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Costalli (Mcl): «L'occupazione non cresce per decreto»

1 Aprile Apr 2015 1606 01 aprile 2015

Il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori di fronte agli ultimi dati Istat sull'occupazione ricorda che occorre favorire gli investimenti sottolineando la necessità di «un patto sociale tra governo e corpi intermedi per rilanciare la crescita»

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Carlo Costalli
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Il presidente del Movimento Cristiano Lavoratori di fronte agli ultimi dati Istat sull'occupazione ricorda che occorre favorire gli investimenti sottolineando la necessità di «un patto sociale tra governo e corpi intermedi per rilanciare la crescita»

I dati Istat sull’aumento della disoccupazione sono per Carlo Costalli, presidente di Mcl (Movimento Cristiano Lavoratori) «una doccia fredda» sui facili ottimismi.
«La disoccupazione torna a salire, nonostante le roboanti previsioni del ministro Poletti - peraltro già smentito a suo tempo a proposito di Garanzia giovani -: il sistema Italia è ancora sull’orlo del baratro, come dimostrano i dati sul tasso di disoccupazione che, dopo il calo di gennaio, è tornato a crescere portandosi al 12,7%, con una contrazione che ha colpito maggiormente donne e giovani» afferma Costalli, commentando i nuovi dati diffusi dall’Istat. «Comunque si leggano, i dati Istat rappresentano una doccia fredda, soprattutto perché ci avevano preparati a ben altre prospettive, diffondendo tutti i giorni ottimismo, se non addirittura euforia», chiosa.

Secondo Costalli «se non agganciamo la ripresa che inizia a intravedersi in diversi Paesi europei, le ripercussioni per l’Italia saranno pesanti. L'occupazione non aumenta per decreti ma favorendo gli investimenti. Tra i nodi da affrontare subito: una seria riforma fiscale che contrasti le troppe tasse e i salari troppo bassi, una risoluta lotta agli sprechi con tagli reali alla spesa pubblica e una decisa ripresa degli investimenti che vanno favoriti con infrastrutture efficienti, rapidità della giustizia civile, una pubblica amministrazione funzionante».

Il presidente di Mcl ribadisce che la risposta ai problemi va cercata in «un grande patto sociale tra governo e corpi intermedi: diversamente non potrà esserci un vero rilancio degli investimenti. Lo diciamo da tempo: le riforme si fanno confrontandosi con le parti sociali, non contro di esse», conclude.

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