Il film

Immigrati, venite a vivere a Napoli

8 Aprile Apr 2016 1857 08 aprile 2016

Girato dai registi Guido Lombardi, Edoardo De Angelis e Francesco Prisco è stato proiettato oggi in anteprima al "Bif&st, Bari International Film Festival". La pellicola si sviluppa in tre episodi in una città che diventa il palcoscenico per sperimentare forme di convivenza tra popoli e culture diverse

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Girato dai registi Guido Lombardi, Edoardo De Angelis e Francesco Prisco è stato proiettato oggi in anteprima al "Bif&st, Bari International Film Festival". La pellicola si sviluppa in tre episodi in una città che diventa il palcoscenico per sperimentare forme di convivenza tra popoli e culture diverse

Un film in tre episodi racconta il volto multietnico della città partenopea. "Vieni a vivere a Napoli", girato dai registi Guido Lombardi, Edoardo De Angelis e Francesco Prisco è stato proiettato in anteprima al "Bif&st, Bari International Film Festival".

La città diventa il palcoscenico per sperimentare forme di convivenza tra popoli e culture diverse. I registi guardano al di là dell’emergenza e restituiscono agli immigrati la dignità di essere umani che cercano un’altra chance di vita. “Il film è un invito alla solidarietà che rimane l’unica via possibile per affrontare l’immigrazione, un fenomeno che non è destinato ad esaurirsi, ma accompagnerà la vita delle nostre società per decenni a venire”, dicono i registi.

Nel primo episodio, Nino e Yoyo, diretto da Guido Lombardi, una donna napoletana, Anna, fa da balia ad un bambino cinese, una “moda” sempre più diffusa a Napoli. Le famiglie cinesi preferiscono affidare i loro figli nelle ore di lavoro a delle donne napoletane che così riescono ad arrotondare lo stipendio mensile. Il rapporto tra il fratello portiere, Nino, “nemico” da sempre del popolo cinese e il piccolo Chang, diventa lo strumento narrativo, stemperato" nei toni della commedia, per smontare i più comuni stereotipi sui cinesi. Perché anche se siamo ormai abituati a vivere insieme con i migranti questo non vuol dire che li conosciamo. Secondo una ricerca condotta nel 2014 dalla Fondazione Leone Moressa, Il valore dell’immigrazione, i cinesi sono spesso considerati dagli italiani una comunità chiusa e un pericolo per la nostra sicurezza economica ed occupazionale.

In Luba, di Francesco Prisco, la protagonista è ucraina. Luba Volkova vanta un passato da star. Ma dei suoi gloriosi fasti da presentatrice televisiva in Ucraina, le resta nient’altro che qualche malinconico ricordo. Dopo che il marito, rilevante politico locale, finisce in galera per uno scandalo di mazzette, ecco che anche la sua carriera da conduttrice naufraga miseramente. Luba, per tirare avanti, si ritrova costretta, come tante sue connazionali, a sbarcare in Italia, a Napoli per l’esattezza, e a prestare assistenza ad anziani, malati e disabili. Prisco ha deciso così di raccontare l’odissea di tante donne ucraine “invisibili” che in Italia lavorano come badanti, collaboratrici domestiche o cameriere nei ristoranti.

Un ragazzo cingalese è stato appena assunto in un bar del centro storico per portare la colazione negli uffici. La prima cosa che gli hanno insegnato è che non deve rientrare senza farsi pagare. Si ritroverà costretto ad accompagnare in un tour cittadino una diva neomelodica e il suo prepotente agente. In Magnifico Shock, De Angelis racconta, attraverso gli occhi di un giovane immigrato, il mondo dei neomelodici napoletani. Seppure nel 2011 il sito della Cnn, l’emittente televisiva Usa, aveva definito i cantanti neomelodici, pop star italiane nate dalla criminalità organizzata, il regista invita a non generalizzare. Molti ragazzi e ragazze di Napoli sperano di trovare nel canto il riscatto da una vita di povertà e miseria. “Non è lo stesso destino a cui cercano di sottrarsi gli immigrati che vengono da noi?”, sembra chiederci il regista.

“Comunque Non lasciatevi ingannare dall’invito contenuto nel titolo. Napoli è una città che contiene molti mondi e accoglie tutti gli stranieri come una madre amorevole, però per vivere qui ci vuole lo stomaco giusto”, dicono gli autori.

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