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Guerini: Renzi sull'Impresa sociale ha imboccato la strada giusta

13 Marzo Mar 2014 1704 13 marzo 2014

Il presidente di Federsolidarietà commenta la Riforma dell'Impresa Sociale proposta da Renzi che ha anche anunciato un fondo di finanziamento da 500 milioni

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Il presidente di Federsolidarietà commenta la Riforma dell'Impresa Sociale proposta da Renzi che ha anche anunciato un fondo di finanziamento da 500 milioni

Ieri il premier Matteo Renzi, in conferenza stampa alla fine del primo Consiglio dei ministri, ha parlato di Riforma dell'impresa sociale. Dichiarazione accompagnata anche da un annuncio molto impegnativo. Il presidente del Consiglio, come raccontato ieri da Vita.it, ha infatti sottolineato che «dal primo di giugno partirà un fondo per le imprese sociali da 500 milioni di euro». La notizia non ha avuto molto risalto sulla stampa ma è stata accolta con molto favore nel mondo del Terzo Settore. In particolare un plauso è arrivato da Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà, che ha voluto chiarire come «non mi sento di ascrivermi all'elenco di quelli che fanno lodi sperticate al Governo. Ma si tratta di segnali importanti. La strada è quella giusta»

Presidente cosa ne pensa delle dichiarazioni di Renzi sull'impresa sociale?
La svolta è quella giusta. Adesso bisogna percorrere la strada che c'è dietro questa svolta. Non è tutta dritta e non è semplice ma siamo fiduciosi. Sembra ci sia davvero un percorso nuovo e questo importante. E ci sono anche tanti segnali che metterei in connessione con questo tema

Quali?
Sicuramente le misure sul lavoro. Perché evidentemente c'è un potenziale occupazionale che può arrivare sia da nuove start up di impresa sociale sia dal tessuto già esistente e consolidato. Non ha caso in questi anni è uno dei pochi settori che ha mantenuto e incrementato l'occupazione. È un giacimento di lavoro, di motivazione, fiducia che va esplorato mettendo in atto una normativa sul lavoro che finalmente pensi a questa realtà

Cosa che in questi anni non è avvenuta...
Si è sempre pensato che il lavoro fosse o pubblico o da dipendente nella grande impresa. In Italia invece sappiamo benissimo che è fatto da tanti attori diversi. Un altro aspetto interessante è quello che riguarda i soldi messi sul piano per la casa.

Parla dell'housing sociale?
Esatto. È uno di quei temi in cui si potrebbe trovare modelli d'imprenditoria sociale. Noi abbiamo esperienze importanti in giro per l'Europa

Significa che i soldi del fondo per lei sono solo un primo passo?
Significa che non bisogna fermarsi al fondo, che pure è molto importante. I soldi finiscono e non bastano mai. Se ci limiteremo al fondo non andremo da nessuna parte. Il denaro è un'esca. Ma per pescare servono anche la canna da pesca, la lenza e l'amo. È necessario che ci sia un ecosistema e una struttura che favorisca lo sviluppo dell'impresa sociale. Mi sembra che l'annuncio vada nella direzione giusta ma è importante sottolinearlo. E bisogna avere anche un occhio al sistema di welfare

In che senso?
C'è il capitolo del nuovo welfare che è da implementare. Mi auguro che a breve il Governo intervenga sul versante dei lavori di cura domiciliari e familiari che lavorano sulla solitudine e sull'autonomia. Penso alle badanti, alle babysitter o al lavoro domestico. Se in qualche misura queste forme di welfare venissero collocate all'interno del mondo dell'impresa sociale e collegate a norme di tipo lavoristico e fiscale, che aiutino le famiglie, avremmo un grande volano per l'economia

Di impresa sociale con il ministro Poletti e il sottosegretario Bobba si parlerà venerdì nel seminario proposto da Vita e Università Bocconi (qui le info)