Economia & Impresa sociale 

Banca Prossima, solo l’1,6% di insolvibilità

Marco Morganti, ad dell'isituto di credito sottolinea: «Il Terzo settore è sinonimo di buon credito» e rivolgendosi alle associaizoni «se voi siete sostenibili lo è anche la nostra banca»

di Redazione

«Il buon credito? È una capacità propria del terzo settore». A dirlo, durante il roadshow per la presentazione del “Manifesto per il non profit”, è l’ad di Banca Prossima Marco Morganti. Dopo sette anni di lavoro a stretto «ci giochiamo una partita vera». Merito della «sostenibilità» del settore. «E se voi siete sostenibili, be’, lo è anche la nostra banca» dice Morganti alla platea. Del resto la sua analisi sulla qualità del credito non lascia molti dubbi.

Basta gettare uno sguardo sui dati che fotografano la restituzione dei prestiti. «Prestano i soldi e si trovano in difficoltà. Il numero che esprime la qualità del credito è sceso sotto il 90%. Un dato molto allarmante. Il deterioramento del credito è cresciuto in modo verticale» spiega Morganti. Ma Banca Prossima è in controtendenza. L’insolvenza è solo dell’1,6% contro l’oltre 10% degli altri istituti bancari. «Un ottimo risultato che non dipende solo dal fatto che nel terzo settore ci sono persone per bene» chiosa l’ad. Una sostenibilità, quella del terzo settore, che per Morganti è riconducibile essenzialmente a tre elementi: il fatto che ci si occupi dei bisogni primari delle persone, che i servizi vengono svolti dalla comunità e per le comunità e che in questo processo subentri la gratuità del denaro (cioè le donazioni) e del lavoro (il volontariato). «Sono fattori determinanti nell’ottica della produzione. Sono questi i meriti che fortificano la sostenibilità del terzo settore» aggiunge Morganti.

Che il volontariato fosse il cliente più affidabile era emerso anche da una ricerca condotta dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione (Fvp) in collaborazione con il Cnv e il Banco Popolare.

L’81,5% delle organizzazioni ha infatti chiuso l’ultimo esercizio in pareggio o leggero utile. Dall’indagine risulta che il terzo settore riescono sempre di più a differenziare le fonti di entrata e a saldare i propri debiti, nonché a riscuotere i crediti verso terzi, nel rispetto dei tempi stabiliti. Solo il 2,2% ha dichiarato di avere difficoltà nei pagamenti di debito e il 2,6% a riscuotere crediti verso privati. Un vantaggio competitivo che sta generando interesse da parte del mondo bancario che fino ad oggi ha guardato poco al volontariato come ad un universo da apprezzare e sostenere con politiche creditizie che ne riconoscano il valore. Un elemento di criticità riguardo la riscossione dei crediti: il 2,6% delle organizzazioni riscontra problemi nei rapporti di carattere commerciale con i privati e il 13,8% nei rapporti con gli enti pubblici. Per quanto riguarda i prodotti bancari di finanziamento, le organizzazioni vi ricorrono in misura limitata per affrontare i problemi di liquidità causati dall’eventuale difficoltà a riscuotere i crediti verso privati ed enti pubblici. Fra quelle che hanno problemi di liquidità il ricorso a strumenti di finanziamento bancario avviene nel 48,7% dei casi, mentre la maggior parte di quelle in difficoltà ricorre all’autofinanziamento. Gli strumenti bancari utilizzati sono mutui o prestiti bancari (8,6%), sconto di fatture (5,6%), anticipo su contratti e convenzioni (3,3%).


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