianza è anagrafica ed esistenziale: con il crescere dell’età prevale l’accoglienza nelle comunità residenziali (82% tra i 14 e i 17 anni). Per i bambini tra 0 e 2 anni l’affido è messo in atto nel 73% dei casi, scendendo a quota 35% tra gli 11 e i 13 anni e arrivando al 18% tra i 14 e i 17 anni.