Il racconto

Una settimana di ordinaria follia (all'Agenzia delle Entrate)

29 Novembre Nov 2013 1413 29 novembre 2013

Il mio viaggio nell'incredibile mondo della burocrazia italiana, tra marche da bollo, regole assurde e tanto tanto tempo perso in coda

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Il mio viaggio nell'incredibile mondo della burocrazia italiana, tra marche da bollo, regole assurde e tanto tanto tempo perso in coda

La notizia è che da oggi, 29 novembre 2013, il Movimento No Slot è un'associazione non riconosciuta registrata. Con tanto di timbri, bolli, contro bolli, firme e certificati. Il codice fiscale è 97674650151 e presto avrà anche un suo conto corrente. Ma per arrivare a questo risultato ci sono voluti alcuni giorni e un lungo confronto con gli uffici dell'Agenzia delle Entrate.

Ecco come è andata:
«Lorenzo secondo me devi fare tu il segretario». Lo avrei scoperto solo qualche giorno dopo ma questa frase di Simone Feder sarebbe stata per me una sorta di condanna. Simone si riferiva alla costituzione dell'Associazione Movimento No Slot. Effettivamente sono stato eletto segretario. Primo incarico ufficiale: registrare l'associazione. E così sono cominciati i dolori.

Dopo qualche ricerca in rete e qualche chiamata ad "esperti” in burocrazia mi faccio una idea, seppur vaga, dell'iter che dovrò seguire per raggiungere lo scopo. In soldoni: recarmi all'Agenzia delle Entrate, presentare i documenti relativi alla costituzione dell'associazione (statuto e atto costitutivo) farmi rilasciare il codice fiscale grazie al quale potrò effettuare la registrazione.

Statuto e atto costitutivo sono stati redatti e firmati il 26 ottobre. Il 21 novembre chiamo per la prima volta l'Agenzia delle Entrate che mi spiega telefonicamente che devo presentare il modello A55/6 (Domanda attribuzione codice fiscale, comunicazione variazione dati, avvenuta fusione, concentrazione, trasformazione, estinzione) compilato accompagnato da statuto e atto costitutivo provvisti di marca da bollo.

Cerco il modulo online e lo scarico. Compilo le parti elementari (mie generalità, generalità del presidente e via dicendo). A questo punto devo indicare prima il numero di natura giuridica, poi il codice attività e infine il codice carica del legale rappresentante. Ognuno di questi codici è contenuto in un elenco. Ogni elenco è sepolto negli anfratti del sito internet dell'Agenzia delle Entrate e naturalmente nessun link è segnalato nelle info tecniche per la compilazione. Mi avvalgo dell'aiuto di Simona, una ragazza dell'amministrazione dell'azienda. Nel giro di un'oretta siamo riusciti a risalire alle varie sigle. Natura giuridica (ass. non riconosciuta e comitati) cod. 12, Codice attività (tutela interessi e diritti dei cittadini) cod. 949910, Carica del legale rappresentante (presidente) cod. 1.

Spulciando il sito dell'Agenzia mi accorgo che in un caso viene sottolineato che i documenti da presentare per il codice fiscale devono essere in duplice copia. Per non saper né leggere né scrivere ne preparo due copie.
Qui c'è un altro intoppo. Che servano le marche da bollo è fuori discussione. Ma né per telefono né sul sito sanno dirmi da quanti euro le marche debbano essere né quante.

Decido di fare un sopralluogo esplorativo in modo da raccogliere tutte le informazioni necessarie e poter andare a colpo sicuro quando avrà tutti i documenti. La sede di competenza è la "Direzione Provinciale I di Milano”, in via dei Missaglia, 97. Per chi non fosse di Milano significa semplcemente un posto molto lontano e scomodo.

Lunedì 25 novembre mi presento all'Agenzia. Per la verità ci metto un po' a trovarla. Si dà il caso che il 97 di via dei Missaglia si un cancello che accede ad una sorta di cittadella. Dentro ci sono alberghi, aziende e sedi legali. Diverse vie piene di palazzi. Le indicazioni sono scarse. Una volta trovata avrei dovuto capire tutto già dal sistema delle porte per accedere agli uffici. E dire che in fondo si chiama “delle Entrate” l'Agenzia.


