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La legge di stabilità secondo il viceministro Guerra

24 Ottobre Ott 2013 2031 24 ottobre 2013

Difende il miliardo e mezzo messo sul sociale. Annuncia che a metà 2014 la social card sperimentale sarà estesa a tutta Italia. Nega interventi sull'accompagnamento. Su 5 per mille e penalizzazione nel pensionamento di chi usa la 104 si arrende ai conti. Faccia a faccia con il viceministro

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Difende il miliardo e mezzo messo sul sociale. Annuncia che a metà 2014 la social card sperimentale sarà estesa a tutta Italia. Nega interventi sull'accompagnamento. Su 5 per mille e penalizzazione nel pensionamento di chi usa la 104 si arrende ai conti. Faccia a faccia con il viceministro

Questa mattina la prima notizia che le avranno dato è stata quella della morte di Raffaele Pennacchio, uno dei malati di Sla che con il Comitato 16 Novembre stava da due giorni protestando sotto il Ministero dell’Economia. Giusto ieri Raffaele Pennacchio – 55 anni, due figli, medico e malato di Sla – sedeva al tavolo con il viceministro Maria Cecilia Guerra, il sottosegretario Pier Paolo Baretta e il sottosegretario Paolo Fadda e aveva strappato al Governo l’impegno ad aumentare, durante la discussione della legge di stabilità, il fondo per la non autosufficienza. Il viceministro Guerra dice subito di essere «molto colpita e addolorata dalla improvvisa scomparsa del dottor Pennacchio, di cui ho apprezzato l’impegno e la determinazione».

L’aumento del fondo per la non autosufficienza ci sarà? Di quanto?
Abbiamo preso questo impegno. Certo agiamo dentro vincoli di bilancio molto stretti e personalmente avrei voluto che ci fossero fin da subito più risorse, perché siamo consapevoli che servirebbero. Ma dobbiamo muoverci dentro i saldi individuati, imprescindibili.

Un secondo fatto di cronaca è la bocciatura in Commissione bilancio della Camera dell’emendamento che - considerando come giorni effettivi di lavoro quelli coperti da contributi figurativi per la legge 104 e per i congedi parentali - andava a sanare la penalizzazione di tanti lavoratori al momento della richiesta della pensione anticipata. Si salvano solo i donatori di sangue in virtù della copertura minima necessaria, pari a 14,2 milioni di euro. A che punto siamo?
Non siamo a nessun punto, nel senso che nessuno dei decreti è arrivato a conclusione ma sono ancora in discussione in Aula. Posto questo quadro, abbiamo due problemi diversi. Il primo riguarda la contribuzione figurativa – come la donazione di sangue, la 104, la maternità facoltativa – che non vengono considerati ai fini dell’anticipo. Su questo l’emendamento che per ora ha trovato copertura è quello che riguarda la donazione di sangue.

Il ministro Giovannini però aveva detto in Aula di aver dato parere favorevole anche su un emendamento che sanasse il problema di chi ha usufruito della 104.
C’è un problema di copertura, non concettuale. Probabilmente l’estensione potrebbe riguardare altre categorie, ma il parere sulla copertura non dipende da noi.

È stata quantificata almeno? Il sottosegretario Giorgetti ha dato delle cifre sulla donazione di sangue (14,2 milioni da qui al 2017) ma per maternità e 104 si è limitato a dire che si andrebbero a «determinare nuovi o maggiori oneri – presumibilmente di sensibile entità – privi di quantificazione e copertura finanziaria».
Non lo so. La materia lavoristica non è nelle mie deleghe, non posso andare oltre.

C’è margine in aula per recuperare nella discussione parlamentare o successivamente?
Non glielo so dire.

Il secondo problema qual è?
C’è invece un altro emendamento approvato dalle commissioni al decreto 102, quello sull’Imu, che riguarda la 104 e in particolare i salvaguardati. Ricorderà che a un certo punto sono stati salvaguardati quanti in un certo periodo del 2011 erano in congedo con la 104, ma solo per figli. Adesso invece è passato un emendamento che estende la platea ad altri 2.500 lavoratori, che erano sì in congedo nello stesso periodo per la 104 ma per assistere altri famigliari, non i figli. Questa platea potrà ricadere nella salvaguardia e purché maturi i requisiti di età entro il 2014, rientrerà nel precedente regime pensionistico. Questo emendamento è coperto.

A metà settembre il ministro Giovannini presentò il SIA, il Sostegno per l’Inclusione Attiva, e disse che era intenzione del Governo «avviare l’inclusione di questo strumento nella legge di stabilità 2014». Nella legge di stabilità invece il Sia non c’è, come non c’è alcuna misura organica di contrasto alla povertà. C’è solo il rifinanziamento della vecchia social card di Tremonti. Un’altra resa ai conti?
La commissione di esperti che io ho presieduto ha indicato in almeno 1,5 miliardi la cifra minima necessaria per realizzare una misura che sia davvero universale, cioè diretta a tutte le persone in povertà senza categorialità. Quello è l’obiettivo a cui tendere. La nostra idea è di arrivarci partendo dalle sperimentazioni che abbiamo in corso, quella della social card sperimentale, che è analoga perché associa a un trasferimento monetario un percorso di attivazione. Nella legge di stabilità grandi risorse non sono state trovate. Il problema è anche che finché non hai le risorse necessarie per fare il salto non puoi abbandonare l’unica misura che hai contro la povertà, che è la social card tradizionale, perché lasceresti senza quel piccolo aiuto 450mila soggetti. La nostra idea – ed è scritto così nel testo – è che anche a partire dalle risorse individuate nella legge di stabilità, si possa in corso d’anno fare un’uscita progressiva dalla social card tradizionale e un ingresso progressivo nel nuovo strumento, che estenda su tutto il territorio nazionale la sperimentazione che al momento è nelle 12 città più grandi e nel mezzogiorno. Contiamo di fare questo passaggio nella seconda metà del 2014.

