La riforma del Terzo Settore

Servizio civile, addio alla "difesa non armata della Patria"?

16 Gennaio Gen 2015 1803 16 gennaio 2015

Ammesso un emendamento all'articolo 5 della legge delega in discussione alla Camera che sposta l'istituto dalla sfera dell'articolo 52 della Costituzione all'articolo 118, quello sulla sussidiarietà

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Ammesso un emendamento all'articolo 5 della legge delega in discussione alla Camera che sposta l'istituto dalla sfera dell'articolo 52 della Costituzione all'articolo 118, quello sulla sussidiarietà

La commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nella seduta di ieri (qui il Bollettino delle giunte e delle commissioni parlamentari del 15/01, vedi da pagina 117) fra gli altri ha ammesso al voto (vd pag 160) un importante emendamento rispetto all’articolo 5 della legge delega di riforma del Terzo Settore, sostenuto dai deputati Beni (in foto), Capone, Grassi, Mariano, Albini, Argentin e Carnevali.

La modifica prevede che al comma 1, lettera A dell’articolo che introduce il servizio civile universale la frase «finalizzato alla difesa non armata ai sensi degli articoli…» sia sostituita con «ai sensi dell’articolo 118, ultimo comma, e degli articoli…». In sostanza si prevede che l’ancoraggio del nuovo servizio civile universale non sia più tanto la difesa non armata della Patria ai sensi dell’articolo 52 della Costituzione, quanto l’articolo 118 della Carta, quello che richiama esplicitamente «l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà».

Un inquadramento che secondo Anna Lisa Mandorino il vice segretario generale di Cittadinanzattiva nell’ottica « del “diritto all’accesso” per tutti i giovani interessati» valorizza «il principio della libera scelta dei giovani che, per il loro Servizio civile, devono poter selezionare i progetti presentati in autonomia dalle organizzazioni, non più necessariamente quelle più grandi, ma quelle capaci di attività più rilevanti e attrattive, in una dinamica virtuosa di domanda e offerta». Al contrario nella prima formulazione l’associazione rilevava il rischio di «un irrigidimento “dall’alto” dei criteri – si può immaginare prevalentemente formali – che presiedono all’accreditamento dei soggetti».

L’emendamento ora dovrà passare al vaglio del voto della stessa Commissione (ma in questo senso la vera ghigliottina è di solito rappresentata dall’ammissibilità al voto più che dal voto stesso) e poi a quello dell’Aula.

Certo è che nel caso il percorso fosse completato fino al traguardo, il servizio civile entrerebbe davvero in una nuova era.