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Giovanna Melandri a Londra per la Social impact investments taskforce

20 Giugno Giu 2014 1255 20 giugno 2014

L'ex ministro dei Beni culturali e presidente della Human Foundation in campo per «promuovere una finanza generativa e non speculativa»

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L'ex ministro dei Beni culturali e presidente della Human Foundation in campo per «promuovere una finanza generativa e non speculativa»

«Crediamo in quel “fondo per non toccare il fondo” di cui ha parlato il primo ministro Matteo Renzi e stiamo cercando di promuovere una finanza generativa e non speculativa». Così ha spiegato il suo viaggio a Londra Giovanna Melandri, ex ministro dei Beni culturali e presidente della Human Foundation.

Melandri è arrivata nella capitale britannica proprio nei giorni di discussione della legge di riforma del settore sociale, insieme a due rappresentanti del governo, i docenti universitari Mario Calderini del Politecnico di Milano e Mario La Torre dell'Università de La Sapienza di Roma per partecipare alla riunione della Social impact investments taskforce, istituita l'anno scorso durante il G8 di giugno su idea del premier britannico David Cameron.

Sviluppare il mercato degli investimenti a impatto sociale, fare rete e favorire le politiche governative nel settore: questo l'obbiettivo dell'incontro. «Qui a Londra abbiamo fatto una fotografia dell'ecosistema italiano, con i suoi punti di forza, di debolezza e con quelli su cui fare leva», sottolinea Melandri che aggiunge «L'Italia ha una grande storia di mondo cooperativo e fondazioni bancarie, e ora siamo in questa nuova stagione di riforme aperta dal governo. Noi siamo qui - ha aggiunto la presidente di Human Foundation, da lei creata nel 2012 - per rafforzare i social bond e i social impact fund, insomma in parole povere per far affluire risorse private verso l'impresa sociale».

Secondo le stime fatte dalla Fondazione su dati Istat, in Italia si parla di circa 12mila realtà fra imprese sociali e cooperative, «ma esiste tutto un mondo di potenziali imprese, come le non profit che possono diventare imprese sociali e le profit che operano in aree regolate dalla legislazione sulle imprese sociali, come nel settore medico e dell'assistenza. Stiamo parlando», ha continuato Melandri, «di potenziali altre 111mila imprese circa, e il business del settore, si stima, è in grado di generare un giro d'affari di 200 miliardi di euro, impiegando il 10% dei lavoratori italiani».

Poi, da parte di Melandri, anche una lettura più “politica”: «Le imprese sociali stanno crescendo di più in Europa e sono più resilienti alla crisi. Con l'economia verde e quella digitale, questa è una delle risposte ai problemi attuali». Da qui, appunto, l'invito al governo a «recepire il regolamento europeo sul profilo dell'impresa sociale e a promuovere un'interpretazione inclusiva dell'imprenditoria di questo tipo. Chiamiamole “imprese low profit”, ma che possono produrre occupazione e dare risposta ai problemi sociali», ha detto. Il 28 e 29 ottobre la taskforce nata durante il G8 si terrà a Roma, organizzata dall'Italia, in una sede ancora da definire.