Epidemia

Ebola, pronta la road map dell'Oms. Oltre 1.550 i morti

29 Agosto Ago 2014 1254 29 agosto 2014

Obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità è fermare l'epidemia in 6-9 mesi. Ebola potrebbe colpire 20mila persone. Il 40% dei casi registrati si è verificato nelle ultime tre settimane. Per Msf la road map dell'Oms non basta

  • ...
454203482
  • ...

Obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità è fermare l'epidemia in 6-9 mesi. Ebola potrebbe colpire 20mila persone. Il 40% dei casi registrati si è verificato nelle ultime tre settimane. Per Msf la road map dell'Oms non basta

Arriva dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) una road map per orientare e coordinare l’azione internazionale contro l’epidemia di Ebola che sta infiammando l’Africa Occidentale. L’obiettivo dichiarato dall’Oms è di fermare l’epidemia entro 6 – 9 mesi e allo stesso tempo gestire quanto più rapidamente possibile le conseguenze dal momento che la diffusione del virus sta accelerando: il 40% del totale dei casi notificati si sono verificate nel corso delle ultime tre settimane.

Il rischio non remoto per l’Oms è che Ebola potrebbe colpire oltre 20mila persone. In base a un bilancio aggiornato ha già causato 1.552 morti, mentre i casi di contagio in Guinea, Liberia, Sierra Leone e e Nigeria sono 3.062.

La priorità dell’intervento sarà data al trattamento e all’assistenza sanitaria dei centri in prima linea e sarà realizzata una mappa per individuare le zone più a rischio secondo i dati epidemiologici e studiare l’evoluzione dell’epidemia. Al piano dell’Oms parteciperanno diversi partner: i Paesi colpiti, l’Unione Africana, le banche di sviluppo, l’Onu, Medici senza frontiere e i Paesi che stanno fornendo aiuto economico.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità saranno necessari 490 milioni di dollari (370 milioni di euro) per contenere l’epidemia nei prossimi mesi. Una cifra questa che non include le spese per assicurare i servizi essenziali nei Paesi colpiti. Per questo entro fine settembre dovrà partire un progetto guidato dall’Onu che si concentrerà sulla sicurezza alimentare, l’approvvigionamento di acqua, l’igiene, la sanità e l’istruzione.
In una nota dell’Oms si osserva che il flusso di risorse per mettere in opera la road map avrà l’appoggio della Banca mondiale.

Nel frattempo in Nigeria si è registrato il primo decesso fuori da Lagos, si tratta del medico che ha contratto il virus dopo aver prestato le cure a un paziente che a sua volta era stato in contatto con il primo caso di Ebola registrato in Nigeria: un liberiano morto a Lagos il 25 luglio. Il medico è morto nella città di Port-Harcourt nel sud est della Nigeria.

Da parte sua Medici senza Frontiere, in prima linea nel contrasto all’epidemia fin dal marzo scorso, per bocca del direttore delle Operazione di Msf, Brice de le Vingne osserva: «La road map dell’Oms per l’Ebola è la benvenuta, ma non deve dare un falso senso di speranza. Quando si elabora un piano occorre anche realizzarlo. Restano aperti enormi interrogativi su chi metterà in pratica gli elementi contenuti nella roadmap: chi ha la formazione adeguata per realizzare le diverse azioni che vi sono indicate, quanto ci vorrà per formare le organizzazioni a costruire e gestire un centro di trattamento per l’Ebola, quanto ci vorrà perché eventuali nuovi centri diventino operativi, chi si farà carico di attività di vitale importanza come l’educazione sanitaria, il tracciamento dei contatti e le sepolture nelle comunità colpite dalla malattia?»

Continua Brice de le Vingne: «Non possiamo tirarci indietro. È un’emergenza sanitaria internazionale e gli stati che hanno la capacità di offrire aiuto hanno la responsabilità di mobilitare risorse verso i paesi colpiti, invece di osservare dalle retrovie con l’ingenua speranza che la situazione migliorerà. Abbiamo imparato una lezione spiacevole negli ultimi sei mesi» conclude: «oggi nessuna delle organizzazioni presenti nei paesi più colpiti – Un, Oms, governi locali, Ong (compresa Msf) – è in grado di operare su scala sufficiente ad avere un impatto sostanziale sulla diffusione dell’epidemia. Per alcune si tratta di effettivi limiti di capacità – semplicemente non sono in grado di fare di più – mentre altre pare debbano essere spronate perché mostrino una maggiore volontà di agire e realizzino attività efficaci e su scala adeguata».