Caso popolari

Marco Vitale «Le cupole finanziarie hanno colpito ancora»

23 Gennaio Gen 2015 1750 23 gennaio 2015

L’economista interviene sul decreto che “normalizza” le banche popolari. «Esiste un potere per il quale qualunque istituzione che voglia conservare un barlume di democrazia economica è fumo negli occhi e va stritolato»

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L’economista interviene sul decreto che “normalizza” le banche popolari. «Esiste un potere per il quale qualunque istituzione che voglia conservare un barlume di democrazia economica è fumo negli occhi e va stritolato»

«Se esaminiamo le classifiche 2013 delle banche più equilibrate, solide, redditizie, produttive, troviamo bene collocate in classifica le principali banche popolari italiane». Chi parla è Marco Vitale, autorevole economista, grande conoscitore, anche critico, del mondo delle popolari essendo stato vice-presidente e membro del Comitato Esecutivo della Banca Popolare di Milano dal 2001 al 2009. «Perché allora proprio le banche popolari sono state colpite dall’affrettato decreto Renzi - Padoan?»

Che risposte si dà professore?
«È chiaro che un provvedimento di questo tipo, in questo modo ha dietro delle ragioni e delle pressioni impellenti. Vorremmo conoscerle. Si dice che in Parlamento il mondo delle popolari si opporrà e le lobby si metteranno in pista. Più che legittimo, doveroso. Anche perché la vera lobby si è già messa in pista. È la grande lobby delle cupole finanziarie che governano il mondo ed per le quali qualunque istituzione che voglia conservare un barlume di democrazia economica è fumo negli occhi e va stritolato. Per permettere loro di trasformare ogni cosa in “capital gain” l’unico metro di misura che conoscono e che è il loro idolo».

Spiazzato da una persona che lei ha sempre stimato come Padoan?
Sì, è un grande dolore vedere che anche il ministro Padoan, che ho sempre seguito e stimato, è asservito alla religione del “capital gain” e delle grandi dimensioni fini a se stesse e come unico metro di misura, così come è un dolore vedere tra i protagonisti di questo pericoloso modo di pensare, persone di valore, che si definiscono anche allievi di Federico Caffè, il grande economista che contro queste tendenze distruttive ha sempre cercato, invano, di battersi. Ho trovato preoccupanti alcune parole di Padoan…

Quali parole?
Quando ha detto che l’intervento favorirà “un processo di consolidamento di mercato dopo la crisi”. Si continua così ad alimentare la visione che in materia bancaria bisogna solo favorire le grosse dimensioni e le aggregazioni, senza dare alcun peso a tanti altri fattori necessari perché una banca ed un sistema bancario siano solidi e sani. Dunque la crisi del 2008 che è stata soprattutto crisi delle banche di grandi dimensioni non ha insegnato niente? Dunque dobbiamo ripercorrere, acriticamente, le stesse strade che ci hanno portato dove ci hanno portato?

Ma le banche popolari non hanno responsabilità in quanto accaduto?
Tra i commenti usciti in questi giorni, in gran aparte superficiali, ideologici, demagogici, ho letto un commento serio, meditato ed equilibrato, che è quello di Marco Onado (Il Sole 24 Ore del 21 gennaio) intitolato: “Le Popolari pagano l’incapacità di riformarsi”. È evidente che sono necessari interventi, anche severi, su quelle Popolari che fanno un uso disinvolto del voto capitario. E’ il caso in particolare della BPM dove un piccolo gruppo di soci-dipendenti mantiene forme di controllo improprie sull’Assemblea, sul Consiglio e sul management. Ma non si legifera su queste patologie. Queste si affrontano con interventi specifici e la Banca d’Italia ha sempre avuto i poteri per realizzarli e se non lo ha mai fatto, con la determinazione necessaria, è stato per pusillanimità.