D'alema
Il caso

Nuova tangentopoli? Ormai è una moda tirare in ballo le cooperative

1 Aprile Apr 2015 1656 01 aprile 2015
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Dialogo con Giuseppe Guerini, portavoce dell'Alleanza delle cooperative sociali: «Le coop hanno le loro responsabilità, ma i nodi sono altri: il sistema degli appalti pubblici e la mole di denaro gestita dalla politica»

Ora è il turno di Ischia. Ma prima c’erano state le inchieste su Mose, Expo, il sistema Sesto e naturalmente Mafia Capitale della celeberrima 29 Giugno. La cooperazione sembra entrate in un vicolo cieco. Giuseppe Guerini, portavoce dell’Alleanza della cooperative sociali (nel numero di Vita magazine in edicola da venerdì dedica la sua rubrica mensile “mutualismi” alla definizione di un vero e proprio decalogo del buon cooperatore), non usa il fioretto («provo una grandissime tristezza»), ma non ci sta a fare il pungiboll.

In che senso?
Mi sembra che questo celle cooperative sia diventato un filone di moda

Questa volta però c’è di mezzo un pezzo da novanta come Massimo D’Alema e i grandi giornali già parlano di nuova tangentopoli…
Appunto si mettono insieme cose molto diverse fra loro. Appalti e vendita di vini pregiati

E invece?
Invece siamo di fronte a un duplice problema, che va al di là di D’Alema, ma anche delle coop. Che, lo ripeto ancora, hanno le loro gatte da pelare, ma…

Ma…il punto è un altro, dice lei. Quale?
Due punti. Il primo è che in questo Paese il sistema degli appalti fa acqua da tutte le parti. E questo coinvolge certamente il mondo cooperativo. Non altrettanto certamente non solo quello.

Secondo?
Troppe risorse sono intermediate dalla politica. E lo sono in modo poco trasparente. Il caso delle Fondazioni messe in piedi da politici è sintomatico di un meccanismo opaco. Se un’azienda vuole sostenere un partito politico, lo faccia. Ma senza nascondersi dietro il nome di una Fondazione.