Fondazione Exodus

Don Mazzi rilancia sulle nuove sfide educative

31 Gennaio Gen 2014 1119 31 gennaio 2014

Al via le celebrazioni per il trentennale di Fondazione Exodus che guardano avanti con il motto "Apriamo strade impossibili". A marzo riparte la carovana: un cammino che toccherà l'Italia e l'estero coinvolgendo le diverse case di Exodus

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Don Mazzi
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Al via le celebrazioni per il trentennale di Fondazione Exodus che guardano avanti con il motto "Apriamo strade impossibili". A marzo riparte la carovana: un cammino che toccherà l'Italia e l'estero coinvolgendo le diverse case di Exodus

«Abbiamo fatto le cose semplici» così don Antonio Mazzi riassume trent’anni di attività. “Semplici” come voler cambiare il mondo con le armi dell’oratorio, vincere la droga con esperienze teatrali, sportive e itineranti, ma non solo, smantellare il terrorismo con l’alternativa al carcere e l’affido dei terroristi ai servizi sociali. Don Mazzi e la sua Exodus sono arrivati alla boa dei trent’anni e non intendono fermarsi. Anzi. Rilanciano: «Per i prossimi trent’anni ci saranno ancora le “cose semplici”». Perché don Antonio Mazzi non è uno di quelli che si fermano alle celebrazioni, ma guarda avanti. Come dimostra il motto scelto per quest’anno di celebrazione: “Apriamo strade impossibili”. Insomma una celebrazione che non è un mero guardarsi indietro celebrando le tante cose fatte, le battaglie combattute e quelle vinte, i successi raggiunti, le case e le comunità aperte in Italia e nel mondo. I progetti sviluppati dai "Centri giovanili Don Mazzi", all'esperienza "don Milani 2", dagli "Educatori senza Frontiere".

E ritorna la carovana che, come trent’anni fa, riparte il 25 marzo. Ma innanzitutto, oggi 31 gennaio festa di San Giovanni Bosco, il santo educatore, si inizia con la celebrazioni di una messa in Sant’Ambrogio. E poi ci saranno i “I caminetti di don Antonio” a Milano e Verona incontri e dibattiti che accompagneranno la riflessione su diverse tematiche fino a dicembre. E per dirla come don Mazzi «Guardiamo ai prossimi trent’anni» e ammette «sto preparando il dopo di me. Voglio lasciare un’eredità: un gruppo di persone» insomma, non “un successore”, ma persone che continueranno il cammino intrapreso trent’anni fa, cambiando perché come osserva «è cambiato il mondo e soprattutto è cambiato il mondo del disagio».
Ora a bussare alla porta di Exodus sono ragazzi, adolescenti sempre più giovani. Da qui le due nuove battaglie che don Antonio Mazzi annuncia: «Voglio cancellare i carceri minorili, voglio che i ragazzi scontino la pena in strutture educative che siano obbligati a ripensare la loro vita» e un altro colpo di cancellino per don Mazzi deve essere dato alla scuola media «deve sparire la media che è nata 50 anni fa, occorre pensare a strutture diverse dove i ragazzi possano fare musica, teatro e non stare fermi 5 ore in un’aula. Stiamo perdendo i ragazzi», è la sua preoccupazione.
Per don Antonio Mazzi il vero problema è che le due gambe che dovrebbero far camminare la società sono anchilosate: la famiglia e la scuola «sono le due battaglie di base».

Un anno intenso dunque quello che si apre, un 2014 che si caratterizza con la carovana, un evento che in Italia e all’estero vedrà la partecipazione di circa 500 persone e che coinvolgerà tutte le case e le comunità di Exodus. Dopo il prologo in Palestina con l’accensione di una fiaccola, la carovana prenderà il via dall’Abbazia di Maguzzano il 25 marzo e si concluderà a ottobre a Milano. Un cammino che a Exodus hanno chiamato “Diversamente educatori, diversamente cittadini, diversamente cristiani”.