Il caso

Ecco come si blocca un sito di bufale anti-immigrati

16 Settembre Set 2015 0705 16 settembre 2015

In Sicilia denunciato un 20enne incensurato che gestiva il portale senzacensura.eu: intervista al giornalista siciliano che per primo ha raccontato la storia e che spiega come, per la prima volta, si è riusciti ad arrivare allo stop delle pubblicazioni: "La Polizia postale ha accertato la palese falsità delle notizie riportare e soprattutto come la persona traesse guadagno dal click-baiting sui social network come facebook"

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Hatespeech
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In Sicilia denunciato un 20enne incensurato che gestiva il portale senzacensura.eu: intervista al giornalista siciliano che per primo ha raccontato la storia e che spiega come, per la prima volta, si è riusciti ad arrivare allo stop delle pubblicazioni: "La Polizia postale ha accertato la palese falsità delle notizie riportare e soprattutto come la persona traesse guadagno dal click-baiting sui social network come facebook"

Chiunque usi con una certa frequenza i social network ci è cascato almeno una volta o ha rischiato di farlo: condividere con i propri contatti una bufala. O meglio una notizia che, a prima vista verosimile, in realtà può prendere piede da un problema reale – su tutti, la gestione dell’accoglienza dei migranti, ma anche altri come gli allarmi legati all’ambiente o alla salute - ma che poi racconta una storia palesemente inventata. Talmente pensata bene, a partire da un bel titolo urlato acchiappa-like (i “mi piace” di facebook), da garantire sempre maggiore visibilità ai siti e, di fatto, aumentandone la supposta autorevolezza. Generando, e questo è il cuore della questione, corposi introiti per i gestori di quel sito, di quel blog che la pseudo-notizia l’ha messa in circolazione.

Bene, è successo che grazie a un’azione portata avanti in Sicilia, per la prima volta uno di questi siti ha dovuto interrompere le pubblicazioni. Si chiama senzacensura.eu, ed era gestito da un ragazzo 20enne siciliano incensurato, denunciato a piede libero per il reato di istigazione alla discriminazione razziale: aveva diffuso, tra le varie, la notizia falsa Catania, ragazzino di 15 anni massacrato e bruciato vivo da pakistani perché appartenente alla religione cristiana”, ci spiega Concetto Mannisi, giornalista de La Sicilia che per primo ha portato alla luce la notizia sulle pagine del proprio giornale lo scorso lunedì 31 agosto 2015.

La notizia, rivelatasi infondata, riportata sul sito senzacensura.eu

Con Mannisi ripercorriamo le tappe dello stop imposto al sito web in questione: “qualche tempo fa un collega fuori provincia si è accorto di essere finito suo malgrado su senzacensura.eu e ha preso atto dei suoi contenuti, poi per tutelarsi ha subito pensato di segnalar la cosa all’Ordine dei giornalisti regionale e, di conseguenza, alla Polizia postale, che in questo caso ha ritenuto opportuno procedere fino ad arrivare alla denuncia della Magistratura”. Spesso e volentieri, chi ha avuto a che fare con situazione analoghe, le autorità competenti hanno trovato uno scoglio insormontabile dato dal fatto che, non essendo testate giornalistiche registrate, non esisteva neanche un direttore responsabile. In pratica, questi blog potevano e possono agire liberamente, “come conferma la Cassazione”, sottolinea Mannisi, "che ritiene non indispensabile la figura di un giornalista alla direzione di una testata online". Un giornalista che possa fare da garante anche nei confronti di chi si approccia a questo genere di informazione. “Nella situazione specifica, l’elemento di diffusione di notizie false reiterate assieme all’accertamento che il ragazzo traesse guadagni generati dal tam tam di condivisioni sul web ha fatto scattare la denuncia penale, che potrebbe portare a un rinvio a giudizio”, spiega il giornalista de La Sicilia e segretario dell’Ordine siciliano.

Ora senzacensura.eu si presenta con una scarna homepage dove non è più visibile alcuna notizia e nemmeno l’archivio. Ma non è l’unico sito a lavorare sulle paure e sull’insofferenza dell’opinione pubblica attraverso l’uso dell’hate speech – il linguaggio che incita all’odio - per aumentare i propri consensi e quindi, gli introiti, aumentando di conseguenza l’allarme sociale e la messa in pericolo di capri espiatori. Qual è la ricaduta di queste azioni? “Si tratta di persone che operano ben distanti dalla vera informazione, in modo molto approssimativo e con un target di utenti completamente diverso, che influenzano dal punto di vista emozionale”, specifica Mannisi. “Il risultato è il rischio più che concreto di spacciare notizie false su vari temi, non solo l’immigrazione, che distorcono la realtà e sviano dai fatti realmente accaduti”.

C’è ora la possibilità che, proprio a partire dal caso in questione, si riesca ad arrivare a un regolamento più preciso senza sconfinare nella censura, nel mare magnum che è il web? “Si spera. Nel frattempo, consiglio a qualsiasi persona che usi i social network di non diffondere notizie con titoli troppo ad effetto che poi, andando a vedere, non trovano riscontro nei contenuti”, indica Mannisi, “ancora, è importante controllare le fonti che vengono riportate nel testo e ricordarsi se la testata non è registrata le garanzia di veridicità vengono meno. Detto questo, la regola più importante rimane sempre una sola: leggere il contenuto fino alla fine, non accontentandosi di titolo e sommario”.

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