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Cittadini stranieri e credito: ecco chi chiede più prestiti in Italia

13 Marzo Mar 2014 1226 13 marzo 2014

Diminuisce leggermente la propensione degli immigrati a richiedere finanziamenti in Italia, anche se è straniero oltre un richiedente su dieci. Rumeni, albanesi e marocchini non si fanno problemi ad accedere al credito, mentre i cinesi, pur numerosissimi, sembrano non averne bisogno. Diffidenti gli africani, attivissimi (a sorpresa)... i tedeschi

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Diminuisce leggermente la propensione degli immigrati a richiedere finanziamenti in Italia, anche se è straniero oltre un richiedente su dieci. Rumeni, albanesi e marocchini non si fanno problemi ad accedere al credito, mentre i cinesi, pur numerosissimi, sembrano non averne bisogno. Diffidenti gli africani, attivissimi (a sorpresa)... i tedeschi

La domanda di credito da parte dei nuovi Italiani nel corso dell’intero anno 2013 ha rappresentato una quota pari al 11% del totale delle richieste inoltrate a banche e società finanziarie (contro l’11,9% dell’anno precedente). E’ uno dei dati che emergono dal “Il Rapporto sulla domanda di credito da parte di cittadini non Italiani”, realizzato da CRIF sulla base delle richieste di credito rilevate sul proprio sistema di informazioni creditizie, mette in evidenza come nel corso dell’intero anno 2013 siano state registrate richieste di finanziamento da parte di cittadini provenienti da ben 219 Paesi.
Quanto alle nazionalità, nel corso del 2013 oltre un quinto del numero totale di richieste di finanziamento effettuate da cittadini non Italiani è stato inoltrato da Rumeni (con una quota pari al 21,1% del totale, contro il 21,6% del 2012), seguiti dagli Albanesi (con il 5,9% del totale) e dai Marocchini (con il 5,4%). Seguono le richieste da parte di Tedeschi, Filippini e Svizzeri (tutti con una quota vicina al 4%) e di Peruviani (con il 2,9% del totale). La quota di domande effettuate da Moldavi, da Ucraini, da cittadini dello Sri Lanka e dell’Ecuador è compresa tra il 2,8% e il 2,4%, mentre quella di Senegalesi, Indiani e cittadini del Bangladesh si attesta tra il 2,3% e il 2,0% del totale.
Dall’analisi di CRIF emergono anche situazioni curiose, come quella della comunità cinese che in Italia è al 4° posto assoluto per presenze ufficiali, con quasi 200.000 residenti, mentre nel ranking per numero di richieste di credito si colloca solamente al 29° posto, con una quota parte pari allo 0,9% del totale, sopravanzata da Paesi come Ecuador, Senegal e Tunisia, che con comunità di circa 80.000 residenti si collocano, invece, rispettivamente all’11°, 12° e 16° posto per domande di credito. Questo fornisce una conferma della ridotta propensione dei Cinesi a richiedere credito al circuito bancario tradizionale, preferendo forme di finanziamento alternative, riconducibili prevalentemente alla cerchia familiare o amicale, comunque all’interno della proprio comunità.
All’estremo opposto i cittadini Tedeschi e Svizzeri, che pur essendo relativamente poco numerosi (24° e 44° nel ranking per numero di residenti nel nostro Paese) mostrano una spiccata propensione a richiedere finanziamenti, collocandosi rispettivamente al 4° e al 6° posto della classifica generale. Dall’analisi della distribuzione delle domande di credito spicca anche la dinamica che caratterizza il comportamento dei cittadini provenienti dai Paesi dell’Africa sub-sahariana, ad eccezione dei Senegalesi, che evidenziano una attitudine a richiedere finanziamenti bancari decisamente inferiore alla media.
“Nel complesso, la presenza di cittadini stranieri stabilmente residenti nel nostro Paese fa sì che si stia consolidando l’esigenza di accedere alle diverse forme di credito bancario, creando una importante opportunità di business per gli operatori di settore, che hanno cominciato a guardare con crescente attenzione a questo segmento di clientela e a sviluppare anche prodotti dedicati – commenta Simone Capecchi, Direttore Sales & Marketing di CRIF -. D’altro canto, la domanda di credito rappresenta uno dei driver principali per l’integrazione sociale ed economica di cittadini provenienti da altri Paesi, che hanno scelto l’Italia per un progetto di vita e di radicamento sul territorio pur con tutte le incertezze derivanti dalla perdurante fragilità del contesto economico, che negli ultimi anni ha indotto molti immigrati a rientrare nei Paesi d’origine”.