la strage di cassano allo ionio

Bambino bruciato in auto, una tragedia annunciata

20 Gennaio Gen 2014 1242 20 gennaio 2014

Dopo la morte in un attentato del piccolo insieme al nonno ci si interroga sul perché della decisione di affidarlo a un pluripregiudicato ben noto alle forze dell'ordine. Riccardo Ripoli dell'associazione Amici della Zizzi: "Si è fatto un tremendo errore, è una tragedia annunciata. La situazione degli affidi è allarmante, e i bambini con disagio non sono tutelati".

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Bambino bruciato in auto, una tragedia annunciata
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Dopo la morte in un attentato del piccolo insieme al nonno ci si interroga sul perché della decisione di affidarlo a un pluripregiudicato ben noto alle forze dell'ordine. Riccardo Ripoli dell'associazione Amici della Zizzi: "Si è fatto un tremendo errore, è una tragedia annunciata. La situazione degli affidi è allarmante, e i bambini con disagio non sono tutelati".

"Ma come si fa a dare in affido un bimbo al nonno pluripregiudicato? Quella di Cassano allo Ionio è una tragedia annunciata”. A parlare così è Riccardo Ripoli, anima dell’associazione Amici della Zizzi di Livorno, che da molti anni si occupa di accoglienza di minori con disagio. Una vita spesa tra i ragazzi, la sua, che lo ha fatto reagire d’istinto, questa mattina, alla tragedia calabrese consumatasi ieri: tre cadaveri carbonizzati vengono ritrovati in un’auto, vittime diun attentato e poi dati alle fiamme, e si scopre che si trattava di una donna di origine marocchina (Ibtissa Touss, 27 anni), di un nonno (Salvatore Iannicelli, 52 anni) e di suo nipote, un bambino di tre anni. Iannicelli aveva in custodia il bambino poiché la figlia e mamma del piccolo è in carcere a Castrovillari per spaccio di droga, così come il padre del bimbo.
Riccardo, lei ha pubblicato questa mattina una dichiarazione molto amara su facebook. Diceva in sostanza: quel bambino non doveva stare con un nonno con così tanti problemi. Come mai invece gli era stato affidato?
In Italia la situazione sugli affidi è a dir poco allarmante. Da una parte ci sono tantissimi bambini da accudire, accogliere, prendere in affidamento. Molti di loro non sono nemmeno segnalati perché i servizi sociali non vanno a bussare alle porte delle famiglie problematiche in quei quartieri “ghetto” presenti in ogni nostra città. Non ci sono soldi, così dicono i comuni, per gli affidi. Quindi non si assumono le assistenti sociali in numero adeguato alle necessità della città, ciò comporta una tutela inadeguata dei bambini. Accade pertanto che un caso venga alla ribalta quando qualcuno, bontà sua, decide di fare una segnalazione o una famiglia va a chiedere aiuto, oppure quando accadono degli episodi tali da far assurgere alla cronaca giudiziaria una tal famiglia.
Come nel caso di Cassano allo Ionio. Cosa ha pensato quando ha letto quanto era accaduto?
Si tratta di una tragedia annunciata. Quante altre situazioni del genere esistono? Quanti altri bambini dovranno essere bruciati, uccisi, violentati, maltrattati prima che lo Stato lo protegga adeguatamente? E’ giusto tutelare il nostro prossimo, chiunque esso sia, ma la tutela spetta, prima fra tutti, ai cuccioli d’uomo, a coloro che da grandi saranno genitori. Buoni o cattivi, abusanti o meno dipenderà da quanto oggi tuteliamo questi bambini insegnando loro valori e principi positivi nell’accudimento della propria prole.
Il problema è che mancano le famiglie affidatarie?
Mancano gli affidatari da un lato perché Stato, Regioni, Provincie ed Enti locali, seppur chiamati dalla legge a promuovere l’affido, non adempiono a questo ruolo, oppure lo fanno in maniera del tutto marginale e insufficiente. D’altro lato le famiglie, oltre ad essere poco informate sull’affido, spesso lo rifiutano a priori per le problematiche che esso comporta: separazione dal bambino accolto per il suo rientro nella famiglia di origine, cattivi rapporti con i servizi sociali, paura di dover affrontare una famiglia problematica, tutela della propria prole, ristrettezze economiche. A tutto ciò si aggiunge che i Comuni non amano mettere un bambino in affido perché questo comporta un costo in termini economici e politici. Economico in quanto per un bimbo in affido devono pagare una retta, minima per le famiglie, elevata per le strutture di accoglienza.
Perché dunque, visto il costo minore per le rette per le famiglie, non si persegue la strada dell’affido?
Il motivo è da ricercarsi nell’abbandono dell’affido da parte degli affidatari che, in molti casi, non sono adeguatamente preparati prima e sostenuti durante il periodo di accoglienza di un minore. Tutto ciò comporta un trasferimento del bambino in strutture con costi assai più elevati. Ma c’è anche un costo politico…
Cioè?
Il costo politico è relativo a due fattori: ciò che si spende per l’affido non può essere speso per opere strutturali che darebbero maggior visibilità al politico; inoltre un politico che toglie un bambino dalla propria famiglia è sempre additato come un “ladro di bambini”, impossibilitato a spiegare all’opinione pubblica le vere motivazioni per le quali il bimbo è stato tolto, contrapposte spesso dalle bugie raccontate dalle famiglie di origine del minore. Non si può a mio avviso dare in affido un bambino ad una famiglia problematica, fosse anche quella di un parente.
Come invece è accaduto in Calabria…
Non è dando un bambino in affido ad un pluripregiudicato che si salva un bimbo, così lo si condanna, ma se da un lato qualcosa non ha funzionato nella macchina dello Stato, non possiamo stare a guardare con indifferenza il dolore di tanti piccoli esserini, dobbiamo rimboccarci le maniche dando la nostra disponibilità all’accoglienza ed aprire le porte della nostra casa e del nostro cuore all’affidamento.