Giornata mondiale

Con Fondazione AdV, donne veicolo di cambiamento contro le Mutilazioni genitali

5 Febbraio Feb 2015 1747 05 febbraio 2015

Fondazione Albero della Vita sta portando avanti in due progetti un approccio innovativo coinvolgendo le donne delle comunità a rischio a Torino e Roma. In Italia sono 8mila le bambine a rischio escissione ogni anno, 3 milioni nel mondo

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Getty Images Bimba Masai
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Fondazione Albero della Vita sta portando avanti in due progetti un approccio innovativo coinvolgendo le donne delle comunità a rischio a Torino e Roma. In Italia sono 8mila le bambine a rischio escissione ogni anno, 3 milioni nel mondo

Coinvolgere le donne nella prevenzione e lotta alle mutilazioni genitali femminili. È questo l’innovativo approccio che Fondazione Albero della Vita sta portando avanti anche grazie a due progetti in Italia: in Lazio e in Piemonte.

Il 6 febbraio è la Giornata mondiale contro le Mutilazioni genitali femminili, pratica di cui sono vittime nel mondo oltre 125 milioni di donne e ragazze, 500mila sono in Europa. Ogni anno sono a rischio 3 milioni di bambine di cui quasi 8mila in Italia. Anche per questo Fondazione Albero della Vita che da quasi 20 anni è impegnata a difendere e promuovere i diritti, il benessere e lo sviluppo di bambini, ragazzi e famiglie che vivono in condizioni di disagio e marginalità sociale è in prima linea nell’opera di sensibilizzazione e prevenzione sul tema delle mutilazioni genitali femminili. E lo fa con un approccio innovativo che consiste proprio nel coinvolgere le donne nel contrasto di un rituale che colpisce l’universo femminile.

«In occasione della Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili è importante sottolineare la necessità di investire in percorsi di prevenzione, tenendo sempre presente che le azioni di intervento su questo tema non possono prescindere da un coinvolgimento diretto delle comunità migranti a rischio» dichiara Ivano Abbruzzi, presidente di Fondazione L’Albero della Vita onlus. «Per interrompere l’attuazione di questa pratica è necessario far sì che le donne siano informate sui rischi e diventino consapevoli delle costrizioni a cui sono state sottoposte e che potrebbero infliggere alle proprie figlie, in modo da avere un maggior controllo su decisioni che riguardano la propria vita e, in primis, quella delle loro bambine. I progetti di Fondazione L’Albero della Vita si stanno sviluppando proprio in questa direzione. Il nostro focus è salvaguardare e tutelare i diritti delle bambine, favorendone il benessere e promuovendone lo sviluppo, ed è quindi centrale lavorare sull’empowerment della donna come generatrice di cambiamento e di interruzione del perpetuarsi della pratica»

Il primo dei due progetti in corso è stato avviato a Roma su iniziativa della Regione Lazio e in partnership con ASL Roma A, Ospedale S. Camillo e Nosotras Onlus. Il progetto intende sperimentare, in parallelo ad un’indagine quantitativa che rivela l’estensione del fenomeno nelle comunità presenti a Roma (320 donne del Corno d’Africa intervistate), un modello d’intervento (ricerca-azione) basato sulla mobilitazione della comunità attraverso un ciclo di azioni capace di promuovere l’empowerment delle donne favorendo il loro ruolo di agenti di cambiamento. 20 donne somale, 20 etiopi e 20 eritree sono state coinvolte in un ciclo di 4 incontri tra donne originarie dello stesso Paese per affrontare e discutere il tema delle mutilazioni genitali femminili con l’aiuto di una facilitatrice e una mediatrice linguistica. Durante il quarto incontro, si coinvolge la comunità e per la prima volta anche gli uomini, per portare a compimento le modalità di intervento.

A Torino, il progetto è realizzato in collaborazione con diverse associazioni territoriali (IdeaDonna, Gruppo Abele, Associazione Frantz Fanon e Ufficio Pastorale Migranti) che hanno contatti diretti con le comunità migranti e si propone di attivare strategie preventive del fenomeno delle mutilazioni genitali femminili, favorendo la costruzione di relazioni efficaci tra comunità migranti, provenienti da Paesi a tradizione escissoria, e personale socio-sanitario ed educativo. Il progetto, che coinvolge famiglie con minori, mediatori e personale socio-sanitario ed educativo, sviluppa un approccio multidisciplinare allo scopo di favorire la costruzione di linguaggi e definizioni condivise tra comunità migranti e professionisti che, a diverso titolo, vengono a contatto con il fenomeno.
Dopo una prima fase di analisi per approfondire la definizione e la rappresentazione del fenomeno, si sono svolti due focus group, che coinvolgono anche in questo caso degli uomini, all’interno dei quali rappresentanti delle comunità ed operatori si sono confrontati sul tema.

I dati emersi dai focus group saranno oggetto di una giornata di studio che si terrà a marzo a Torino e che coinvolgerà i maggiori esperti italiani in materia. Al termine di questo percorso verrà realizzato un “kit partecipato di sensibilizzazione”, che conterrà le linee guida di formazione e prevenzione per le comunità migranti.

Foto Getty Images

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