Alimentazione

Coldiretti: da fine quote rischio invasione latte dall'estero

31 Marzo Mar 2015 1108 31 marzo 2015

I dati nel “Dossier sull’attuazione delle quote latte in Italia": già oggi tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri. Dall'estero anche semilavorati, cagliate, caseina e polveri usati per la produzione di formaggi, ma non c'è obbligo di scriverlo in etichetta

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COLDIRETTI LATTE CASEINA
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I dati nel “Dossier sull’attuazione delle quote latte in Italia": già oggi tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri. Dall'estero anche semilavorati, cagliate, caseina e polveri usati per la produzione di formaggi, ma non c'è obbligo di scriverlo in etichetta

La fine delle quote latte fa prevedere un aumento della produzione lattiera comunitaria. Coldiretti in una nota stima l’aumento della produzione al 6% con il rischio di una vera invasione straniera in Italia dove si importa già quasi il 40% dei prodotti lattiero caseari consumati.

I dati emergono dal “Dossier sull’attuazione delle quote latte in Italia” presentato oggi, 31 marzo, in occasione della mobilitazione degli allevatori della Coldiretti per la fine del regime quote latte, a Roma in piazza del Foro di Traiano con la pronipote della mucca “Onestina”, simbolo della battaglia per il Made in Italy degli allevatori onesti che hanno resistito a disattenzioni, errori, ritardi e compiacenze che si sono ripetuti in questi decenni.

Ora – ricorda Coldiretti - a temere per la sopravvivenza sono soprattutto gli allevamenti da latte che risiedono nelle zone più fragili e sensibili del nostro Paese e dell’Unione. Già oggi, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri, mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, «ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta» denuncia Coldiretti. Dalle frontiere italiane passano ogni giorno 24 milioni di litri di latte equivalente tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori. Complessivamente in Italia - sottolinea sempre Coldiretti - sono arrivati 8,6 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) che vengono utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta.

A essere spacciato come italiano è il latte proveniente in cisterne soprattutto da Germania, Francia, Austria, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Olanda. In particolare si assiste ad un sostanziale aumento dell’import dei Paesi dell’Est (+18% Ungheria, +14% Slovacchia, +60% Polonia) e una diminuzione di quello importato dai Paesi dell’Ovest (-7% dalla Germania e -13% dalla Francia), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi dieci mesi del 2014. Ci sono però anche le cagliate da impiegare nella produzione di mozzarelle che arrivano principalmente dai Paesi dell’Est per un quantitativo che ha raggiunto il milione di quintale all’anno ed è diretto per un terzo in Campania.

Tra i Paesi esportatori la Lituania negli ultimi 3 anni ha triplicato le spedizioni in Italia. «In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza e lo stop al segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Ad oggi in Italia - continua la Coldiretti - è obbligatorio indicare la provenienza del latte fresco ma non per quella a lunga conservazione, ma l’etichetta è anonima anche per i formaggi non a denominazione di origine, per le mozzarelle e gli yogurt. Nell’anno dell’Expo, la chiusura delle stalle rischia di far perdere all’Italia il primato nella produzione di formaggi a denominazione di origine (Dop) che - conclude Coldiretti - in quantità è addirittura superiore quella francese e contribuisce a forgiare l’identità nazionale in campo alimentare, con oltre 48 specialità riconosciute a livello comunitario sparse lungo tutto lo stivale.

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