Tipica scenetta d'ingresso all'Agenzia. La signora ha indovinato la prima porta solo perchè aveva visto me uscire

Comunque, una volta dentro, chiedo di parlare con qualcuno e vengo mandato nell'ufficio della direttrice. Espongo il mio caso e propongo i documenti. Mi viene spiegato che le marche da bollo devono essere da 16 euro l'una e devono essere 1 ogni 4 pagine ma in ogni caso ogni 100 righe dei documenti. Faccio il conteggio con la direttrice «ne ho bisogno 4 dunque, giusto?», «Giustissimo» mi risponde. «Bene allora le vado a comprare subito». Ma vedo che la signora fa una faccia strana. Le chiedo che problema ci sia e lei mi risponde «quindi lei le marche da bollo non le ha ancora acquistate?». Senza alcun sarcasmo le sottolineo che non sapendo neanche di che importo e quante me ne servissero era per abbastanza complicato poterle acquistare. La signorina allora mi spiega che la data della marca da bollo deve essere contestuale o antecedente alla data dell'atto. Quindi avendo io statuto e atto costitutivo del 26 ottobre ed essendo il 25 novembre avrei dovuto pagare una penale. «Di quanto chiedo io?» La spiegazione come la ricordo io: «lei compra le marche da bollo da 16 euro. Poi si reca in banca e con modello F23 paga l'ammenda per 1/10 del valore delle marche se sono datate entro 30 giorni dall'atto, in alternativa paga per 1/18 del valore nello stesso modo. Poi torna qui».

Si vede che dovevo avere uno sguardo bovino perchè, con una pacca sulla spalla, la signorina mi incoraggia «eh lo so, non c'è scritto sul sito. In alternativa però può più semplicemente cambiare la data dei suoi documenti». Non ho avuto la forza di chiederle perchè sul sito non ci fosse scritto nulla, né se fosse normale che all'agenzia delle Entrate mi istigassero alla falsificazione di documenti. Quale delle due strade abbia intrapreso me lo tengo per me. In ogni caso martedì 26 lavoro e contestualmente preparo religiosamente il materiale come mi è stato detto.

Il giorno dopo, mercoledì 27 novembre, mi reco di nuovo in via dei Missaglia. Porte chiuse. Nessun addetto. Siamo fuori in una trentina. Dopo una decina di minute appare una dipendente che, senza aprire, ci spiega attraverso i vetri che c'è una riunione sindacale e che quindi gli uffici rimarranno chiusi. «Scusate ci siamo dimenticati di darne notizia».

Torno il giorno successivo. Giovedì 29 novembre. Arrivo alle 9 e ritiro il biglietto numerato della fila. In un paio d'ore sono seduto davanti alla dipendente. È il primo passo, quello per il codice fiscale. Si prende una copia dello statuto e una dell'atto costitutivo. Li vuole tassativamente originali. Più avanti sarà un dato quasi determinante. Dentro di me mi dico che ho fatto bene a farne una doppia copia. Sicuramente li vorranno anche al passaggio successivo. Ho la delega, ho i documenti fotocopiati del legale rappresentante e i miei. Tutto liscio. In 2 minuti, 2, ho finito. Mi viene rilasciato il “Certificato di attribuzione del codice fiscale”. Firmato e timbrato. A quel punto la signorina mi dice che devo recarmi in banca per pagare la registrazione prima di accedere allo sportello del registro. Quanto debba pagare lei non lo sa «Ma certamente in banca hanno tutte le informazioni». Ha un fac simile del modello F23 che devo usare.

Prima di andare in banca prendo già il biglietto per fare la fila del registro. (n.JA-0044, siamo al n.JA0003 e sono le 11). Esco e vado alla Banca Intesa sull'angolo. Numerino (C095) e coda di mezz'ora. Intanto recupero un F23 e lo compilo. Ci sono due codici da inserire che non conosco oltre all'importo che non so. Spero sappia aiutarmi l'uomo dello sportello della banca. Uno è il codice Ufficio o Ente, l'altro è il codice Tributo. Naturalmente in banca non ne sanno nulla. Torno all'Agenzia e chiedo. Estraggono un librone enorme e dopo essersi consultati in tre salta fuori che il primo codice è il TNQ il secondo il 109T. Devo pagare 168 euro. Torno in banca. Altra coda con numerino (C135). Finalmente dopo un'altra mezz'ora esco con in mano il "Modello di pagamento tasse, imposte, sanzioni e altre entrate” compilato e timbrato in triplice copia.

Tornato all'Agenzia scopro che dal JA0003 siamo passati al JA0006. Tre persone in circa un'ora e mezza. Capisco che sarà dura. Il motivo, spiega un'addetta, è che non funziona il sistema. Colpa di Roma. Chiunque potrebbe obbiettare che di 18 sportelli disponibile ne hanno attivi solo 2. Ma non vorrei passare per il solito che si lamenta. Cerchiamo di essere civili.

Alle 14.30 è finalmente il mio turno. Mi siedo e estraggo tutta la documentazione. Statuto, Atto costitutivo, Modello F23 pagato, e marche da bollo. La signorina dà un occhiata e poi si blocca. «Ma queste marche da bollo non bastano!» mi dice guardandomi tra lo schifato e lo scandalizzato. Prendo i documenti e le faccio il conteggio di pagine e righe. Tornano. Bastano per forza. «Eh ma giovanotto lei dimentica che tutto deve essere in duplice copia. Dunque ne servono il doppio. Sennò io a lei cosa rilascio?». Non ho la forza di alzarmi. Non so se terminarla con violenza o mettermi a piangere.

