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Crisi finanziaria

Esposito: «Da Renzi meno consigli per gli acquisti e più tutele ai risparmiatori»

22 Gennaio Gen 2016 1612 22 gennaio 2016
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L’economista commenta le parole del Premier che in tv ha definito il sistema bancario italiano «molto più solido di quello tedesco» e ha più volte consigliato gli italiani: «fate mutui e fateli a tasso fisso, sul lungo periodo saranno molto convenienti»

Matteo Renzi da qualche settimana sembra essersi trasformato in super consulente finanziario. Ogni apparizione televisiva parla di un Paese in ripresa e dove investire è un affare. Il Premier si è lanciato in consigli basati sulle previsioni di crescita secondo cui «investire oggi in un mutuo a tasso fisso oggi è molto conveniente sul lungo periodo» e che il «sistema bancaria italiano è molto più solido di quello tedesco. Non farei mai a cambio con la Merkel». Ma c’è chi difronte a questo spot non vede un grande assist alla fiducia. Si tratta dell’economista Marcello Esposito.

Perché le sembra una comunicazione non consona quella di Matteo Renzi sugli investimenti finanziari?
Si parla tanto di educazione finanziaria, di effettuare investimenti finanziari ponderando la propria situazione il contrasto macroeconomico e la tolleranza al rischio evitando l’investimento d’impulso. In questo senso i consigli in stile pubblicitario, come se si parlasse di suggestioni, sono fuorvianti. Sarebbe il caso di evitare di fare questi spot.

Non è un modo semplice per dare fiducia?
Si capisce che l’obbiettivo è quello, certo. Ma il rischio è portare le persone ad effettuare investimenti di impulso. Questo vale sia in fase di vendita che in fase di acquisto. Sarebbe bene quindi una comunicazione più istituzionale e meno di vendita. E poi per dare fiducia ci sono modi molto più concreti…

Ad esempio?
Ad esempio Renzi sulle Bad bank potrebbe dire qualcosa di più netto e chiaro. Dire forte che oggi sono una necessità. Con la banking union e il bail in, che danno la possibilità di andare ad intaccare obbligazioni e depositi c’è bisogno di una risposta ai cittadini. Un segnale che dissipi la paura sui crediti non performanti. Bisogna poter dire che le garanzie ci sono e le banche non sono abbandonate a loro stesse.

Lei ritiene che le Bad bank siano la soluzione alla crisi?
Certamente non sono risolutive se si ritiene che debbano dare una spinta alla ripresa. Non è uno strumento decisivo per la crescita. Servono a consolidare la situazione e dare fiducia. Senza Bad bank però possiamo dire addio a quel poco di crescita che abbiamo cominciato a vedere. Ma torno a ripetere: il Governo deve giocare, nella parte conclusiva del suo mandato, la partita del riportare l’attenzione sulla protezione del consumatore-risparmiatore. In questo nuovo mondo in cui il risparmiatore è molto più esposto rispetto al passato, in cui anche il deposito bancario è rischioso, è fondamentale rivedere e affrontare frontalmente il problema con nuove regole e tutele. In un sistema in cui aumentano i rischi e le istituzioni non provvedono a regolare la situazione l’orizzonte non può che essere di sfiducia e chiusura.

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