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Mcl

Costalli «Costruiamo una prospettiva europea per tutti i Balcani»

16 Aprile Apr 2016 1001 16 aprile 2016
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Il seminario di studi internazionali "I Paesi dell’Europa mediterranea e il dialogo sociale", che si tiene a Tirana, ha visto la partecipazione di delegazioni sindacali provenienti da 15 Paesi diversi. Costalli, presidente di Mcl, tra gli organizzatori della due giorni «Il messaggio che dobbiamo dare ai paesi che si avvicinano all’Europa deve essere positivo. Il bilancio della prima giornata è molto buono. Ora al via la seconda»

Il presidente del Movimento cristiano dei lavoratori, Carlo Costalli, ha aperto ieri a Tirana il seminario di studi internazionali “I Paesi dell’Europa mediterranea e il dialogo sociale: le sfide del lavoro, dell’immigrazione e della coesione sociale per cambiare il modello di società”. Voluto da Mcl appunto, da Efal, ente di formazione addestramento lavoratori, ed Eza, centro europeo dei lavorati; con il contributo dell’Unione Europea, l’obiettivo della due giorni è far dialogare e mettere in relazione delegazioni del mondo politico, sindacale e del lavoro, che sono arrivate da 15 Paesi diversi: Albania, Italia, Austria, Slovenia, Montenegro, Spagna, Olanda, Portogallo, Bosnia Erzegovina, Croazia, Cipro, Malta, Marocco, Serbia, Kosovo.

«Quello della prima giornata è bilancio estremamente positivo», ha commentato Costalli. «Il messaggio che dobbiamo dare ai paesi balcanici che si avvicinano all’Europa deve essere positivo». L’attenzione è più volte tornata sul tema integrazione. «Ovviamente, in questo contesto, stiamo parlando di integrazione europea», sottolinea Costalli. «Che per loro, ma anche per noi, si deve configurare come un percorso graduale di avvicinamento all’Unione europea. La loro speranza, la loro ambizione, ormai da anni, è entrarci. Perché sanno che una volta entrati dentro il circuito dell’Unione smettono di essere vittime di tutte quelle guerre che hanno vissuto fino all’altro giorno. Ed è la verità perché se guardiamo gli ultimi sessant’anni si vede che le guerre sono successe ai confini dell’Europa ma mai dentro l’Europa».

All’appuntamento di Tirana sono presenti, per la prima volta, delegazione sindacali del Kosovo. «Questo per noi ha rappresentato un grande passo avanti. Chi conosce la storia di questi paesi sa che, questa presenza a Tirana, è qualcosa di epocale. Come pure lo è stato, lo scorso anno, la presenza dei delegati albanesi a Belgrado».

Nella seconda giornata di lavori, a cui parteciperà anche il ministro albanese del welfare e della gioventù, Blendi Klosi, si continuerà a cercare di proporre soluzioni per l’integrazione di mondi culturali diversi. Integrazione che passa, ovviamente anche attraverso il dialogo religioso. «Mi piace sempre ricordare», continua Costalli, «che il suo primo viaggio in Europa Papa Francesco l’ha fatto a Tirana. Non a Londra, non a Parigi, non a Bruxelles». E sulla visita del Papa oggi a Lesbo. «È un grande segnale di attenzione alle persone che soffrono», dichiara Costalli. «Questo è un tema delicato e si è diffuso un grande clima di sfiducia. L’Europa, invece di mandargli bombe, deve fare di più in termini di scelta politica rispetto ai paesi da cui queste persone vengono. Perché poi, alla fine, queste persone arrivano o perché muoiono di fame o perché l’Europa o i russi li bombardano. Stare sulla difensiva, alzare i muri o affondare le navi è una follia. E quello che fa il Papa è un gesto importante e positivo in contrasto con quei paesi che stanno alzando muri. Da cristiano dico che il Papa sta applicando il Vangelo e credo sia un fatto positivo».

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