Riforma del Terzo Settore

Capodarco: costruiamo un nuovo welfare partecipativo

16 Giugno Giu 2014 1958 16 giugno 2014

Questo il contributo della comunità al dibattito sulla redazione della Legge Quadro del Terzo settore. «Il ruolo di sussidiarietà del terzo settore è insostituibile nella creazione di inclusione e socialità, nella intercettazione di cambiamenti sociali e bisogni emergenti, come nella individuazione di risposte innovative, nuovi servizi e modelli di relazione e partecipazione dei cittadini responsabili»

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Questo il contributo della comunità al dibattito sulla redazione della Legge Quadro del Terzo settore. «Il ruolo di sussidiarietà del terzo settore è insostituibile nella creazione di inclusione e socialità, nella intercettazione di cambiamenti sociali e bisogni emergenti, come nella individuazione di risposte innovative, nuovi servizi e modelli di relazione e partecipazione dei cittadini responsabili»

«Costruire un welfare partecipativo è urgente e necessario nell’attuale fase storica. La valorizzazione del terzo settore nella rete sociale ne è condizione indispensabile e sostanziale. L’associazionismo, il volontariato, le imprese sociali non si pongono, infatti, come mere esecutrici nella gestione di servizi e di azioni a tampone del disagio sociale. Al contrario, il ruolo di sussidiarietà del terzo settore è insostituibile nella creazione di inclusione e socialità, nella intercettazione di cambiamenti sociali e bisogni emergenti, come nella individuazione di risposte innovative, nuovi servizi e modelli di relazione e partecipazione dei cittadini responsabili». Si apre così il documento della Comunità di Capodarco inviato al ministero del Lavoro e al Governo Renzi come contributo alla definizione delle “Linee guida per una riforma del terzo settore”.

«Il testo è stato elaborato dopo una consultazione tra i responsabili e i collaboratori delle varie sedi della Comunità, avvenuta il 6 e 7 giugno», racconta don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, precisando: «Dalla stessa consultazione è emerso un forte richiamo al Governo: una riforma del terzo settore è auspicabile e necessaria, ma deve essere parte della riforma complessiva del sistema di protezione sociale del Paese. Il modello di welfare come si è evoluto dal dopoguerra non è chiaramente più sostenibile: vanno recepite le analisi e le proposte maturate in questi anni nel mondo accademico e nell’esperienza delle tante espressioni del non profit. La proposta di indire gli “Stati generali del welfare” contenuta nella conclusione del documento va in questa direzione. La Comunità di Capodarco è pronta a dare il suo contributo».

«Nel quadro sociale del Paese vanno ormai assumendo dimensione crescente nuovi bisogni e domande sociali, dalla solitudine degli anziani al dramma della non autosufficienza, dal “dopo di noi” per i gravi disabili ai complessi problemi delle famiglie separate, dal disagio minorile a vecchie e nuove devianze, dalle tensioni legate a processi migratori, alle difficoltà di integrazione di particolari minoranze etniche. La crescita della domanda sociale e di fenomeni che rischiano di aggravarsi drammaticamente impone in primo luogo di uscire dall’ottica dell’assistenzialismo come da quella della “sanitarizzazione” del bisogno sociale e lavorare per nuovi modelli di organizzazione, di relazione e di partecipazione sociale», prosegue il documento, citando «cohousing, reti di solidarietà di condominio, di vicinato o di quartiere, impresa sociale e agricoltura solidale» quali «strumenti indispensabili per garantire sostegno alle famiglie, alle comunità, gestione di beni comuni anche a tutela del patrimonio ambientale e culturale, e soprattutto per allargare il bilancio sociale, la coesione e le reti relazionali, per costruire un welfare partecipativo». Una proposta concreta? «Premiare con adeguati incentivi i comportamenti donativi di cittadini e imprese che alimentino la rete solidale, come promuovere misure che favoriscano la libera scelta dell’utente anche attraverso voucher, purché in un quadro di percorsi assistenziali pubblici, definiti a livello territoriale».

Altra proposta: il servizio civile aperto anche ai pensionati, che possono concorrere «alla realizzazione di un welfare partecipativo in grado di restituire loro, al momento della necessità, gli aiuti e i sostegni di cui avranno bisogno». Ancora, puntare sull’impresa sociale, «l’unico settore dell’economia che ha saputo fronteggiare in questi anni la crisi con un’ampia tenuta e spesso con una crescita dei livelli di occupazione delle fasce deboli del mercato del lavoro, dai disabili ai detenuti, a chi vive disagio psichico o dipendenze». Dunque «sarebbe opportuno prevedere per il provvedimento normativo un percorso parlamentare autonomo da avviare con la massima urgenza».

La Comunità di Capodarco non dimentica l’importanza della «formazione ed informazione del cittadino e dell’operatore per un nuovo management sociale, anche per trasmettere ai giovani una nuova sensibilità sociale che li renda attori e protagonisti del cambiamento. Occorre aggiornamento, servono nuove professionalità e figure di mediazione come l’imprenditore civico, in grado di mettere in rete ed organizzare energie e risorse. Una formazione che deve coinvolgere anche gli operatori pubblici, chiamati sempre più a interloquire e a operare in sinergia con la rete sociale. I Centri di servizio al volontariato potrebbero costituire centri di riferimento per questa importante funzione».

Infine la Comunità chiede «nuove regole, meno burocrazia, più collaborazione nel rapporto tra pubblico e terzo settore. Necessitano, soprattutto, nuove modalità di rapporto e nuove procedure di affidamento dei servizi, superando e limitando all’indispensabile le tradizionali procedure di gara, troppo spesso finalizzate al solo risparmio e abbattimento di costi, che non può che tradursi in abbattimento di qualità di servizi e prestazioni sociali. Verifica e controllo non si traducano in un eccesso di certificazioni e inutili, a volte dannosi, appesantimenti burocratici, che rischiano di compromettere qualità ed efficienza del sistema».

In questo scenario, «la convocazione degli stati generali del welfare può costituire l’occasione di un utile confronto, aperto a tutti i protagonisti del sistema, per una più complessiva analisi dei cambiamenti sociali, per un aggiornamento della normativa, degli istituti dello stato sociale, come della programmazione nazionale, regionale e locale».