L'intervista

Venezia e la street art del predatore crepuscolare

23 Ottobre Ott 2014 1458 23 ottobre 2014

Parla Andrea Alzetta, in arte Sqon, 36 anni, uno dei volti italiani più conosciuti nel mondo della street art italiana. «La mia arte è principalmente un piacere, un desiderio, a volte diventa quasi un bisogno fisico, non ne posso fare a meno»

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Parla Andrea Alzetta, in arte Sqon, 36 anni, uno dei volti italiani più conosciuti nel mondo della street art italiana. «La mia arte è principalmente un piacere, un desiderio, a volte diventa quasi un bisogno fisico, non ne posso fare a meno»

Andrea Alzetta, in arte Sqon, 36 anni, originario della Valcellina, una vallata alpina del Friuli-Venezia Giulia. Artista per vocazione e professione, si definisce un autodidatta, è uno dei volti italiani più conosciuti nel mondo della street art. Ha fatto molto parlare di lui negli ultimi mesi per la questione veneziana, il caso scoppiato dopo il ritrovamento da parte del Comune di alcuni murales per cui il sindaco voleva adire alle vie legali ma l'artista è stato “assolto”, primo caso in Italia, dai cittadini, che si sono schierati a favore dell'arte di strada.

Quando e come nasce la passione per la street art?
Da bambino mi piaceva disegnare. Da ragazzino mi sono appassionato al graffitismo, con gli amici, prima per gioco, abbiamo iniziato a divertirci con gli spray. Il loro è rimasto un gioco, il mio gioco è diventato una passione, un lavoro.

Perché, tra tutti gli animali, hai scelto proprio il gatto per rappresentarti?
Nel mio immaginario personale riscontro delle analogie tra il gatto e il writer. Il writer, per me, è un predatore crepuscolare. Che vive la notte. È silenzioso ma lascia lo stesso un segno evidente. Magari non tutti sono cosi, io lo ero. Lo sono. Poi mi piacciono i felini.

Da quale urgenza emotiva nasce la tua arte?
La mia arte è principalmente un piacere, un desiderio, a volte diventa quasi un bisogno fisico, non ne posso fare a meno. Creo. Sperimento. È naturale.

Quanto costa realizzare un tuo lavoro?
Dipende, a volte anche solo 15 euro, con tre bombolette riesci a fare un graffito di piccole-medie dimensioni. A volte, invece, molto molto di più. Il fattore discriminate è sicuramente la dimensione dell'opera. Poi però entrano in gioco i tipi di materiali che si utilizzano e il tempo di realizzazione. Non posso fare una stima media, ogni opera, ha una sua storia. Una sua vita.

Come ti mantieni?
Sono un artista a tempo pieno. Tutto quello che faccio è incentrato sul disegno. Non ha molta importanza il supporto per me. Da opere di grafica a opere su tela, non disdegno niente. Lavoro molto per i privati, principalmente appassionati d'arte che mi chiedono qualche pezzo per le loro abitazioni. Ma anche enti pubblici, comuni e associazioni di vario tipo. Mi tengo impegnato anche con le scuole, insegno ai ragazzi come realizzare i graffiti, l'arte può essere usata come prevenzione contro il bullismo.

Artista solitario o lavori anche in gruppo?
Artista solitario. Ma questo perché quando ho iniziato a lavorare non c'erano tutte le possibilità di contatto e “ritrovo virtuale” come oggi. Gli scambi erano più lenti. Adesso con le nuove piattaforme comunicative tutto diventa più veloce e flessibile. Però, continuo a lavorare principalmente in solitaria, anche perché in Friuli, dove adesso risiedo stabilmente, sono in pochi a condividere la passione per la street art.

Un momento particolare che ha influenzato la tua arte?
Un viaggio. 10 anni fa a Barcellona. Mi sono trovato in un mondo nuovo. La street art era già abbastanza sviluppata lì e sono entrato i sintonia con nuove forme d'arte e tecniche stilistiche per me sconosciute fino a quel momento. C'è anche un altro momento importante, relativamente recente: vivo in una zona di montagna e un paio di anni fa ho voluto sperimentare nuove tecniche artistiche sfruttando tutti gli elementi che la natura mi offriva. Creavo supporti dal nulla, giocavo con l'ambiente, non solo più disegni su un muro. Volevo che le mie opere interagissero con il contesto naturale.

Che mi sai dire sul caso veneziano?
(Sorride ndr) Mi hanno attribuito i disegni, ma non è accertato che siano i miei…

Sei o non sei tu l'autore?
È vago. È poco importante l'identità dell'autore. Mi rallegra pensare alla reazione dei cittadini e dei testimoni, hanno detto che i muri erano deteriorati e dopo i disegni sono migliorati.

Allora Sei sicuro di non essere l'autore?
(Ri-sorride ndr)

Cambiamo domanda. Pensi stia cambiando la concezione della street art in Italia?
Assolutamente sì e il caso veneziano è la prova. La strada però è ancora tutta in salita. Per agevolare il percorso è necessaria una differenziazione tra vandalismo e arte, senza negare l'esistenza del primo. Esistono atti vandalici che vanno giustamente puniti e esiste adesso una forma d'arte ancora troppo poco conosciuta per non essere giudicata frettolosamente. Prendiamo il caso di Venezia, città bellissima ma tenuta in condizioni pessime: i cittadini hanno definito i graffiti come un regalo di Natale. Anche una città tra le più belle d'Italia lasciata in quel degrado, è a mio avviso un grave atto vandalico.

Dove hai lavorato principalmente in Italia o all'estero?
Entrambe. Ho lavorato in Spagna, Slovenia, Olanda, Austria, Francia. Ho dipinto in Canada , Stati Uniti, Marocco. Però principalmente mi muovo tra la Slovenia e la Spagna: Barcellona e Lubiana, ormai ci vado regolarmente. Porto a termine qualche lavoro ma poi torno a vivere qua. Ho bisogno della mia tranquillità di paese.

Nella foto in copertina una delle oper di Sqon