JEAN CHRISTOPHE VERHAEGEN:AFP:Getty Images
Sanità

Silvio Garattini: «L'omeopatia è acqua fresca»

5 Ottobre Ott 2015 1306 05 ottobre 2015
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In un libro realizzato con il contributo di autorevoli ricercatori dell'Istituto Mario Negri, il farmacologo chiama in causa chi (Università, Ordini dei Medici, Stato) promuove e legittima terapie che non hanno nessuna base scientifica

Ha un titolo che non lascia spazio a equivoci il libro "Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia”. Curato da Silvio Garattini, con i contributi di autorevoli ricercatori dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, è in libreria dall’inizio di ottobre per i tipi di Sironi Editore.

Nella sua breve introduzione all’omeopatia Vittorio Bertelé spiega i fondamenti teorici su cui si fonda l’omeopatia, a partire dai suoi esordi nella seconda metà del ‘700 basati sulle "leggi" dei simili e delle diluizioni infinitesimali. Diluizioni che portano, spesso, ad eliminare qualsiasi traccia del principio attivo originario e a giustificare il titolo senza punto di domanda. L’escursus arriva ai giorni nostri, quelli dell’era dell’evidenza scientifica, che demolisce le tante ragioni malriposte in questo presunto metodo di cura.

Silvio Garattini affronta invece l’evoluzione dell’attuale legislazione italiana, influenzata dalla Direttiva europea 83 del 2001 e sostanzialmente centrata sulla sicurezza/non nocività del prodotto omeopatico e non sulla dimostrata ed effettiva capacità terapeutica. Da ciò dipendono diverse contraddizioni. Nel decreto legislativo del 24 Aprile 2006 è precisato che sull’etichetta è d’obbligo la dizione “senza indicazioni terapeutiche approvate” In un comma del decreto 274/2007, riguardante la pubblicità dei prodotti omeopatici, poi, si dice che sulla documentazione di accompagnamento deve “essere stampigliata in modo visibile che trattasi di indicazioni per cui non vi è, allo stato, evidenza scientificamente provata dell’efficacia del medicinale omeopatico o antroposofico”. I prodotti omeopatici, però, possono essere venduti solo in farmacia, su prescrizione medica o su indicazione del farmacista, consentendo in tal modo l’affermarsi di una convinzione di efficacia, salvo poi negarne il rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale, ma al contempo permettendone la deducibilità fiscale del costo. Nelle conclusioni, Garattini chiama in causa la responsabilità delle Università, degli Ordini dei Medici e dello Stato che, a vario titolo e in vari modi, promuovono e legittimano terapie che non hanno nessuna base scientifica.

Esaminando la lettura scientifica riguardante l’omeopatia, Giorgio Dobrilla riporta le conclusioni a cui sono arrivati diversi Enti pubblici internazionali, dopo aver valutato qualità e attendibilità dei risultati di numerose ricerche. L’ultima autorevole, in ordine cronologico, è quella del National Health and Medical Research Council australiano, che ha così sentenziato: «Dalla ricerca sugli esseri umani non è emersa alcuna prova certa che l’omeopatia sia efficace per il trattamento della gamma di condizioni di salute considerate: nessun studio di buona qualità, ben disegnato e con un buon numero di partecipanti sufficienti per un risultato significativo ha dimostrato che l’omeopatia determini miglioramenti di salute superiori rispetto al placebo, né pari a quelli causati da un altro trattamento».

Emilio Benfenati affronta i tentativi di dare risposte "scientifiche" ai vuoti teorici connessi alla sostanziale mancanza del principio attivo nel prodotto omeopatico. La più recente riguarda la presunta ‘memoria dell’acqua’, in base alla tesi che l’acqua manterrebbe l’impronta della sostanza in essa disciolta. Luc Montagnier, premio Nobel della Medicina per aver isolato il virus HIV, ha affinato la teoria sostenendo che dei residui di batteri, diventati "nanostrutture" fatte d’acqua, sarebbero in grado di conservare fedelmente l’informazione genetica del DNA. Tuttavia la tesi non ha retto alle evidenze sperimentali, dimostrando al contrario che l’omeopatia fa acqua da tutte le parti.

Luigi Cervo mette, a sua volta, a confronto effetto placebo e omeopatia arrivando alla conclusione che: «Se, da una parte, l’effetto placebo è stato oggetto di molti studi che hanno dimostrato, oltre alla sua rilevanza clinica, anche alcuni elementi del meccanismo neuronale sotteso, studi sperimentali o clinici simili a riguardo dei prodotti omeopatici sono assenti dalla letteratura e questo risulta tanto più strano se si considerano i duecento anni di vita della teoria. Quindi, ritenere che i rimedi omeopatici siano una forma di placebo è un’ipotesi che deve essere ancora una volta provata o confutata».

Lorenzo Moja si cimenta infine con i numeri del fenomeno omeopatico. Il mercato omeopatico oscillerebbe tra i 250 e i 400 milioni di euro, poca cosa se confrontata con la spesa farmaceutica complessiva (26,6 miliardi di euro nel 2014), che però risulta vicino al 5% in proporzione alla spesa per i farmaci non rimborsabili pagati direttamente dai cittadini (8,16 miliardi di euro). Secondo l’Istat nel 2013 gli italiani che si sono rivolti alle medicine alternative in generale, sono stati 4,9 milioni, pari all’8% della popolazione, la metà dei quali ha fatto ricorso a ‘cure’ omeopatiche. Altre rilevazioni arrivano invece a stimare fino al 10-11 milioni la platea dei soli omeopatici. Dati comunque contraddetti dal numero di medici omeopati che si aggirerebbero attorno ai 700 sui 250.000 medici che praticano la professione, a cui si debbono però aggiungere i farmacisti che sono autorizzati a vendere prodotti omeopatici senza prescrizione medica.

Foto JEAN-CHRISTOPHE VERHAEGEN/AFP/Getty Images

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