L'analisi

Wael Farouq: «Non esistono un buon Islam e un cattivo Islam. Esistono solo le persone»

12 Gennaio Gen 2015 1735 12 gennaio 2015

Il professore è intervenuto durante una diretta di Tgcom24 ha affrontato i temi dell’Islam, dell’integrazione e del terrorismo. «Da musulmano sono più offeso nel vedere questi militanti islamisti che nel vedere quelle vignette. Ogni musulmano che rinuncia a giudicare quello che è successo sta con questi assassini»

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Il professore è intervenuto durante una diretta di Tgcom24 ha affrontato i temi dell’Islam, dell’integrazione e del terrorismo. «Da musulmano sono più offeso nel vedere questi militanti islamisti che nel vedere quelle vignette. Ogni musulmano che rinuncia a giudicare quello che è successo sta con questi assassini»

Wael Farouq, docente di “Scienze linguistiche e lingue straniere” all’Università Cattolica di Milano. Egiziano e musulmano vanta un curiculum molto variegato: è vice presidente del Meeting del Cairo, presidente del Centro Culturale Tawasul e docente presso l’Istituto di Lingua Araba all’Università Americana del Cairo. Dal 2005 è visiting professor alla Facoltà di Legge dell’Università di Macerata ed è stato lecturer in numerose università internazionali, tra le quali: le Università di Torino e Bologna, l’Università di New York, l’Università di Notre Dame (Indiana, USA), l’Università di Washington e l’Università di Madrid.
È stato intervistato da TgCom24 circa gli attentati di Parigi, l'Islam, l'integrazione e l'Occidente. Ecco cosa ha detto.

Il professor Weal Farouq

Gli attentatori erano francesi a tutti gli effetti. Questo significa che la Francia non è riuscita ad integrarli. Come si spiega?
Questo è un fenomeno tipico delle grandi metropoli europee, non solo Parigi. Un grande problema quello dell'integrazione. Perché l'integrazione è sembra basata sul rinunciare alla propria identità. In Francia ad esempio un cristiano non può esibire la croce, un musulmano non può mettere il velo e l'ebreo la kippah perché lo spazio pubblico deve essere senza identità. Questo modo ha cambiato lo spazio pubblico che è passato dall’essere un melting pot ad un confine tra le persone. È un grande problema. Essere persone è essere diversi. Escludere questa diversità è il contrario dell'incontro e dell'essere insieme. E quindi anche dell’integrazione.

In molti in questi giorni sostengono che questo sia il vero volto dell’Islam. Altri invece che il terrorismo non c'entri con l’essere musulmani. Dove sta la verità?
Non c'è un buon Islam e un cattivo Islam. Ci sono musulmani che hanno rinunciato all'uso della ragione e musulmani che usano la ragione. È semplice. Ho letto chi dice che la fonte di questa violenza sta in alcuni versetti del Corano. Questo non è vero. In Indonesia o in Malesia, dove ci sono 300 milioni di musulmani non succedono queste cose. Il problema è l'Islam come ideologia: l'islamismo. Un'ideologia politica. Un grande problema. Alla fonte del quale non c'è il Corano ma il tipo di modernità imposto con la forza dal colonialismo sui paesi arabi. E la stessa modernità è stata poi usata dalle dittatura nei paesi arabi. Questo tipo di modernità usa la violenza che possiamo trovare in alcuni testi sacri dell'Islam. Adesso l'Egitto è in guerra contro questa ideologia estrema. Non è Islam, è islamismo.

L’Occidente quindi come dovrebbe guardare alla questione?
Nel novembre 2014 ero invitato a parlare alla conferenza internazionale Metropolis a Milano con tanti studiosi europei. E tutti hanno parlato dei musulmani in Europa, nessuno di musulmani europei. I ragazzi con cui lavoro sono ragazzi italiani. Il lavoro che faccio con loro è iniziato su loro richiesta perché non sanno nulla della loro cultura di provenienza. Mangiano italiano, ascoltano la musica italiana e leggono libri italiani. Spesso non parlano neanche l’arabo

Sembra quasi che lei ritenga che la responsabilità sia Occidentale per quello che è successo…
Non c'è giustificazione per quello che è successo a Parigi. Ogni individuo musulmano che rinuncia a giudicare la sua fede e la sua vita fa parte di questi assassini. Ogni individuo musulmano ha la responsabilità di difendere la sua fede, usare la sua fede e giudicare. Ma c’è anche altro…

Cos’altro?
L'insulto assoluto a queste vittime è il dibattito ideologico tra una sinistra che sostiene l'islamismo per affrontare l'islamofobia e una destra che invoca una guerra santa contro l'Islam. Le vere vittime sono le persone come Ahmed, il poliziotto ucciso a Parigi. Musulmani che vivono tranquillamente in una società occidentale e per cui danno la vita.

Quindi l’integrazione, guardando Ahmed, è possibile?
L'integrazione è una realtà vissuta. Io ho vissuto in questi due anni l'Università Cattolica di Milano insieme a giovani cattolici, ortodossi, musulmani con il velo. Di fronte a certe tragedie mi hanno chiesto cosa potevano fare per testimoniare la propria contrarietà. Lavorando insieme fra loro è cominciata un'amicizia. Integrazione non è dialogo. Hanno iniziato condannando un male e sono finiti a testimoniare un amore tra loro. Questa è integrazione. Ricordiamoci: l'integrazione non fa notizia. Quando qualcuno chiede che venga tolto il crocifisso in una classe italiana perché offende gli islamici va in prima pagina. Centinaia di migliaia di bambini musulmani che studiano nelle scuole cattoliche a Il Cairo, il cuore del mondo islamico, non guadagnano neancheuno spazietto in ultima pagina.

La hanno offesa le vignette di Charlie Hebdo?
Sono più offeso nel vedere questi militanti che nel vedere quelle vignette.