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Privacy e Libertà ai tempi di Charlie. Il forum di Vita/Linkiesta

11 Febbraio Feb 2015 1004 11 febbraio 2015
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Questa mattina nella nostra redazione si terrà una tavola rotonda di economisti, docenti, ricercatori e giornalisti per capire il rapporto da privacy e libertà di un mondo in cui le informazioni sono sempre più reperibili e diffuse, anche con il nostro consenso, come nel caso dei social network

La vicenda “Charlie Hebdo” non ha bisogno di alcun commento. Quello su cui vorremmo riflettere sono le conseguenze sulle nostre libertà, nella misura in cui noi stessi saremo disposti a sacrificarle in nome della sicurezza.

All’indomani della strage, abbiamo sentito parlare di “guerra” in termini non solo metaforici ma anche militari, con tutte le implicazioni che ciò può avere in termini di restrizioni alle libertà personali. Politici moderati hanno invocato la sospensione di Schengen, un trattamento differenziato nei confronti della religione mussulmana, … Paradossalmente, tutti gli intellettuali “europei” si sono schierati a favore della libertà di espressione e di parola senza limitazione alcuna. Con alcune eccezioni: la stampa anglosassone e il Papa.

Altrettanto unanime sembra essere l’opinione che la privacy debba essere sacrificata per la sicurezza. I cosiddetti Big Data, secondo molti, dovrebbero essere messi a disposizione dei servizi di intelligence alla ricerca di indizi di pericolo. Si è letto che il PNR (le informazioni personali di volo) è utile perché, riportando le abitudini alimentari del passeggero, può essere indicativo della sua religione e quindi della sua pericolosità. Ma c’è anche chi si è spinto più in là, chiedendo l’aiuto delle multinazionali di Internet o degli hackers, come se fossero delle moderne “ronde” o delle BlackWater digitali.

L’occasione è matura per capire se la nostra persona abbia anche una dimensione digitale e di quale protezione si debba godere nel mondo di Internet e dei social network. Alcune domande necessitano di risposta. Le informazioni che disseminiamo, volontariamente e involontariamente, sono “pubbliche”, ma come possono essere utilizzate e da chi? Quale è il confine tra la profilazione e il dossieraggio? Possiamo rinunciare volontariamente alla nostra privacy, magari dietro pagamento di un prezzo, come sostiene Lanier?

Le domande hanno risposte complesse, ma la risposta non può tardare ancora per molto. Il web tradizionale si è evoluto con i social network e con l’utilizzo da parte di categorie a rischio e fragili, tra cui i minorenni. Ma il mobile computing sta facendo fare un salto di qualità alla nostra identità digitale. Si registrano in tempo reale le condizioni di salute, la posizione, le modalità di guida, … Le zone d’ombra si stanno restringendo sempre di più. Dobbiamo adattarci ad un mondo in cui tutto è “pubblico” e “trasparente” oppure dobbiamo combattere per avere diritto a “zone d’ombra” e all’oblio? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi del nuovo e del vecchio mondo?

Per questo stamattina, nella redazione di Vita in collaboraizone con Linkiesta, abbiamo organizzato la tavola rotonda “Privacy e libertà ai tempi di Charlie”.

Partecipano:

Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta
Manlio D'Agostino, Economista e consulente di direzione di Business & Financial Intelligence, docente in corsi di specializzazione (post diploma e post-lauream) ed in masters, autore di oltre 200 pubblicazioni, Presidente Nazionale del Movimento Giovani UCID, e Vicepresidente Nazionale UCID.
Piero Dominici, Professore aggregato di Comunicazione pubblica presso il Dipartimento di Scienze politiche dell'Università degli studi di Perugi
Marco Donzelli, avvocato
Marcello Esposito, professore a contratto di International Financial Markets presso l'Università C.Cattaneo, Castellanza. Editorialista VITA
Oscar Giannino, giornalista economico
Maria Letizia Giorgetti, ricercatrice presso il Dipartimento di Economia della facoltà di Scienze Politiche a Milano
Marco Percoco, economista del territorio e docente di valutazione delle politiche pubbliche presso l’Università Bocconi