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Opinioni

Il M5S dopo Casaleggio

12 Aprile Apr 2016 2030 12 aprile 2016
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Muore Casaleggio: sarà interessante vedere se tra le varie anime dei cinquestellati ce ne è almeno una intenzionata e in grado di sfruttare l’occasione invece di sprecarla:. Si tratta di un'occasione certamente traumatica e involontaria ma evento da sempre utile alla costruzione di una memoria identitaria proiettata sul futuro, da usare ora e subito.

Stranezze della società di massa: il riconoscimento post-mortemdella figura di Gianroberto Casaleggio da parte del Presidente Mattarella lo ha sottratto alle dicerie della stampa, ai mormorii di palazzo. Ha dunque inscritto nell’albo della storia nazionale un personaggio che ci si ostinava, forse con la sua stessa complicità, a vedere come un cospiratore e un diverso.

Certamente solo ora la “gente comune” saprà qualcosa di più su un nome, ruolo e appartenenza, pur molto noto ai media di palazzo (per quanto essi parlino a pochi gruppi effettivamente interessati). Sono andato a spulciarmi la letteratura giornalistica sul personaggio: non vi ho trovato molto riguardo al fatto che Casaleggio rappresentasse l’ingresso ai vertici della politica di un ceto intellettuale emergente e non di un professionista o peggio mestierante della vecchia politica. E rispetto a questo ceto avesse una marcia in più: quella di non accontentarsi del futuro promesso alla sua professione. Quella di fare il Macchiavelli con Grillo.

Che il suo pensiero di esprimesse in modo molto elementare, strumentale e spesso autoritario, faceva parte, credo, della qualità radicale del suo programma personale: bonificare i sistemi di governo della società civile con i mezzi di “democrazia diretta” offerti dalle reti. Una convinzione di tipo ingegneristico. Una convinzione intransigente, di quelle con cui si costruiscono i ponti e le ferrovie.

Beppe Grillo in Piazza San Giovanni a Roma, il 23 maggio 2014

(Photo: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Gianroberto Casaleggio

(Photo: Getty)

Premetto comunque che allo stato attuale non riesco a parlare dei grillini – leader o funzionari o esecutori o attori – sapendo sino in fondo quello che dico. Spesso gli scenari confusi inducono a confuse rappresentazioni. Consapevolmente o meno, a esprimere giudizi si segue sempre un metodo comparativo: il quadro politico vetero-neo-tradizionale è ormai talmente usurato e ripetitivo da farmi dire che grillini e renziani sono l’unica moderata novità nazionale da registrare. Difficile prevedere il loro futuro anche a medio termine: fanno da schermo i modi in cui sono nati e le opposte trame – palesi e occulte – di cui sono il frutto. Più facile temere che dopo di loro c’è il diluvio.

Casaleggio è scomparso dalla scena politica? O dal retroscena che s’era ritagliato così da dominare senza contrastare più di tanto il fracasso mediatico di Grillo? Comunque, le sue sono state tutte scene che ha frequentato partecipando dello stile quasi per nulla trasparente o eccessivamente trasparente di un movimento come M5S. Un movimento che è tutto e il contrario di tutto: vocazionianti-istituzionali, ma anche contenuti conservatori.

Aspirazioni democratiche e insieme di regime. Linee di condotta idealiste e insieme opportuniste. In una classe politica sempre più vecchia(nello spirito e/o nella carne) e assai parca in dipartite illustri, con tutti ben stretti invece sotto la loro bandiera e bandierina di partito, la notizia della morte di Casaleggio sembra un monito, un memento mori del sistema parlamentare. Non del tutto a torto – e anzi del tutto a ragione se il parametro è quello della vecchia politica di stato – c’è chi continua a pensare che il popolo di Grillo sia ancora ben lontano da potersi dire partito.

Beppe Grillo

(Photo: Getty)

Eppure, è difficile immaginarsi qualcosa a venire dopo il movimento di Grillo e Casaleggio (semmai c’è da temere ogni possibile e impossibile ritorno al passato, ogni trionfo di nuovi e vecchi profittatori).

Il movimento è nato in coda alla catena di “rivoluzioni di regime” iniziata con la spaccatura tra identità nazionale e interessi locali, tra istituzioni e territorio, promossa dalle Leghe, proseguita e decollata con la svolta antropologico-culturale di Berlusconi.

Con sguardo retrospettivo viene da pensare che, mentre il Cavaliere edificava il suo potere servendosi della macerie dei partiti storici, i cinquestellati siano nati proprio dalla sua maggiore sconfitta: quella di non avere avuto l’animo e i contenuti necessari a interpretare e assecondare una reale domanda di civile rinascita identitaria dal basso.

M5S è la “brava gente” che Berlusconi, con la connivenza di un intero sistema parlamentare, ha abbandonata a se stessa. Una massa che è nata dal malcontento e dal risentimento. Che in virtù di questo ha ottenuto risultati di straordinario consenso e che forse sta imparando ad avere una sua cultura di governo.

Muore Casaleggio: sarà interessante vedere se tra le varie anime dei cinquestellati ce ne è almeno una intenzionata e in grado di sfruttare l’occasione invece di sprecarla: occasione certamente traumatica e involontaria ma evento da sempre utile alla costruzione di una memoria identitaria proiettata sul futuro, da usare ora e subito.

Immagine in copertina: Militanti a cinque stelle in Piazza San Giovanni a Roma, il 23 maggio 2014 (Photo: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

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