A quel punto la signorina fa una cosa che non avrebbe dovuto. Prende tutti i miei documenti, custoditi in religioso ordine e spillettati, e dopo averli mischiati confusamente li caccia dentro alla mia cartelletta con fare sbrigativo. Mi monta la rabbia. Però voglio il bersaglio grosso. La direttrice. Vado dove le ho parlato la volta precedente e dove l'ho vista anche la mattina. Non c'è. Provo nel suo ufficio. Chiuso e luce spenta. Se ne è andata. Io ho solo una domanda da fare. Perchè non mi ha detto che le marche da bollo non erano 4 ma 8? Insomma perchè non mi ha detto che tutto andava moltiplicato per due. Le domande gliele posso porre uscendo. È fuori che fuma e chiacchera con un'amica. La risposta è incredibile: «lo davo per scontato». Anche qui è tale la prostrazione che non ho la forza per far notare che nessuno già informato chiede informazioni. «Su su non la faccia troppo lunga, torni domani che risolviamo». Già perchè finendo di lavorare alle 15.30 (il martedì e il giovedì, quando si spaccano la schiena, perchè gli altri giorni la chiusura è alle 13) ormai per oggi sono fuori tempo massimo.

Mi sveglio presto. È venerdì 29 novembre. Alle 9 sono all'Agenzia. Entro e all'accettazione c'è un volto nuovo. Un signore. Chiedo di segnarmi per i servizi di registro. Di solito con la “Carta regionale dei servizi” (prima volta che la uso per qualcosa di diverso dall'acquisto delle sigarette) si effettua il consueto check in che dà diritto al bigliettino col numero di riferimento. Questa volta il tizio mi dà un bigliettino che aveva lì. Il JA0030. Gli chiedo, per sicurezza, di quanto ammonti un F23 per marche da bollo con data successiva a quella dell'atto. È un un decimo. Quindi per due marche da bollo da 16 euro, per un totale di 32, si tratta di 3,20 euro. Il signore però si insospettisce e mi chiede «ma quindi lei deve ancora pagare!?». «Si, vado ora», è la mia risposta. «Bene allora mi ridia il biglietto, non le serve». Provo a spiegargli che il girono precedente mi è stato consigliato di prender il biglietto prima di andare in banca. È categorico: «non le serve, non c'è nessuno. Quando torna gliene dò un altro». Rinuncio al biglietto e mi incammino verso la banca. Lì c'è un guasto tecnico alla macchinetta che determina l'ordine della fila. Dopo diverse discussioni e tanta attesa posso finalmente pagare i miei 3,20 euro. La bancaria mi guarda perplessa e mi chiede «ma perchè all'Agenzia non fanno una cassa interna?». Non rispondo.

Torno all'Agenzia, ceck in e vinco il JA0037. Guardo il tabellone e scopro che la fila è ferma al JA0029. Avessi mantenuto il primo bigliettino sarei il prossimo della fila. (La storia del JA0030 in realtà è travagliata. Non viene chiamato. Chissà il tizio dell'accettazione - che nel frattempo era sparito - da dove l'aveva recuperato). In ogni caso con un'oretta di coda finalmente è il mio turno.

Mi siedo al tavolo, estraggo tutti i documenti e prego che vada tutto bene.

Un immagine dello sportello 6, durante le pratiche. Nell'angolo a sinistra si vedono i timbri del potere. Averli significa detenere anche il controllo sulle vostre vite

Ci vogliono pochi secondi perchè i miei sogni s'infrangano. «Ma scusi, per quale motivo i documenti non sono in originale?» mi chiede lo sportellonista sventolando Statuto e Atto Costitutivo. «Perchè l'originale l'ho data a voi per avere il codice fiscale! Quanti originali dovrei avere???» rispondo. Sbuffa per un po', poi si decide. «Vado a recuperare l'originale». Sparisce per mezz'ora. Torna finalmente con la copia giusta. Si siede e dopo 30 secondi mi chiede, «può favorirmi copia del documento del presidente?» Lo guardo allibito: «è, insieme alla copia originale, nei vostri faldoni». Sparisce per altri 10 minuti. Torna e finalmente sembra che gli intoppi siano finiti. Timbra firma, timbra firma a e in 3 minuti, 3, posso uscire. È finita.

Una volta fuori il bilancio viene facile. Tempo effettivo lavorato per sbrigare la pratica: 5 minuti. Tempo effettivo per arrivare a conquistarsi il diritto a questi 5 minuti: 7 giorni. Ed è un'associazione non riconosciuta. Se penso a cosa si debba fare in caso di srl o onlus mi tremano i polsi.

Consigli
Dopo questa bella settimana posso indicare solo due certezze ai lettori.
La prima è che se potete, non fatevi mai eleggere segratari/rappresentanti. Neanche di classe. La seconda è che se andate all'Agenzia delle Entrate, oltre ad ogni genere di conforto e a qualche libro portatevi 4 copie di ogni foglio. Tenendo sempre in tasca gli originali.

In copertina la foto della sala d'attesa che ho frequentato per una settimana più di casa mia