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Iniziative

Al ristorante di Bon Jovi non aspettarti di pagare il conto

16 Maggio Mag 2016 1721 16 maggio 2016
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Toms River, New Jersey, città devastata dall'uragano Sandy nel 2012. Jon Bon Jovi apre un ristorante dove non si paga il conto. "Soul Kitchen" rientra nel piano umanitario che il cantante sostiene con la sua "Jon Bon Jovi Soul Foundation". «Tutti hanno diritto ad una cena al ristornate. Soprattutto in una società in cui una famiglia su cinque vive in povertà e dove un americano su sei non può permettersi il cibo»

Entri, ordini, consumi e no, non paghi il conto ma lavi i piatti. Succede a Toms River, New Jersey, nel ristorante aperto da Jon Bon Jovi, voce del gruppo glam metal “Bon Jovi”, con sua moglie Dorothea.

Soul Kitchen, così si chiama il già, notissimo locale, nasce con un unico obiettivo: garantire a tutti, soprattutto a chi non può permetterselo, di godersi una sera al ristorante e mangiare bene. Dall’apertura del ristorante, Jon Bon Jovi, non guadagna niente.

È più che altro un simbolo di sostegno e monito di speranza per una delle zone più colpite dall’uragano Sandy nel 2012 che ha messo in ginocchio la città.

Tutto il ristorante rientra nel piano umanitario che sostiene da quando ha inaugurato la sua Jon Bon Jovi Soul Foundation, il primo ristorante, il Red Bank, l’ha infatti aperto nel 2011. Il conto non si paga, si può lasciare, in base alla possibilità economiche una donazione a partire da dieci dollari.

La donazione serve, di fatto, anche per pagare il pranzo o la cena a chi non può permettersela. Seconda opzione per “ricambiare” la cena è quella di lavorare all’interno del locale, ovviamente, come ha sottolineato più volte il cantante, sempre con la massima elasticità, impegnandosi nella attività della cucina o della sala.

«Soul Kitchen è identico a qualsiasi altro ristorante, e nasce perché c'è chi non ha nemmeno la possibilità di mangiare», ha detto Bon Jovi durante l'inaugurazione. Poi ha continuato: «In una società in cui una famiglia su cinque vive in povertà e dove un americano su sei non può permettersi il cibo, è giunto il momento di aprire questo tipo di ristoranti»

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