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Welfare

Sardex diventa Spa e si prepara a sbarcare in Europa

19 Maggio Mag 2016 1053 19 maggio 2016
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La società che gestisce la moneta complementare pronta ad accogliere nuovi soci e a trasformarsi in società per azioni: «Il prossimo passo? Espanderci all’estero»

Un investimento da 3 milioni di euro con l’ingresso di sei nuovi soci e il passaggio da Srl a Spa. Così Sardex, il circuito di moneta complementare nato in Sardegna, è diventato grande. «Ci piaceva il modello di business che siamo convinti sia replicabile su larga scala e il fatto che siano riusciti a crescere da soli in modo così repentino, passando da un fatturato nel 2010 di 100mila euro a uno di oltre 2 milioni nel 2015». Così Michele Novelli spiega perché il fondo di venture capital Innogest, di cui è partner, sia stato lead investor dell’operazione.

«Una decisione che abbiamo preso perché le società per azioni sono il veicolo più corretto per realtà che si occupano di gestione di capitali, che è quello che fa Sardex. Senza contare che, rispetto ad una società a responsabilità limitata, una Spa ha una serie di garanzie che danno sicurezza e trasparenza, come ad esempio il collegio sindacale e gli organi di controllo», sottolinea Novelli. Il funzionamento di Sardex è semplice: un circuito commerciale composto da professionisti, aziende e imprese che usa una valuta precisa: il Sardex, che ha un valore pari all’euro. Ogni società aderisce al circuito pagando un’iscrizione e un canone annuale o mensile.

Una volta all’interno, la società può mettere in vendita i propri prodotti e servizi e acquistare quelli messi a disposizione da altri. Sardex non incassa alcuna percentuale sulle transazioni. «“Drogherebbero” il modello. Ci siamo resi conto che introdurre un costo di transazione darebbe a chi partecipa l’impressione che usare Sardex convenga meno rispetto all’euro», chiarisce Novelli.

E allora il guadagno per gli investitori c’è solo se la rete si allarga e aumentano i clienti. Il fatto è che dal 2012 Sardex continua a crescere. «Dopo il lancio del nostro progetto arrivarono decine di richieste, dalla penisola e dall’estero», racconta Carlo Mancosu, fondatore e responsabile comunicazione di Sardex. «Da qui la scelta di espanderci in altre regioni. Ad oggi siamo presenti in Piemonte, Lombardia, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Umbria, Campania,

Emilia Romagna». In tutto sono 7mile le imprese associate (di cui 3.300 in Sardegna). Il giro di affari è di 50 milioni di euro di transazioni nel 2015 solo in Sardegna. «Ma quest’anno arriveremo a 80 milioni», sottolinea Mancosu. Che aggiunge: «Nelle altre regioni siamo comunque sopra il milione di transazioni; nelle Marche e nel Lazio superiamo i due». Un successo che si spiega solo se si riesce a capire la filosofia di Sardex: «Molti pensano che sia una sorta di moneta alternativa utile in un momento di crisi.

Invece la prima peculiarità non è economica. Sardex dà la possibilità di mettersi in rete con imprese e persone generando nuovi rapporti di fiducia, collaborazioni e partnership». L’Italia è il presente, ma il futuro è europeo. «Il piano di sviluppo ha come focus l’aerea euro-mediterranea.

Ci piacerebbe mettere in rete tutte le bioregioni del Mediterraneo». Ecco perché accogliere nuove soci: «Era fondamentale stabilizzare la compagine societaria e imbarcare professionisti che avessero da portare in dote, al di là del denaro, competenze e know how» conclude Mancosu.

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