Il SIA quindi si concretizzerà innanzitutto come estensione a tutta Italia della social card sperimentale?
Dal punto di vista della concezione dell’intervento sono simili, trasferimenti finanziari associati a servizi che potremo finanziare anche, in parte, con fondi europei. Però la social card sperimentale ancora non è universale, perché riguarda solo le famiglie con minori e in cui gli adulti hanno perso il lavoro. Si fa questo passaggio per una questione di risorse. La social card tradizionale oggi va a anziani e famiglie con minori, per i primi bisognerà individuare i modi perché chi oggi è coperto non resti scoperto.

Un miliardo e mezzo non è poi tanto, non si può trovare in alcun modo?
Noi abbiamo una situazione di finanzia pubblica strettissima, grandi spazi di manovra non ce n’erano. Personalmente spero che qualcosa si riesca a trovare già nel passaggio parlamentare, perché credo molto in questa misura e credo che la povertà sia un’emergenza, ma un miliardo e mezzo non lo vedo alla portata di quest’anno. L’importante è che il processo non si arresti e in questo senso il sentiero è tracciato.

Non è piuttosto una questione di priorità e scelte politiche? Ricordo che la copertura per scontare 2 miliardi all’industria dei giochi è stata trovata… bastava quello.
Non vorrei entrare su una misura rispetto all’altra. Condivido con lei che la povertà dovrebbe avere un grado maggiore nelle priorità del nostro intervento.

Come sta andando la sperimentazione della nuova social card? Si diceva che nell’ultimo bimestre del 2013 i so ldi sarebbero arrivati alle famiglie.
Intanto sono 11, perché Roma peril cambio di amministrazione è un po’ in ritardo e partirà probabilmente nel primo bimestre del 2014, insieme alle regioni del Sud. I Comuni stanno caricando i dati, che dovranno essere validati dall’Inps: può darsi che l’erogazione non avverrà in novembre ma in dicembre, però riguarderà i due mesi.

Le prime indiscrezioni uscite sulla legge di stabilità parlavano di un tetto reddituale per l’indennità di accompagnamento degli over65. Le proteste sono state immediate. Ora nel testo questa cosa non compare: ci può confermare che non ci sarà?
Io posso dire che noi che siamo i titolari della materia non abbiamo mai proposto una misura di questo tipo. E che personalmente ritengo che l’indennità di accompagnamento possa essere riconsiderata solo in un ambito di interventi che vadano a ridefinire ancora meglio i diritti soggettivi, non a limitarli. Questa idea emerge quasi in ogni finanziaria, non mi stupisce, sì qualcuno l’ha avanzata ma come ministero competente non abbiamo dato l’avallo a questa misura. Nella legge non c’era e se qualcuno l’ha messa come ballon d'essai certo non viene da noi. Io non sarei mai d’accordo su una revisione dell’accompagnamento che abbia come esito quello di diminuire anche solo di 2 euro le risorse per la non autosufficienza. Una misura come quella di cui i giornali hanno parlato taglia un pezzo di risorse alla non autosufficienza senza riutilizzarle nel settore. Una norma di questo tipo è inaccettabile.

È passato poco più di un mese da quando la Camera nella legge delega fiscale inseriva l’impegno a stabilizzarlo senza il tetto. Invece non è stabilizzato e non è stato tolto il tetto. Non sarebbe più onesto deciderci una volta per tutte a dire agli italiani che si tratta di un 4 per mille e mettere fine allo “scippo” da parte dello Stato di una quota di ciò che i cittadini destinano ad altri?
Calma, si tratta di due cose diverse. La delega fiscale sta facendo il suo corso e quando verrà attuata quell’impegno che contiene dovrà essere onorato. Il finanziamento del 5 per mille è solo su un anno, ma tenga conto che tutti i finanziamenti dei fondi sono solo per un anno e sappiamo che questo non è l’ideale per nessuno perché sarebbe forse meglio avere qualcosina meno ma certo negli anni che non qualcosa in più. Però questa è una caratteristica dell’attuale situazione. Nella legge di stabilità si è fatto uno sforzo enorme per mettere insieme 1,4-1,5 miliardi per il sociale e il fondo non autosufficienza è un po’ più piccolo, il fondo sociale è un po’ più piccolo, sul 5 per mille invece si è fatto lo sforzo di mantenerlo allo stesso livello dell’anno scorso. Non lo dico con entusiasmo, ma ci stiamo davvero muovendo dentro un vincolo stretto.

Ciò non toglie che la Corte costituzionale dice che lo Stato è obbligato a versare il 5 per mille, non meno, come Fassina ha ammesso accade…
Io non ho niente contro il 5 per mille, credo fermamente che la delega fiscale che ne prevede la stabilizzazione sia un passo in avanti.