Credito

Riforma Popolari, Lusetti: «Un messaggio anche per noi cooperatori»

23 Gennaio Gen 2015 1310 23 gennaio 2015

Il presidente dell’Alleanza delle cooperative italiane e di Legacoop: «Sono molto dubbioso che questa operazione agevolerà l'accesso al credito delle nostre coop, ma il Governo ha voluto dare un segnale: se non siete capaci di auto-riformarvi, facciamo noi»

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Il presidente dell’Alleanza delle cooperative italiane e di Legacoop: «Sono molto dubbioso che questa operazione agevolerà l'accesso al credito delle nostre coop, ma il Governo ha voluto dare un segnale: se non siete capaci di auto-riformarvi, facciamo noi»

Mauro Lusetti, presidente dell’Alleanza delle cooperative italiane e di Legacoop, guida una rete di 43.000 imprese associate (in rappresentanza di oltre il 90% del mondo cooperativo italiano) che occupano 1,2 milioni di persone, con un fatturato di 140 miliardi di euro con oltre 12 milioni di soci. Numeri che portano la cooperazione a incidere sul Pil per circa l’8%. Insomma una bella fetta di economia, che non può rimanere insensibile rispetto a una riforma, quella delle banche popolari, lanciata al grido di “meno banche, più credito”.

Lusetti che la cancellazione del voto capitario possa consentire una maggiore disponibilità di credito per i territori dove operano le sue cooperative?
Quello è uno slogan pubblicitario e prendiamolo per tale. Faccio poi presente che fra i soci dell’Alleanza non ci sono popolari, mentre sono invece presenti le banche di credito cooperativo e che i due format rappresentano modelli differenti. Anche rispetto alla presenza sui territori e nelle comunità. Ciò detto non credo che prima della riforma mancassero le grandi banche, popolari o meno che fossero, eppure la loro presenza non ha evitato il cosiddetto credit crunch. Evidentemente il punto non è questo.

Qual è allora il suo giudizio sulla riforma?
Non è né bianco, né nero. Se cancellare il voto capitario significherà mettere in un angolo i soci e perdere i legami col territori, questo naturalmente sarà un esito negativo del progetto. L’altro aspetto sui cui manifesto più di una riserva è la scelta di modificare per legge una particolare forma societaria. Però…

Però?
Però così facendo il governo ha lanciato un messaggio. Da quanto tempo si parla di riforma delle popolari? 15/20 anni: un tempo troppo lungo nel quale non sono state capaci di autoriformarsi, di innovarsi, di darsi un nuovo ruolo nel quadro di un Paese che sta cambiando. Un messaggio che vale anche per noi cooperatori, che oggi, più che mai, siamo chiamati a metterci in sintonia con le nuove domande che emergono.

Come farlo?
L’Alleanza della cooperative è certamente uno strumento. Poi c’è il tema della legalità, distinguere in modo netto le vere dalle false cooperative è un’urgenza. Così come è necessario mettere mano ai modelli di governance dando un peso ai consiglieri esterni e indipendenti. Infine occorre maggiore trasparenza sull’utilizzo dei prestiti da soci.